Fonte: nafop
Sono bastati pochi anni per cambiare il volto della consulenza finanziaria indipendente italiana. Quella che nel 2018 era una realtà ancora agli esordi è oggi un settore in piena fase di consolidamento, sostenuto da una domanda crescente di pianificazione patrimoniale e consulenza fee only.
A fotografarne l’evoluzione è l’Osservatorio Scf/Cfa Italia 2026, realizzato da Consultique e ripreso da Il Sole 24 Ore, che evidenzia una crescita costante sia nel numero degli operatori sia nelle dimensioni economiche del mercato.
Dal debutto operativo dell’Albo i consulenti finanziari autonomi sono aumentati da 94 a 851 unità a fine 2025, mentre le società di consulenza finanziaria (Scf) sono passate da 13 a 103. L’espansione è proseguita anche quest’anno: gli iscritti hanno già raggiunto quota 895 tra i consulenti autonomi e 109 tra le società, confermando un trend che appare ormai strutturale. A fine 2025, inoltre, le masse in consulenza hanno raggiunto circa 30 miliardi di euro.
E il trend, secondo le stime, non è destinato a fermarsi. Per Cesare Armellini, presidente di Consultique e curatore dell’Osservatorio, la crescita del settore riflette una domanda di mercato ormai consolidata e non più riconducibile al solo effetto dell’istituzione dell’Albo. Le proiezioni indicano che, mantenendo gli attuali ritmi di sviluppo, il numero delle Scf potrebbe superare quota 125 nel 2027, mentre i consulenti finanziari autonomi potrebbero oltrepassare la soglia dei mille già nel corso del 2026.
Sempre più consulenti scelgono la società
Non cresce soltanto il numero degli operatori, ma cambia anche il modo di esercitare la professione. Se nei primi anni prevaleva il consulente individuale, oggi il modello societario rappresenta la forma organizzativa più diffusa. Il sorpasso si è verificato nel 2022 e si è consolidato negli anni successivi. Nel 2025 i professionisti che operano all’interno di una Scf sono diventati 467, contro 370 consulenti fee only che lavorano in proprio, mentre resta marginale il numero di chi mantiene una configurazione ibrida. Una dinamica che riflette la crescente necessità di condividere competenze, investimenti e costi operativi in un contesto sempre più regolamentato e competitivo.
Il ricambio generazionale prende velocità
Tra gli aspetti più interessanti emerge il progressivo abbassamento dell’età media della categoria. Oggi i consulenti autonomi hanno mediamente 46 anni, tre in meno rispetto al 2018, mentre gli under 40 rappresentano il 41% del totale, contro il 17% registrato alla nascita dell’Albo.
A trainare il ricambio sono soprattutto le fasce più giovani. Gli under 30 sono passati da appena 8 professionisti a 90, mentre i consulenti tra i 30 e i 39 anni sono cresciuti da 13 a 263. Numeri che testimoniano come la professione stia diventando sempre più attrattiva anche per chi si affaccia oggi al mercato del lavoro.
Lombardia al centro della geografia della consulenza
Sul piano territoriale il comparto continua a presentare una forte concentrazione nelle aree economicamente più forti del Paese. Quasi tre società su quattro hanno sede nel Nord Italia e la Lombardia, da sola, raccoglie il 40,9% delle Scf censite.
Alle spalle della regione guidano Emilia-Romagna (13,3%), Lazio (12,4%) e Veneto (11,4%), mentre Milano si conferma il principale polo nazionale della consulenza indipendente, ospitando il 32,4% delle società. Nel resto del Paese la presenza resta più frammentata, con quote regionali generalmente inferiori al 5%.
Ricavi e utili crescono a doppia cifra
Anche i conti confermano la fase di sviluppo. L’analisi dei bilanci di un campione omogeneo di 67 Scf operative sia nel 2023 sia nel 2024 evidenzia ricavi complessivi pari a 60,7 milioni di euro e utili per 17,7 milioni.
Il ricavo medio per società raggiunge così 906.716 euro, con una crescita del 32,6% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile medio sale a 264.394 euro, in aumento del 71,5%. Un’accelerazione che segnala non solo l’espansione del mercato, ma anche una maggiore capacità delle strutture più consolidate di trasformare la crescita in redditività.
Nonostante il rafforzamento del settore, prevalgono ancora organizzazioni di dimensioni contenute. Quasi due società su tre sono costituite da uno o due soci: il 31,4% delle Scf fa capo a un unico professionista e il 30,5% ne conta due, mentre oltre l’80% non supera i tre soci. Un’impostazione confermata anche dall’assetto proprietario: le persone fisiche rappresentano il 79,4% dei soci complessivi e il socio di maggioranza detiene mediamente il 70,7% del capitale. Un modello che mantiene una forte impronta imprenditoriale, pur mostrando segnali di graduale evoluzione verso strutture più articolate.
Poche società concentrano gran parte del mercato
La distribuzione del fatturato evidenzia come il processo di consolidamento sia ancora in corso. Le quattro Scf con ricavi superiori ai 2 milioni di euro generano il 40% del fatturato complessivo del campione, mentre le nove società con meno di 100 mila euro di ricavi incidono per meno dell’1%.
Ancora più significativa è la concentrazione nella fascia alta del mercato: appena dieci società producono il 58,3% dei ricavi del campione. Un dato che suggerisce come la crescita stia premiando soprattutto gli operatori capaci di raggiungere una massa critica sufficiente per investire in organizzazione, tecnologia e competenze.