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Dopo aver raggiunto il massimo storico di 5.595 dollari l’oncia a fine gennaio, l’oro ha attraversato una fase di marcata correzione, arrivando a perdere circa il 25% tra il picco e il minimo intraday registrato a marzo. Un movimento che ha sorpreso parte del mercato, soprattutto perché coinciso con un contesto di forte instabilità internazionale. È venuto quindi a mancare – come hanno spiegato gli analisti di Mps in un report – il tradizionale ruolo di bene rifugio, risultando coinvolto nelle vendite generalizzate che hanno interessato numerose asset class. Alla base della dinamica vi sarebbero diversi fattori: la necessità degli investitori di reperire liquidità nelle prime fasi dello shock, il forte affollamento delle posizioni speculative, il rallentamento degli acquisti tramite ETF e una crescente sensibilità dell’oro all’andamento dei rendimenti obbligazionari.
Il peso dei tassi e dei Treasury
Uno degli elementi che ha maggiormente influenzato il mercato è stato il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria. Se nei mesi precedenti prevaleva l’ipotesi di un ciclo di tagli dei tassi, il riaccendersi delle pressioni inflazionistiche legate all’energia ha riportato al centro uno scenario più restrittivo.
L’analisi di Mps evidenzia come la correlazione a tre mesi tra il prezzo dell’oro e il rendimento del Treasury statunitense a due anni sia tornata fortemente negativa, una situazione già osservata all’inizio del 2024. In questo contesto, l’aumento dei rendimenti reali tende ad accrescere il costo opportunità della detenzione del metallo, penalizzandone la domanda finanziaria.
ETF in calo, ma le banche centrali continuano ad acquistare
Un altro elemento chiave riguarda il comportamento degli ETF specializzati in oro. Dall’inizio dell’anno si registra una lieve riduzione delle quantità detenute, un fenomeno che gli analisti attribuiscono a operazioni di riequilibrio dei portafogli e alla maggiore attrattività delle obbligazioni in un contesto di rendimenti più elevati.
Diverso il quadro sul fronte delle banche centrali. Nel primo trimestre del 2026 le riserve auree globali sono aumentate di 244 tonnellate, nonostante le vendite effettuate da alcuni Paesi, tra cui Russia, Turchia e Azerbaigian.
Particolarmente significativa appare la strategia della banca centrale cinese, che ad aprile avrebbe effettuato il maggiore acquisto di oro dal dicembre 2024, approfittando della fase di debolezza delle quotazioni. Anche la Polonia, risultata la principale acquirente nel corso del 2025, ha confermato l’obiettivo di incrementare le proprie riserve da 600 a 700 tonnellate entro la fine dell’anno. Un contributo importante alla domanda complessiva è arrivato inoltre da Tether, società emittente della stablecoin USDT.
L’oro supera i Treasury nelle riserve ufficiali
La prospettiva di medio-lungo periodo resta tuttavia favorevole. Secondo quanto riportato dagli analisti di Mps, una recente analisi della Banca centrale europea evidenzia come, alla fine del 2025, l’oro abbia superato i Treasury statunitensi in termini di quota detenuta nelle riserve ufficiali mondiali.
La quota del metallo giallo sarebbe salita al 27%, rispetto al 20% di fine 2024, mentre quella dei titoli di Stato americani sarebbe scesa al 22%. Un cambiamento che riflette sia il forte apprezzamento delle quotazioni registrato nel 2025 sia la crescente volontà delle banche centrali di diversificare le proprie riserve in risposta alle trasformazioni del quadro geopolitico internazionale.
Un anno di consolidamento dopo tre anni di rialzi
Cosa aspettarsi in termini di prezzo? Nel breve termine, tuttavia, gli esperti di Mps invitano alla prudenza. L’oro arriva infatti da tre anni consecutivi di performance particolarmente brillanti: +13,1% nel 2023, +27,2% nel 2024 e +64,6% nel 2025.
Alla luce di questi risultati, una fase di consolidamento viene considerata fisiologica e funzionale ad assorbire gli eccessi accumulati nel corso del precedente ciclo rialzista. Inoltre, la permanenza di rendimenti obbligazionari elevati potrebbe continuare a rappresentare un elemento di pressione per il mercato del metallo prezioso.
Debolezza come opportunità di accumulo
Nonostante le incertezze di breve periodo, la valutazione strategica di Mps rimane costruttiva. Gli analisti ritengono che le attuali fasi di debolezza possano rappresentare opportunità di accumulo graduale per gli investitori orientati al medio-lungo termine, in vista di una possibile ripresa del trend rialzista una volta attenuate le tensioni sui rendimenti.
L’ipotesi prevalente è che il 2026 possa configurarsi come un anno di consolidamento, caratterizzato da movimenti laterali e da una progressiva normalizzazione del mercato dopo gli straordinari rialzi degli ultimi anni.
I livelli tecnici da monitorare
Dal punto di vista grafico, le quotazioni restano al di sopra di un’importante area di supporto compresa tra 4.040 e 4.300 dollari l’oncia. Secondo l’analisi di Mps, il mantenimento dei prezzi sopra questa fascia consentirebbe di preservare l’impostazione rialzista di medio periodo.
Sul fronte opposto, la principale resistenza è individuata in area 4.833 dollari l’oncia, livello che coincide sia con una soglia statica sia con la trendline ribassista sviluppatasi dopo i massimi di gennaio. Una resistenza intermedia, ritenuta meno significativa, transita invece in prossimità di quota 4.624 dollari.