SWG-Zurich: italiani puntano ancora su Tfr e liquidità. Consulenti finanziari rimangono bussola
Fonte: ZURICH
Con l’entrata in vigore della riforma del TFR, una nuova indagine condotta da Zurich e SWG fotografa un’Italia sempre più consapevole dell’importanza della pianificazione finanziaria, ma ancora poco pronta a trasformare questa consapevolezza in decisioni concrete.
Da oggi, 1° luglio 2026, i lavoratori neoassunti del settore privato avranno 60 giorni di tempo per scegliere la destinazione del proprio Trattamento di Fine Rapporto: potranno lasciarlo in azienda – oppure, nei casi previsti, al Fondo di Tesoreria INPS – oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di una scelta esplicita, scatterà il meccanismo del silenzio-assenso, con il conferimento automatico del TFR maturando al fondo pensione di riferimento.
Nonostante la maggiore attenzione al tema, la ricerca evidenzia un divario significativo tra conoscenza e azione. Circa quattro italiani su dieci dichiarano infatti di non essersi ancora informati sulla previdenza complementare, mentre un terzo dei lavoratori dipendenti non è a conoscenza della possibilità di trasferire il TFR verso un fondo pensione. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni e mostra differenze marcate tra generazioni e comportamenti.
TFR tra sicurezza e investimento
Sul piano delle scelte effettive, il 45,5% dei lavoratori mantiene il TFR in azienda, il 30,2% lo ha destinato a un fondo pensione, mentre nel 13,3% dei casi confluisce nel fondo di Tesoreria INPS. Il TFR continua a essere percepito soprattutto come una forma di “tesoretto” da utilizzare in caso di necessità: lo pensa il 90,6% degli intervistati. Questa percezione alimenta un atteggiamento prudente, che porta il 64,3% dei lavoratori a considerare più sicuro lasciarlo in azienda, con una percentuale che cresce fino a 69,9% tra i Baby Boomer. Al contrario, i più giovani risultano più orientati verso la previdenza complementare: il 59,5% della Gen Z preferirebbe investire il TFR in un fondo pensione con l’obiettivo di farlo crescere nel tempo.
Resta però un nodo centrale quello della conoscenza. Quasi nove lavoratori su dieci sanno che il TFR può essere richiesto in anticipo per esigenze come l’acquisto della casa o spese sanitarie importanti, ma solo la metà conosce nel dettaglio le condizioni e le modalità. Ancora più evidente il gap informativo tra i giovani: il 42% della Gen Z non è consapevole della possibilità di trasferire il TFR in un fondo pensione e una quota, pari al 12,5%, non sa nemmeno esattamente cosa sia il TFR.
Giovani più esposti ma meno preparati
Secondo Renato Antonini (nella foto), amministratore delegato di Zurich Investments Life, i dati confermano un Paese attento alla pianificazione ma ancora in difficoltà nel tradurla in scelte operative. La riforma del TFR, osserva, porta il tema sempre più vicino alla vita quotidiana dei lavoratori e rende centrale la necessità di ridurre il divario tra consapevolezza e decisione, anche in un contesto segnato da cambiamenti demografici e maggiore longevità.
L’indagine analizza anche il comportamento degli italiani rispetto a risparmio e investimenti. Solo il 25,6% ha sottoscritto prodotti finanziari per far fruttare i risparmi, con una maggiore incidenza tra Baby Boomer e Gen X. Resta diffusa una forte propensione alla liquidità, che assume forme diverse a seconda dell’età: contanti per i più anziani, conto corrente per la Gen Z e “salvadanai digitali” per i Millennial. La propensione al rischio, invece, cresce tra i più giovani, con oltre il 23% della Gen Z e dei Millennial orientato verso investimenti a rischio medio-alto.
Tuttavia, questa maggiore apertura non è accompagnata da un adeguato livello di competenze: quasi sette italiani su dieci dichiarano una conoscenza limitata o nulla degli strumenti finanziari, con il dato più alto proprio tra i giovani (78,1%). Anche le difficoltà percepite cambiano con l’età: per le generazioni più mature pesa soprattutto la mancanza di risorse economiche, mentre tra i giovani emerge anche una componente emotiva, con la pianificazione finanziaria vissuta come fonte di stress.
Il ruolo dell’informazione e degli intermediari
In generale, la ricerca evidenzia un bisogno diffuso di strumenti informativi più accessibili e comprensibili. La difficoltà nel reperire informazioni adeguate riguarda oltre due terzi della popolazione, mentre cambiano i canali di riferimento: i giovani si affidano sempre più a social, influencer e strumenti di intelligenza artificiale, mentre le generazioni più mature restano legate al consulente bancario o assicurativo. In ogni caso, oltre tre italiani su quattro riconoscono a banche e assicurazioni un ruolo chiave nell’educazione finanziaria e nel supporto alle famiglie.