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In Italia il divario tra chi risparmia e chi investe continua a restare ampio. Un fenomeno che dura da oltre vent’anni e che oggi, nell’era della trasformazione digitale, rappresenta insieme una criticità strutturale e una grande opportunità per il mondo della consulenza finanziaria. Secondo la ricerca “Il consulente finanziario nell’era digitale: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove relazioni”, realizzata da BNP Paribas Asset Management e FINER Finance Explorer, il 57% degli italiani si definisce risparmiatore, ma solo il 30% investitore.
Un dato che evidenzia come una larga parte della liquidità delle famiglie italiane resti ancora parcheggiata sui conti correnti o impiegata in modo inefficiente, nonostante l’inflazione e la crescente necessità di pianificare il futuro previdenziale e patrimoniale.
La rivoluzione digitale cambia il rapporto con il denaro
Lo studio mette in luce come la rivoluzione digitale stia modificando rapidamente modalità informative, linguaggi e relazioni nel settore finanziario. Social network, intelligenza artificiale e finfluencer stanno infatti diventando strumenti sempre più presenti nel percorso di informazione degli italiani. Tra i segnali più interessanti emerge anche la crescita dell’“informal advice” digitale: ChatGPT viene già citato dal 17% degli italiani come fonte di supporto informativo sui temi finanziari.
Ma l’accesso a nuovi strumenti digitali non si traduce automaticamente in una maggiore propensione agli investimenti. Il passaggio dall’interesse all’azione continua infatti a dipendere soprattutto dalla fiducia. Ed è qui che il ruolo del consulente finanziario resta centrale.
Fiducia e relazione con il consulente sono decisive
Secondo la ricerca, l’81% degli italiani ritiene fondamentale trovare un consulente di cui fidarsi per iniziare a investire i propri risparmi. Tra gli elementi più apprezzati emergono la competenza e la reperibilità del professionista (66%), ma soprattutto la capacità di offrire una visione complessiva del patrimonio familiare, indicata dal 79% degli intervistati.
Molto rilevanti anche l’ascolto e la relazione personale: il 66% valorizza la disponibilità del consulente ad ascoltare le esigenze del cliente, mentre il 59% considera un punto di forza il lavoro in team con altri professionisti competenti. Per le reti e i consulenti finanziari italiani, dunque, la sfida non è soltanto tecnologica. La digitalizzazione sta cambiando i canali di contatto e il linguaggio della consulenza, ma la costruzione della fiducia resta il vero elemento distintivo.
“Elisa Ori, Country Head Italy di BNP Paribas Asset Management, ha spiegato che comprendere l’evoluzione dei comportamenti e dei canali informativi degli italiani è ormai parte integrante della missione dell’industria del risparmio gestito”.
Secondo Ori, il calo demografico e la rivoluzione digitale stanno ridefinendo il rapporto degli italiani con il patrimonio personale, ma questa trasformazione spesso genera incertezza e una gestione inefficiente delle risorse finanziarie.
“La fiducia verso il settore finanziario ha ancora ampi margini di miglioramento ed è questo il vero nodo da affrontare”, ha sottolineato. Per BNP Paribas Asset Management, capire i nuovi linguaggi digitali – dai social all’intelligenza artificiale – è ormai indispensabile per accompagnare i risparmiatori verso scelte di investimento più consapevoli.
Anche Nicola Ronchetti, founder e CEO di FINER, evidenzia come il settore della consulenza finanziaria stia vivendo una fase di trasformazione senza precedenti.
“I social network, l’intelligenza artificiale e i finfluencer hanno introdotto nuovi linguaggi e nuove modalità di coinvolgimento sui temi della gestione del risparmio e della previdenza”, ha affermato.
Secondo Ronchetti, il successo futuro delle reti e dei consulenti dipenderà dalla capacità di interpretare questi cambiamenti senza ostacolarli, integrando nuovi strumenti e nuove modalità relazionali all’interno dell’attività professionale. Per il mercato italiano del risparmio gestito, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà duplice: da una parte ridurre il tradizionale gap tra risparmio e investimento, dall’altra costruire un nuovo modello di consulenza capace di coniugare tecnologia, competenza e relazione umana.