Fonte: Istock
L’ETF è sempre più utilizzato nella parte core del portafoglio di lungo periodo. Un fenomeno strutturale che, a livello europeo, sta ridisegnando le abitudini di risparmio, trainato soprattutto dalle nuove generazioni e dalle piattaforme digitali.
“Questo cambiamento di visione sull’ETF, sempre più impiegato nella costruzione di portafoglio e con un ruolo sempre più rilevante nella parte core del portafoglio, apre il suo utilizzo all’interno dei PAC che hanno una prospettiva di lungo periodo”. A tornare sul tema in un recente webinar dal titolo “Come costruire un piano di accumulo in ETF” dedicato agli investitori istituzionali, Demis Todeschini, responsabile vendite ETF Axa IM Italia, BNP Paribas AM e professore presso l’Università degli studi di Bergamo.
ETF: boom PAC in Europa, il dinamismo dello scenario italiano
Ma quale è la situazione in Europa? Secondo una recente ricerca di extraEtf, commissionata da BlackRock, alla fine del 2025, in Europa si contavano già 15,1 milioni di piani di accumulo attivi, con un incremento del 39% nell’ultimo anno (dopo il +42% registrato nel 2024). Volumi annuali in crescita e pari a 22,7 miliardi di euro, alimentati da versamenti medi mensili relativamente contenuti, vicini ai 125 euro.
Le proiezioni al 2030 indicano che il mercato europeo triplicherà le masse attuali, passando da 341 miliardi di euro a 1.000 miliardi di asset in gestione, per un totale di quasi 54 milioni di piani attivi. La Germania si conferma il motore principale di questa tendenza, dove i PAC in ETF sono diventati a tutti gli effetti uno dei primi punti d’accesso dei giovani al mondo degli investimenti, spesso alimentato da una forte componente digitale e da un pizzico di effetto “FOMO” (fear of missing out), ovvero il timore di restare esclusi da un percorso di crescita finanziaria.
L’Italia si trova in una fase più embrionale ma mostra un certo slancio. Una recente ricerca di Wall Street Italia mostra come i risparmiatori italiani che investono regolarmente in Pac in ETF sono quasi 500 mila, per un totale di quasi un milione di PAC attivi (segno che molti investitori attivano più di un piano in parallelo). A differenza del dato europeo, il contributo medio mensile italiano è quasi il triplo, pari a circa 350 euro, per una massa complessiva che ad oggi si attesta a 6,6 miliardi di euro ma che punta a raddoppiare entro il 2030.
PIC contro PAC: scelta finanziaria o comportamentale?
Prima di implementare la strategia, è fondamentale comprendere la natura dello strumento. La finanza classica si divide tra il PIC (Piano di Investimento Capitale, “tutto e subito”) e il PAC (ingresso graduale). Se si dispone già di un patrimonio, dal punto di vista puramente finanziario e statistico il PIC tende a massimizzare i rendimenti nei mercati storicamente rialzisti a lungo termine. Tuttavia, il PIC espone al rischio del market timing (entrare nel momento sbagliato).
Todeschini ricorda poi, illustrando le differenze tra i due strumenti, che il PAC, è una scelta prevalentemente comportamentale. Segue una regola di importo e periodicità con la quale si fanno gli ingressi nel mercato. Agisce come “ammortizzatore della volatilità”: riduce il rischio di perdite immediate e profonde e si rivela dal punto di vista statistico vincente nei mercati laterali o in contesti correttivi (come nel periodo 2000-2014), poiché permette di mediare il prezzo di carico acquistando più quote quando i prezzi scendono.
Perchè un PAC con gli ETF
L’efficienza dell’ETF (bassi costi, trasparenza e precisione nel replicare l’indice) lo rende un mattoncino ideale per la costruzione di un PAC. Nella selezione dello strumento, “il prezzo unitario è una variabile importante, ma anche costi e spread meritano attenzione“, sottolinea Todeschini che analizza questi tre parametri tecnici che sintetizza così:
- Valore unitario della quota: Gli ETF si acquistano solo in quote intere sul mercato regolamentato. Ad esempio, se un indice ha corso molto negli anni – come il Nasdaq 100 – la singola quota di un ETF storico può arrivare a valere centinaia o persino mille euro. Se il risparmiatore desidera investire 100 euro al mese, un ETF con un prezzo di quota troppo alto rende tecnicamente impossibile il PAC. È fondamentale quindi selezionare ETF che abbiano un prezzo unitario accessibile e coerente con la rata mensile.
- Il TER (Total Expense Ratio): Trattandosi di un orizzonte temporale lungo (10-15 anni), il costo di gestione annuo dell’ETF è un fattore ricorrente che incide sulla performance finale. Minore è il TER, maggiore sarà l’efficienza della capitalizzazione composta.
- Lo spread: La differenza tra prezzo di acquisto e di vendita (bid-ask spread) è un costo di transazione che si ottiene c’è in ogni versamento. Tuttavia, su un orizzonte di lungo termine, l’impatto annuo dello spread viene ampiamente spalmato nel tempo, diventando di fatto marginale rispetto al peso del TER.
Alcuni nodi operativi
Secondo Todeschini, “le complessità del PAC in ETF non sono di natura finanziaria, quanto di natura operativa, pratica e di costo“. A differenza dei fondi comuni tradizionali, il PAC in ETF non si sottoscrive direttamente con la casa di gestione (l’emittente), ma passa necessariamente attraverso un intermediario o un broker, trattandosi di uno strumento quotato in Borsa.
Qui si apre la distinzione tra due modalità operative:
- PAC automatico: Offerto da molti neobroker o banche digitali. L’investitore imposta la periodicità e la cifra, e il sistema esegue l’ordine in autonomia (solitamente acquistando il numero massimo di quote intere che rientrano nel budget stabilito).
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PAC manuale: Se l’intermediario non prevede questo automatismo, il risparmiatore deve inserire l’ordine manualmente ogni mese (es. l’ultimo venerdì del mese). Questo richiede estrema disciplina da parte dell’investitore e attenzione agli orari di negoziazione continua per sfruttare la massima liquidità del mercato.
Uno degli elementi da tenere in debita considerazione sono anche le commissioni di intermediazione del broker. Ipotizziamo un investitore che vuole ripartire 1.000 euro al mese su un portafoglio di 10 ETF (100 euro ciascuno). Se il broker applica una commissione fissa di 5 euro per eseguito, il costo fisso su ogni singolo ETF sarà del 5%.
Per ovviare a questo problema, le strade possono essere due:
- Rivedere la struttura: quindi ridurre il numero di ETF in portafoglio per aumentare il controvalore del singolo acquisto, oppure allungare la periodicità del PAC (es. da mensile a trimestrale o semestrale), in modo da diluire l’impatto dei costi di negoziazione.
- Scegliere piattaforme a “costo zero”: far leva sulle partnership commerciali tra molti emittenti di ETF e i principali broker, che permettono di attivare piani di accumulo automatici con commissioni di negoziazione azzerate. Questa opzione rappresenta oggi la soluzione ideale per consentire anche a piccoli importi mensili di beneficiare appieno dell’efficienza degli ETF.