Investimenti

PAC in ETF, l’alternativa digitale che piace agli italiani

Nel panorama finanziario italiano una tendenza si sta consolidando con forza, ridisegnando le abitudini di investimento dei risparmiatori: la crescita vertiginosa dei Piani di Accumulo del Capitale (PAC) basati su (ETF). Nati inizialmente come un fenomeno di nicchia, i PAC in ETF rappresentano oggi a tutti gli effetti l’alternativa digitale che piace di più agli italiani. L’impulso decisivo è arrivato nel 2021, anno in cui il lancio di queste soluzioni ha subìto un’accelerazione decisiva sulla scia del rinnovato interesse per il trading online esploso nel periodo post-Covid.
Tutti i numeri di questo fenomeno sono stati raccolti da Wall Street Italia nella ricerca “PAC in ETF, l’alternativa digitale che piace agli italiani” presentata in anteprima nel corso dell’evento “Euronext ETF Annual Seminar 2026” che si è tenuto il 16 giugno a Piazza Affari.

 

I numeri di un mercato in piena espansione

La ricerca evidenzia la presenza di ben 500.000 risparmiatori italiani che investono regolarmente tramite PAC in ETF. Questi investitori hanno portato alla sottoscrizione di circa 1 milione di piani. Ma è il volume delle masse gestite a certificare in modo inequivocabile il successo di questo strumento: l’ammontare degli asset investiti in PAC in ETF in Italia ha raggiunto i 6,6 miliardi di euro.
Per comprendere la reale portata di questo fenomeno, è utile confrontarlo con l’industria del risparmio gestito tradizionale. Su un totale di 28 miliardi di euro investiti in Italia tramite la formula dei Piani di accumulo in fondi comuni ed ETF, i PAC in ETF incidono ormai per il 23% del totale. Il restante 77%, che corrisponde a circa 22 miliardi di euro di asset distribuiti su 2,6 milioni di clienti, è ancora appannaggio dei tradizionali fondi comuni.

 

L’identikit dell’investitore

Chi è l’investitore tipo che sceglie di accumulare capitale affidandosi all’efficienza degli ETF? In netto contrasto con il resto d’Europa, dove l’età media degli aderenti a questi strumenti si aggira tipicamente tra i 25 e i 35 anni, in Italia i clienti si concentrano in modo preponderante nella fascia d’età tra i 35 e i 50 anni. Questo dato ci indica chiaramente che non ci troviamo di fronte solo a un fenomeno limitato ai giovanissimi della Generazione Z, ma a una scelta d’investimento strutturale effettuata da persone con un profilo reddituale più solido.

Questa spiccata maturità finanziaria si riflette in modo sull’impegno economico mensile. L’importo medio mensile versato dagli investitori italiani per i propri PAC in ETF si attesta a 352 euro, un importo che supera la media europea di 125 euro.

Analizzando le logiche di portafoglio, l’approccio predominante è guidato dalla ricerca di un’ampia diversificazione geografica: i principali ETF scelti come sottostante dai clienti replicano i grandi indici azionari globali, ponendo in cima alle preferenze l’MSCI World, seguito dal FTSE All World e dall’MSCI AC World. Solo una parte residuale dei flussi viene destinata a prodotti monetari e criptovalute.

 

Il monopolio delle piattaforme digitali

Nonostante il successo  sul fronte della domanda, l’offerta di questi strumenti rimane ad oggi polarizzata sui canali innovativi. Attualmente, i PAC in ETF restano un’esclusiva quasi totale degli intermediari online e delle piattaforme digitali. Ad oggi, solo un grande gruppo bancario italiano (con forti canali digitali) consente ai propri clienti di attivare un PAC in ETF.

Questa lacuna nell’offerta ha favorito l’emergere di un fitto ecosistema di collaborazioni tra circa 15 emittenti di ETF e 10 realtà tra neobanche, banche e broker online. Secondo le rilevazioni, il 93% degli emittenti ha attivato partnership distributive con almeno un broker online, vantando una media di 2,6 partnership all’attivo. Nella fase di selezione degli ETF da includere in questi accordi, i parametri fondamentali adottati dalle piattaforme sono la liquidità dello strumento e il TER (Total Expense Ratio), al fine di garantire massima efficienza ai risparmiatori. Le tipologie di prodotti privilegiate per queste partnership includono principalmente gli ETF core, ma si nota anche un forte posizionamento per gli ETF monetari e gli ETF tematici.

 

Il confronto europeo e le prospettive al 2030

Allargando l’orizzonte al panorama europeo, l’Italia mostra dinamiche uniche. La Germania si conferma il leader in termini di utilizzo di questa strategia, contando 5,3 milioni di risparmiatori attivi, circa 10 milioni di PAC in ETF e una quota mensile media di investimento che si aggira intorno ai 130 euro. La Francia si posiziona dietro all’Italia per masse e volumi pro-capite, con 400.000 risparmiatori, circa 1 milione di PAC e una rata media di 160 euro.

Guardando in prospettiva, le previsioni suggeriscono che la rivoluzione del risparmio automatico e a basso costo in Italia è destinata a subire un’ulteriore accelerazione. Le proiezioni di Wall Street Italia per il 2030 stimano un raddoppio del numero di risparmiatori attivi, che dovrebbero raggiungere la soglia di 1 milione, e una crescita esponenziale degli asset investiti, previsti in crescita fino a 14,6 miliardi di euro.