ABI, tassi mutui risentono di costo raccolta e valore casa

2 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Costo della raccolta e rapporto tra ammontare del finanziamento e valore della casa sono le principali determinanti dei tassi sui mutui. Allo stesso tempo, in evidenza l’inefficienza della giustizia civile tra gli altri fattori che spiegano il livello del costo dei finanziamenti alle famiglie per acquistare casa. E’ quanto emerge dal secondo numero dei “Temi di Economia e Finanza” del Centro Studi e Ricerche Abi. Lo studio, che ha l’obiettivo di integrare attraverso riflessioni di natura strutturale le analisi degli andamenti congiunturali dei mercati bancari e finanziari, offre spunti di valutazione su un tema, quello immobiliare, particolarmente importante per le famiglie. Tra i punti di maggiore rilievo che emergono dalle stime è che il costo della raccolta incide sul livello dei tassi sui mutui. Tale risultato sembra poter spiegare perché il processo di convergenza dei tassi sui mutui nei paesi dell’Area euro, che durava da diversi anni, si sia interrotto dopo il default Lehman. Da allora, infatti, la dispersione nei livelli dei tassi sui titoli di Stato è aumentata a seguito del fenomeno di “corsa verso la qualità” che ha visto premiare paesi aventi le migliori condizioni finanziarie (in primis la Germania). Un altro fattore che risulta rilevante nello spiegare il diverso profilo dei tassi è il rapporto tra l’ammontare del finanziamento e il valore della casa (loan-to-value): la maggiore rischiosità di quei finanziamenti per cui il valore della garanzia è più contenuto comporta infatti un inasprimento delle loro condizioni economiche. Un altro risultato saliente dello studio, riguarda l’impatto della qualità delle infrastrutture immateriali. L’inefficienza della giustizia civile risulta infatti rilevante nello spiegare il livello dei tassi: al crescere dei costi connessi con le procedure giudiziarie, necessarie per far valere il credito vantato, le condizioni economiche applicate sui mutui diventano più onerose. Infatti, le banche nel prezzarli sembrano scontare i potenziali costi da sostenere nel caso in cui il soggetto finanziato diventi inadempiente. Dai risultati dell’analisi empirica non sembra potersi affermare che la crisi finanziaria internazionale abbia in via generale impattato direttamente sui criteri applicati dall’industria bancaria europea per la definizione delle condizioni economiche applicate sui mutui. Dall’analisi effettuata possono trarsi, in definitiva, diverse indicazioni di policy che se messe in pratica avrebbero significative probabilità di consegnare alle famiglie europee tassi di interesse ancora più contenuti di quelli registrati nel periodo esaminato. È in primo luogo necessario, e oggi anche in relazione ai risvolti della crisi finanziaria, conservare un quadro di finanza pubblica rigoroso e tendenzialmente equilibrato; è da esso infatti che dipende l’andamento dei tassi di interesse a lungo termine. Occorre infine rafforzare e accrescere il ruolo dei fondi di garanzia pubblici e privati al fine di permettere a soggetti valutabili come meritevoli, ma con scarse dotazioni patrimoniali, un più agevole accesso al mercato dei mutui immobiliari.