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Seduta storica per Piazza Affari. Nella giornata del 25 maggio l’indice Ftse Mib ha aggiornato il proprio massimo assoluto, superando un record che resisteva da oltre ventisei anni. L’indice principale della Borsa di Milano ha infatti toccato quota 50.121 punti, battendo il precedente primato di 50.109 punti registrato il 6 marzo del 2000, nel pieno della bolla delle società tecnologiche “dot-com”.
Si tratta di un passaggio simbolico per i mercati italiani: dopo più di un quarto di secolo, Piazza Affari torna ufficialmente sui livelli più alti della sua storia. Poco dopo il nuovo massimo, il Ftse Mib continuava a muoversi in territorio positivo, segnando un progresso dell’1,2% a quota 50.108 punti.
Ftse Mib oltre la soglia dei 50.000 punti
Il rally di Milano si inserisce in un clima di forte ottimismo che sta sostenendo l’intero mercato europeo. Le Borse del continente hanno infatti raggiunto i livelli più alti dallo scorso 2 marzo, favorite dal miglioramento del sentiment geopolitico e dalle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran.
L’indice paneuropeo Stoxx 600 guadagnava oltre lo 0,8% nel primo pomeriggio, tornando sui massimi precedenti all’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran iniziata oltre due mesi fa. In evidenza soprattutto i principali listini continentali: il CAC 40 di Parigi avanzava dell’1,8%, mentre il DAX di Francoforte saliva dell’1,6%. Volumi invece più contenuti a causa della chiusura della Borsa di Londra per festività.
Europa in rally tra geopolitica e tassi
A trainare l’ottimismo globale è stata anche la seduta positiva dei mercati asiatici. In Giappone il Nikkei 225 ha superato per la prima volta nella sua storia la soglia dei 65.000 punti, aggiornando nuovi record grazie al calo del petrolio e al miglioramento della propensione al rischio degli investitori.
A incidere sul sentiment sono state soprattutto le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che nel weekend ha parlato di negoziati con l’Iran “ordinati e costruttivi”, invitando i propri rappresentanti a non accelerare i tempi dell’accordo. Le prospettive di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente hanno spinto al ribasso il prezzo del greggio, con il petrolio in calo di oltre il 5%.
La discesa dell’energia ha favorito ulteriormente i mercati azionari, riducendo i timori legati all’inflazione e alle future mosse delle banche centrali. Anche il comparto obbligazionario europeo ha reagito positivamente: il rendimento del Bund tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi, è sceso di oltre 9 punti base fino al 2,546%, sui livelli più bassi dallo scorso 8 maggio.