Abi: sofferenze bancarie crescono a 177 miliardi

18 Novembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Ancora in crescita le sofferenze del settore bancario italiano. Stando ai dati contenuti nel rapporto mensile dell’Abi, nel mese di settembre le sofferenze lorde sono salite a 177 miliardi di euro rispetto ai 174 miliardi del mese precedente.

Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è del 9,3% a settembre (7,5% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 15,6% per i piccoli operatori economici (13,2% a settembre 2013; 7,1% a fine 2007), il 15,4% per le imprese (12% un anno prima; 3,6% a fine 2007) ed il 6,7% per le famiglie consumatrici (6,2% a settembre 2013; 2,9% a fine 2007).

Anche le sofferenze nette sono aumentate, passando da 79,5 miliardi di agosto a 81,4 miliardi. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,50% a settembre dal 4,41% di agosto 2014 (3,85% a settembre 2013; 0,86%, prima dell`inizio della crisi).

In concomitanza alla pubblicazione del rapporto, il presidente del comitato pagamenti dell`Abi, Camillo Venesio, ha annunciato l`obiettivo di un piano strategico, che è stato messo a punto dall`Abi con i Consorzi Bancomat, CBI e ABI Lab, e ha ricevuto l’approvazione del Comitato Esecutivo dell’Associazione.

Il progetto, su base nazionale, punta a studiare realizzare in tempi brevi le specifiche tecniche e le soluzioni strategiche indispensabili per favorire lo sviluppo in Italia dei micropagamenti e in particolare dei mobile payment, dotando il Paese di una soluzione bancaria condivisa a livello di settore che – affiancandosi a quelle già realizzate dalle singole banche – consenta agli italiani di fare acquisti e pagare prodotti e servizi tramite il telefonino cellulare.

L’annuncio è arrivato durante i lavori della prima giornata del Convegno Carte 2014, la due giorni dedicata al mondo dei pagamenti e alle sue evoluzioni tecnologiche, normative e di mercato.

“Favorire lo sviluppo dei pagamenti mobile – ha detto Venesio – significa contribuire ulteriormente alla digitalizzazione e alla modernizzazione del Paese, riducendo la circolazione di denaro contante che in Italia rappresenta tuttora lo strumento più utilizzato, oltre che il più costoso per la collettività”. (Lna)