Società

Unione Europea, come sarà nel 2100. L’aspettativa di vita supererà i 90 anni

L’Unione europea ha raggiunto il proprio massimo demografico nel 2026 e si avvia verso una fase di progressivo ridimensionamento. Come accade per tutte le principali economie, Cina compresa. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica della Commissione europea, elaborato dal Joint Research Centre, secondo cui la popolazione dei Ventisette, oggi pari a circa 450,6 milioni di abitanti, scenderà a 445 milioni entro il 2050 e a 398,8 milioni entro la fine del secolo.
Si tratta di una contrazione dell’11,7% che riporterebbe il numero di residenti ai livelli degli anni Settanta, con effetti strutturali sull’economia europea e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare pubblici.

L’invecchiamento accelera

Parallelamente alla diminuzione della popolazione, il Vecchio continente continuerà a invecchiare. L’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 81,5 anni nel 2024, grazie ai progressi della medicina, al miglioramento delle condizioni di vita e dei sistemi sanitari.
Entro il 2050 quasi un cittadino europeo su tre avrà almeno 65 anni, rispetto a circa uno su cinque oggi. Le proiezioni indicano inoltre che entro il 2100 l’aspettativa di vita potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 anni per gli uomini, modificando profondamente la struttura della domanda di servizi pubblici e privati.

Mercato del lavoro sotto pressione

Tutto questo, secondo le indicazioni in arrivo da Bruxelles, avrà un forte impatto sulla disponibilità di forza lavoro. La riduzione della popolazione in età lavorativa rischia infatti di aggravare le carenze di personale già evidenti in numerosi comparti produttivi, incidendo sulla competitività e sulla capacità di innovazione dell’economia europea.

La Commissione evidenzia tuttavia ampi margini inutilizzati. Circa il 20% delle persone in età lavorativa è oggi fuori dal mercato del lavoro, mentre permane un divario occupazionale di circa 10 punti percentuali tra uomini e donne. A questo si aggiungono 8 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. L’aumento dell’occupazione nella fascia tra i 55 e i 64 anni osservato negli ultimi decenni dimostra inoltre che un prolungamento volontario della vita lavorativa potrebbe contribuire ad attenuare gli effetti del declino demografico.

Come far fronte a questa nuova emergenza? Secondo l’esecutivo europeo, la risposta non potrà limitarsi ad aumentare il numero degli occupati, ma dovrà puntare soprattutto sulla crescita della produttività.

Le priorità individuate comprendono una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, il rafforzamento delle competenze dei giovani, programmi di aggiornamento e riqualificazione professionale, il sostegno ai lavoratori più anziani che scelgono di restare attivi e un maggiore ricorso all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale.
Anche la migrazione qualificata sarà uno strumento importante per colmare i fabbisogni occupazionali nei settori più esposti alla carenza di personale, pur restando prioritaria la valorizzazione delle competenze già presenti all’interno dell’Unione.

Sanità e assistenza

Come noto, l’invecchiamento della popolazione determinerà un forte incremento della domanda di assistenza sanitaria e di cure di lungo periodo. Le persone che avranno bisogno di supporto passeranno da 36 milioni a 48 milioni entro il 2070, mentre la quota degli over 80 è destinata a raddoppiare.

Questo scenario comporterà inevitabili pressioni sui bilanci pubblici, ma aprirà anche nuove opportunità economiche nei comparti della salute, della tecnologia applicata all’assistenza e dei servizi finanziari dedicati alla popolazione anziana.

Per la Commissione europea la trasformazione demografica non può più essere affrontata come una politica settoriale. Le dinamiche della popolazione dovranno essere integrate nelle decisioni relative a istruzione, mercato del lavoro, politiche abitative, sviluppo regionale, investimenti pubblici e sistemi di cura.

L’approccio si inserisce nel Demography Toolbox, adottato nel 2023, e sarà collegato alle principali iniziative europee in materia di edilizia accessibile, competenze, lotta alla povertà, assistenza e sviluppo delle aree rurali. Anche il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 includerà la dimensione demografica tra gli obiettivi dei piani nazionali e regionali.

“La popolazione europea sta cambiando e le politiche europee devono cambiare con essa”, ha dichiarato la commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, sottolineando come l’allungamento della vita rappresenti uno dei maggiori successi dell’Unione ma richieda un ripensamento delle politiche economiche e sociali. “La demografia non è più una questione a sé stante: deve entrare a far parte di ogni grande decisione politica. Investendo nelle competenze, nei servizi di assistenza, nei talenti, nella produttività e nella coesione territoriale possiamo rafforzare la competitività, la resilienza e il benessere dell’Europa per i decenni a venire”