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Redditometro 2026: quando scatta il controllo del fisco e quali sono i nuovi limiti

Il redditometro non è stato cancellato, ma il suo utilizzo è oggi molto più limitato rispetto al passato. Lo strumento attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate può ricostruire il reddito di una persona fisica sulla base delle spese sostenute continua a esistere, ma può essere applicato soltanto in presenza di differenze particolarmente rilevanti tra il reddito dichiarato e quello stimato dal Fisco.

La modifica normativa ha ridotto in modo significativo il campo di applicazione dell’accertamento sintetico, evitando che possano essere contestate automaticamente anche piccole differenze tra il tenore di vita del contribuente e quanto indicato nella dichiarazione dei redditi.

Che cos’è il redditometro

Il redditometro è uno strumento di controllo fiscale basato sul principio secondo cui le spese sostenute da una persona devono essere compatibili con il reddito dichiarato. In passato il Fisco poteva utilizzare diversi elementi per ricostruire indirettamente la capacità economica del contribuente, prendendo in considerazione, ad esempio:

  • acquisti di immobili;
  • possesso di automobili e altri veicoli;
  • imbarcazioni;
  • investimenti;
  • spese familiari;
  • incrementi del patrimonio.

Quando il livello delle spese appariva difficilmente compatibile con il reddito dichiarato, l’amministrazione finanziaria poteva avviare un accertamento sintetico per verificare la reale situazione economica del contribuente. Il meccanismo, negli anni, è stato spesso oggetto di discussione perché poteva generare contestazioni anche in presenza di differenze non particolarmente elevate, richiedendo al contribuente di dimostrare la provenienza delle somme utilizzate.

Come cambia oggi il redditometro

La disciplina sul redditometro è stata modificata dal decreto legislativo 108 del 2024, entrato in vigore il 6 agosto 2024. La nuova normativa non elimina il redditometro, ma stabilisce condizioni più rigide per poter procedere all’accertamento sintetico. Perché il controllo possa scattare devono verificarsi contemporaneamente due requisiti:

  • il primo riguarda la percentuale di scostamento: il reddito complessivo ricostruito dall’amministrazione finanziaria deve essere superiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello dichiarato dal contribuente;
  • il secondo requisito riguarda invece l’importo minimo della differenza: lo scostamento tra reddito presunto e reddito dichiarato deve essere almeno pari a dieci volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale.

Entrambe le condizioni devono essere rispettate. Non basta quindi superare soltanto la soglia percentuale. Ad esempio, se un contribuente dichiara un reddito annuo di 100 mila euro, il Fisco deve ipotizzare un reddito effettivo di almeno 120 mila euro per poter superare il primo limite previsto dalla normativa. Questo requisito, però, da solo non è sufficiente. Anche una differenza superiore al 20% non consente automaticamente l’avvio del redditometro, perché deve essere rispettata anche la seconda condizione prevista dalla legge.

Come può difendersi il contribuente

Nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate avvii un accertamento tramite redditometro, il contribuente ha comunque la possibilità di fornire spiegazioni e dimostrare la corretta origine delle somme utilizzate. La normativa riconosce infatti la possibilità di provare che le spese sostenute siano state finanziate con risorse diverse dal reddito dichiarato nello stesso periodo d’imposta.

Ad esempio, il contribuente può dimostrare che il denaro utilizzato deriva da:

  • redditi prodotti in anni precedenti e già accumulati;
  • somme esenti da tassazione;
  • redditi soggetti a ritenuta alla fonte;
  • somme che, per legge, non devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi;
  • disponibilità economiche provenienti da altri soggetti.

Può inoltre essere dimostrato che determinati beni o spese non sono stati effettivamente sostenuti dal contribuente, ma da un’altra persona. Un altro elemento di difesa riguarda eventuali errori nella ricostruzione effettuata dall’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente può contestare che le spese attribuite abbiano un importo diverso rispetto a quello realmente sostenuto oppure che siano state considerate somme che non rappresentano una sua effettiva disponibilità economica. Un caso frequente può riguardare, ad esempio, l’acquisto di un bene di valore elevato. Il fatto che una persona con un reddito annuale contenuto possieda un’automobile costosa non significa necessariamente che vi sia stata evasione: potrebbe aver utilizzato risparmi accumulati negli anni precedenti, un’eredità, una donazione o altre fonti di finanziamento regolarmente documentabili.

Redditometro più limitato, ma ancora operativo

Le nuove regole hanno quindi ridimensionato il redditometro, senza eliminarlo. Lo strumento resta a disposizione dell’amministrazione finanziaria, ma il suo utilizzo è ora subordinato a condizioni molto più rigide. L’obiettivo è evitare controlli basati su differenze marginali e concentrare l’attività di verifica sulle situazioni caratterizzate da un’evidente distanza tra reddito dichiarato e reale capacità economica. Per i contribuenti rimane comunque fondamentale conservare la documentazione relativa alle principali operazioni finanziarie e patrimoniali, così da poter dimostrare, in caso di controllo, la provenienza delle somme utilizzate e la correttezza della propria posizione fiscale.