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Mentre investitori e imprese cercavano di valutare le conseguenze economiche della nuova offensiva commerciale degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump aumentava la propria esposizione ai mercati azionari. È quanto emerge dall’analisi della dichiarazione patrimoniale annuale relativa al 2025, pubblicata questa settimana, e ripresa, dalla CNBC, che documenta un’intensa attività di acquisto da parte dell’inquilino della Casa Bianca proprio nei giorni di maggiore volatilità di Wall Street.
Secondo quanto emerge dai dati, l’8 aprile 2025 Trump avrebbe effettuato 327 operazioni di acquisto di titoli azionari, una delle giornate più intense dell’intero anno e oltre cinque volte superiore alla media giornaliera delle sue operazioni. La data non è casuale: coincide con il culmine della correzione dei mercati seguita all’annuncio, il 2 aprile, del nuovo piano di dazi generalizzati ribattezzato dalla Casa Bianca “Liberation Day”.
Il crollo dei mercati dopo l’annuncio dei dazi
Facciamo un passo indietro. Tra il 2 e l’8 aprile dello scorso anno, l’indice S&P 500 registrò una perdita superiore al 12%, scendendo sotto quota 5.000 e avvicinandosi alla soglia tecnica del bear market, definita come un ribasso del 20% rispetto ai massimi precedenti. Durante quelle sedute, le vendite colpirono in particolare il comparto tecnologico, ritenuto tra i più vulnerabili all’aumento dei costi derivanti dalle nuove tariffe commerciali e alle possibili ritorsioni internazionali. Fu proprio su questo segmento che si concentrarono gli acquisti del presidente degli Stati Uniti.
Le comunicazioni finanziarie indicano acquisti compresi tra 100 mila e 250 mila dollari per ciascuno dei principali gruppi tecnologici statunitensi: Apple, Alphabet, Amazon, Microsoft e Nvidia, tutte società appartenenti al gruppo delle cosiddette “Magnifiche Sette”, protagoniste della lunga corsa rialzista di Wall Street negli ultimi anni.
Una scelta che si sarebbe rivelata particolarmente favorevole. Apple, dopo quattro sedute consecutive in calo e una perdita del 5% l’8 aprile, guadagnò oltre il 15% nella seduta successiva, registrando la migliore performance giornaliera dal 1998. Nvidia, che aveva chiuso in ribasso di oltre l’1%, balzò di quasi il 19% il giorno seguente.
Il messaggio: “È un grande momento per comprare”
La svolta arrivò il 9 aprile. Pochi minuti dopo l’apertura delle contrattazioni, Trump pubblicò sulla piattaforma Truth Social un messaggio inequivocabile: «THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!!». Nel corso della stessa giornata il presidente annunciò un parziale ridimensionamento delle misure tariffarie introdotte una settimana prima, contribuendo a innescare un poderoso recupero dei mercati.
L’S&P 500 chiuse la seduta con un rialzo di circa il 9,5%, una delle migliori performance giornaliere della sua storia recente. Dai minimi dell’8 aprile l’indice sarebbe poi salito di circa il 50% nei mesi successivi.
La difesa della Casa Bianca
L’accostamento temporale tra gli acquisti azionari e il successivo cambio di rotta sulla politica commerciale ha alimentato interrogativi sulla possibile esistenza di un conflitto d’interessi. La Casa Bianca respinge però ogni addebito. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che il patrimonio del presidente è amministrato da istituzioni finanziarie indipendenti e che, di conseguenza, “non esistono conflitti di interesse”.
Lo stesso Trump ha ribadito ai giornalisti di non intervenire direttamente nella gestione dei propri investimenti, sostenendo che il suo denaro è amministrato da fondi e gestori esterni.
Un patrimonio da miliardi sotto osservazione
Le operazioni di aprile rappresentano soltanto una parte della documentazione patrimoniale di 927 pagine, dalla quale emerge un volume complessivo di ricavi pari a circa 2,24 miliardi di dollari nel 2025.
Tra le principali fonti di reddito figurano centinaia di milioni di dollari provenienti dalle attività nel settore delle criptovalute, oltre 290 milioni generati dai golf club e dalle proprietà immobiliari, più di 86 milioni derivanti da accordi legali. Continuano inoltre gli introiti legati al merchandising con il marchio Trump e ai numerosi beni ricevuti in omaggio.
Il dibattito sul rapporto tra potere politico e mercati
L’episodio riporta al centro una questione che accompagna il secondo mandato di Donald Trump: la coesistenza tra il potere di incidere direttamente sull’andamento dei mercati finanziari e il possesso di un patrimonio personale fortemente esposto agli stessi mercati con una posta in gioco in termini di investimenti personali superiore a quella di qualsiasi suo predecessore.
Anche tra gli investitori retail il caso ha suscitato reazioni contrastanti. Sui principali forum finanziari, tra cui WallStreetBets su Reddit, alcuni utenti hanno rivendicato la scelta di acquistare durante il ribasso, mentre altri hanno evocato il rischio di una possibile manipolazione del mercato, osservando come la coincidenza tra decisioni politiche, comunicazioni pubbliche e movimenti dei listini continui ad alimentare interrogativi sulla trasparenza e sull’opportunità istituzionale.