Economia

Italia: l’inverno demografico può costare oltre il 30% del Pil entro il 2080

La demografia entra stabilmente tra le variabili decisive per la competitività del Paese. Il progressivo calo della popolazione in età lavorativa e l’invecchiamento della società italiana rischiano infatti di comprimere il potenziale di crescita dell’economia nei prossimi decenni, con effetti rilevanti su occupazione, produttività, sostenibilità del welfare e capacità del sistema produttivo di mantenere i livelli attuali di sviluppo.
È il quadro che emerge dall’indagine promossa dall’Associazione Bancaria Italiana nell’ambito del Comitato tecnico strategico ABI “Evoluzione demografica e servizi bancari”, presentata a Roma presso la sede dell’associazione. Lo studio prova a quantificare l’impatto della dinamica demografica sul Pil italiano fino al 2080 e individua alcune direttrici di intervento in grado di attenuarne gli effetti.

Il rischio stagnazione: Pil oltre il 30% più basso nel 2080

Le simulazioni elaborate dall’ABI evidenziano che, in assenza di misure correttive, il solo effetto della contrazione della popolazione attiva potrebbe tradursi in una riduzione del Pil superiore al 18% nel 2050 e oltre il 30% nel 2080 rispetto a uno scenario di popolazione stabile e livelli occupazionali invariati.
Secondo le proiezioni Istat richiamate nello studio, la popolazione italiana passerebbe dagli attuali 59 milioni a circa 45,8 milioni entro il 2080, con una perdita superiore ai 13 milioni di residenti. Parallelamente aumenterebbe il peso della popolazione anziana: gli over 67 arriverebbero a rappresentare il 31% del totale.

La fascia in età lavorativa subirebbe una contrazione altrettanto marcata. Oggi rappresenta il 67,3% della popolazione; nel 2050 scenderebbe al 58,2% e nel 2080 al 57,3%, con effetti più accentuati nelle regioni del Mezzogiorno.
Il rapporto di dipendenza demografica è destinato così a peggiorare sensibilmente: se oggi ogni 100 persone in età lavorativa sostengono 49 persone tra giovani e anziani, nel 2050 il numero salirebbe a quasi 72, fino a circa 75 nel 2080.

Le quattro leve per invertire la tendenza

L’indagine individua quattro direttrici prioritarie su cui concentrare le politiche economiche e sociali: aumento dell’occupazione giovanile, maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, incremento della quota di laureati occupati e gestione più efficace dei flussi migratori regolari.

Secondo l’ABI, l’effetto combinato di interventi strutturali su questi fattori potrebbe compensare integralmente nel lungo periodo l’impatto negativo del calo demografico sulla crescita economica.

Il nodo, sottolinea lo studio, non riguarda soltanto la quantità della forza lavoro disponibile, ma anche la qualità del capitale umano e la capacità del sistema economico di valorizzarlo. L’Italia continua infatti a presentare ritardi rispetto alla media europea nei tassi di occupazione femminile e giovanile, oltre a una minore incidenza di lavoratori laureati.

Il ruolo delle banche nella transizione demografica

Nell’analisi emerge anche il ruolo crescente attribuito al sistema bancario nel supportare famiglie e imprese durante la transizione demografica. Non più soltanto intermediazione finanziaria, ma accompagnamento su previdenza, pianificazione patrimoniale, salute, passaggi generazionali e sostegno all’imprenditoria.

“La transizione demografica – ha dichiarato Gianni Franco Papa, Presidente del Comitato tecnico strategico ABI, Amministratore Delegato di BPER – è un tema da gestire in modo strategico e secondo una logica di sistema. Il calo delle nascite, l’invecchiamento e la trasformazione della struttura della popolazione ci pongono di fronte a sfide economiche, sociali e culturali rilevanti, con impatti profondi anche sul mercato del lavoro, nonché a crescenti necessità e nuove fragilità ma anche opportunità. Con la pianificazione previdenziale fin da giovani, la tutela della salute, il supporto al passaggio generazionale e all’imprenditoria giovanile e femminile, la banca può diventare un punto di riferimento, capace di offrire soluzioni integrate e consulenza qualificata. Sentiamo forte la responsabilità di essere parte della soluzione, identificando le aree prioritarie a cui indirizzare le risorse, con investimenti a sostegno di innovazione, produttività, servizi per la longevity. I risultati di questa indagine mostrano che il Paese ha le potenzialità per promuovere una crescita sostenibile, ma serve muoversi a più livelli, nella stessa direzione”.

Sulla necessità di un coordinamento tra settore privato e istituzioni insiste anche il direttore generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni.

“Di fronte al cambiamento strutturale in atto – ha sottolineato Marco Elio Rottigni, Direttore generale ABI, intervenendo su scenario e prospettive – il mondo bancario è pronto a collaborare con le Istituzioni alla definizione di nuove misure per promuovere sviluppo e sostenibilità del Paese. Le nostre analisi, condotte nell’ambito delle attività promosse da ABI con le banche per rispondere alle sfide con cui il settore è e sarà chiamato a confrontarsi, evidenziano come interventi mirati su alcuni fattori chiave possano ridurre in misura significativa l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica. In tale contesto, la funzione delle banche si estende al più ampio affiancamento a famiglie e imprese, per interpretare in modo evoluto e strategico esigenze sempre più eterogenee, finanziarie ma anche sociali e culturali”.

Welfare, inclusione e partnership pubblico-private

L’analisi dell’ABI fotografa inoltre un settore bancario già impegnato nello sviluppo di strumenti dedicati alla gestione delle nuove fragilità sociali generate dall’invecchiamento della popolazione. Previdenza complementare, assicurazioni, educazione finanziaria e supporto alle pari opportunità vengono indicati come ambiti nei quali rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato.

L’obiettivo, secondo lo studio, è costruire un modello di crescita capace di sostenere una società più anziana senza compromettere competitività, inclusione e sostenibilità dei conti pubblici. La sfida demografica, conclude l’ABI, non può essere affrontata con interventi isolati, ma richiede una strategia coordinata che coinvolga istituzioni, imprese, sistema finanziario e mercato del lavoro.