S&P conferma il rating dell’Italia: outlook positivo ma resta alta l’attenzione sui conti pubblici
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La nuova settimana sui mercati obbligazionari si apre all’insegna della prudenza. Le tensioni geopolitiche in Medioriente, unite ai timori per una nuova accelerazione dell’inflazione legata ai prezzi dell’energia, stanno spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato a livello globale, coinvolgendo anche l’Italia. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato infatti a salire, attestandosi a 79 punti base contro i 77 punti registrati alla chiusura di venerdì scorso. Un movimento che conferma il clima di cautela degli investitori dopo diversi giorni di tensione sui mercati internazionali.
In parallelo cresce anche il rendimento del Btp decennale italiano, salito al 3,96% rispetto al 3,93% della seduta precedente. Il Bund tedesco di pari durata si porta invece al 3,17%, mantenendo il differenziale vicino agli 80 punti base.
S&P promuove l’Italia: i dati ufficiali
E proprio oggi arriva la conferma del rating sovrano da parte di S&P Global Ratings. L’agenzia ha mantenuto il giudizio sull’Italia a “BBB+” con outlook positivo, confermando quanto già espresso nella revisione di gennaio 2026. In quell’occasione S&P aveva evidenziato la resilienza fiscale del Paese e la prospettiva di una graduale riduzione dell’indebitamento netto nei prossimi anni.
Si tratta di un miglioramento significativo rispetto all’autunno 2025, quando l’outlook era ancora stabile, e soprattutto rispetto all’aprile dello stesso anno, quando era arrivato l’upgrade del rating da “BBB” a “BBB+”. Normalmente una conferma del rating accompagnata da outlook positivo rappresenta un elemento favorevole per il mercato obbligazionario, ma in questa fase il quadro geopolitico e le preoccupazioni sull’inflazione sembrano prevalere sulle valutazioni fondamentali.
Sul fronte politico ed economico, l’attenzione resta focalizzata sulle possibili misure a sostegno di famiglie e imprese per contrastare gli effetti dei rincari energetici. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che non sarebbero sufficienti semplici interventi tampone sulle accise e ha aperto alla possibilità di una manovra correttiva, proprio mentre lo spread tornava a salire.
Le dichiarazioni hanno immediatamente attirato l’attenzione dei mercati, anche se successivamente fonti governative hanno ridimensionato l’ipotesi di nuovi interventi straordinari sui conti pubblici. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, starebbe lavorando con le istituzioni europee per ottenere maggiore flessibilità sulle spese energetiche, utilizzando i margini già previsti dalle regole Ue per situazioni eccezionali.
L’obiettivo sarebbe quello di estendere alle misure contro il caro energia la stessa clausola di flessibilità già prevista per le spese legate alla difesa, consentendo eventuali scostamenti temporanei di deficit senza compromettere il percorso di consolidamento dei conti pubblici. In questo contesto, l’andamento dello spread continuerà a rappresentare uno dei principali indicatori osservati dagli investitori per valutare la stabilità finanziaria italiana e l’impatto delle tensioni geopolitiche sull’economia europea.