Mps boccia l’Opas di Intesa: “Prezzo insufficiente, troppe incognite”. Banco Bpm resta in corsa
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Il possibile matrimonio tra Monte dei Paschi e Intesa Intesa Sanpaolo non convince Siena. A un mese e mezzo dal lancio dell’Opas ostile, il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni diffonde una prima articolata valutazione negativa dell’offerta, definita una serie di “osservazioni preliminari” destinate a essere approfondite nelle prossime settimane.
Al centro delle contestazioni c’è innanzitutto il corrispettivo. Secondo il board presieduto da Cesare Bisoni, il premio implicito riconosciuto agli azionisti Mps risulta significativamente inferiore rispetto ai precedenti del settore bancario italiano.
A fronte di una valorizzazione complessiva di circa 30,6 miliardi di euro, il maggior valore riconosciuto rispetto alla capitalizzazione pre-annuncio, pari a circa 3,4 miliardi, rappresenterebbe solo una quota limitata delle sinergie stimate da Intesa Sanpaolo e non rifletterebbe adeguatamente né il cambio di controllo né il successivo smembramento della banca.
Il consiglio evidenzia inoltre che, ai prezzi di mercato del 15 luglio, l’offerta esprime già uno sconto del 3,3% rispetto alle quotazioni di Borsa di Mps, destinato ad ampliarsi fino al 6,2% qualora Intesa distribuisse l’acconto sul dividendo senza modificare il rapporto di concambio.
Tutti i punti che non convincono MPS
Ma non è solo il corrispettivo a sollevare dubbi. Non convincono anche le stime delle sinergie industriali prospettate dall’offerente. Per il gruppo bancario guidato da Luigi Lovaglio (nella foto), i benefici annunciati appaiono superiori rispetto a quelli osservati nelle principali operazioni di consolidamento bancario degli ultimi anni.
Le sinergie di ricavo indicate da Intesa equivalgono infatti a circa il 24% dei ricavi del perimetro Mps, mentre quelle di costo raggiungono il 63% della base costi della banca senese, livelli ritenuti decisamente superiori ai benchmark del settore. Il cda si riserva pertanto verifiche puntuali sulla loro effettiva realizzabilità e sulla distribuzione del valore creato tra gli azionisti delle due banche.
Perplessità infine vengono espresse anche sul prezzo concordato con Unipol per la cessione di parte della rete commerciale di Mps, ritenuto inferiore ai multipli medi di mercato e, quindi, penalizzante per il valore complessivamente riconosciuto agli azionisti del Monte.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il profilo regolamentare dell’operazione. Secondo il consiglio di amministrazione di Mps, la fusione determinerebbe un rilevante incremento della concentrazione nel sistema bancario italiano, con possibili interventi delle autorità Antitrust destinati ad aumentare l’incertezza sull’esecuzione dell’operazione.
E ancora. Tra i dossier più delicati figura anche la partecipazione in Generali. Il trasferimento della quota detenuta dal Monte all’interno di un gruppo già fortemente presente nel settore assicurativo potrebbe infatti complicare il percorso autorizzativo, anche alla luce delle valutazioni sull’applicazione del Danish Compromise ai fini patrimoniali. Su questo punto Siena sottolinea che il beneficio regolamentare ipotizzato da Intesa non può essere considerato acquisito.
Le riserve del cda non si limitano agli aspetti finanziari. Il progetto di Intesa viene criticato anche sotto il profilo industriale per la prevista disaggregazione della rete del Monte attraverso la cessione di un ampio pacchetto di sportelli.
Secondo Siena, il venir meno dell’integrità della banca rischierebbe di indebolire il tradizionale modello di banca di prossimità costruito nel tempo a sostegno di famiglie, imprese e territori. Una trasformazione che, oltre a incidere sull’assetto competitivo del sistema bancario, potrebbe compromettere quel ruolo di supporto all’economia reale che Mps ha storicamente svolto.
Banco Bpm ottiene il via libera all’approfondimento
Parallelamente alla bocciatura preliminare dell’Opas di Intesa, il consiglio di amministrazione ha deciso di proseguire l’analisi della proposta di aggregazione presentata da Banco Bpm.
Secondo il board, l’offerta guidata da Giuseppe Castagna merita un esame approfondito perché si fonda sulla valorizzazione dell’intero perimetro di Mps e non presuppone la disaggregazione della banca, della rete distributiva e del marchio. L’obiettivo dichiarato è verificarne la sostenibilità industriale e finanziaria, gli impatti patrimoniali e la capacità di creare valore nel medio-lungo termine per gli azionisti, preservando al tempo stesso clienti, dipendenti e radicamento territoriale.
La posizione di Siena è stata accolta con favore da Banco Bpm, che vede riconosciuta la valenza industriale di una proposta finalizzata a mantenere integro il Monte e a costruire un progetto di crescita condiviso.
La partita resta aperta. Nelle prossime settimane saranno decisivi gli approfondimenti tecnici sulle due operazioni e l’evoluzione del dialogo tra Siena e Piazza Meda. Non è escluso che dalle interlocuzioni possa emergere una controproposta in grado di contendere il terreno all’offerta di Intesa Sanpaolo.