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Wall Street: ecco perché l’S&P 500 può correre ancora secondo Yardeni

La Borsa Usa ha ancora fiato per correre. Ne è convinto Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research e tra le voci più ascoltate di Wall Street, che ha rivisto al rialzo il target di fine 2026 per l’indice S&P 500 portandolo a 8.250 punti dai precedenti 7.700.

Si tratta della previsione più aggressiva tra quelle in circolazione tra i principali strategist finanziari statunitensi. E che implica un potenziale rialzo dell’11,5% rispetto ai livelli di chiusura di venerdì scorso, dopo un progresso già vicino all’8% da inizio anno.

La revisione al rialzo rafforza la tesi dei “Roaring 2020s”, l’idea sostenuta da Yardeni sin dall’estate del 2020 secondo cui gli Stati Uniti sarebbero entrati in un nuovo ciclo di crescita strutturale, caratterizzato da consumi solidi, innovazione tecnologica e forte dinamica degli utili. Secondo l’economista, l’economia americana ha dimostrato negli ultimi anni una capacità di tenuta superiore alle attese, riuscendo a superare senza entrare in recessione shock come la pandemia, il conflitto tra Russia e Ucraina, il rapido aumento dei tassi da parte della Federal Reserve e le tensioni commerciali internazionali.

Alla luce di questa resilienza, Yardeni ha aumentato dall’iniziale 60% all’80% la probabilità attribuita allo scenario dei “nuovi anni ruggenti”, includendo anche l’ipotesi di una fase di forte accelerazione dei mercati sostenuta dagli utili societari. Resta invece invariata al 20% la probabilità di recessione negli Stati Uniti.

Gli utili guidano il rally

Alla base della nuova previsione vi è soprattutto la dinamica positiva degli utili societari. Secondo Yardeni, il mercato starebbe vivendo un vero e proprio forte accelerazione dei mercati sostenuta dalla crescita dei profitti della corporate America iù che dalla sola espansione delle valutazioni.
L’analista ha, in questa direzione, rivisto le stime sugli utili per azione delle società large cap americane a 330 dollari per il 2026, rispetto ai precedenti 310, mentre per il 2027 il nuovo target sale a 375 dollari da 350.
Anche le stime sui ricavi per azione dell’indice sono state aggiornate al rialzo: 2.200 dollari nel 2026 e 2.300 nel 2027, livelli ormai vicini al consenso di mercato.
Secondo Yardeni, il dato più significativo è la velocità con cui gli analisti stanno aumentando le aspettative sugli utili futuri: un fenomeno raro nella storia recente dei mercati americani e indicativo della fiducia sulla tenuta del ciclo economico.

Il confronto con le grandi banche d’affari

La nuova stima colloca Yardeni al di sopra di tutti i principali istituti finanziari internazionali. Tra le case d’affari più ottimiste figurano infatti Oppenheimer con un target a 8.100 punti e Deutsche Bank a quota 8.000, mentre Morgan Stanley si ferma a 7.800. Più prudenti le previsioni di Citigroup, che stima l’indice a 7.700 punti, e di JPMorgan insieme a Goldman Sachs, entrambe ferme a 7.600 punti. Non è escluso, tuttavia, che altre banche possano rivedere le proprie attese nei prossimi mesi, soprattutto se la stagione delle trimestrali continuerà a sorprendere positivamente. La stessa JPMorgan ha recentemente corretto al rialzo il proprio target, dopo averlo ridotto in precedenza a 7.200 punti.

Medio Oriente e petrolio: il rischio che incombe

C’è da dire che, nelle ultime settimane, il rally di Wall Street si è rafforzato anche grazie al recupero seguito alle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. I mercati stanno scommettendo sulla possibilità che il cessate il fuoco possa consolidarsi e favorire una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico mondiale.
Una visione che però non convince molti analisti energetici, secondo cui il rischio di una nuova impennata del petrolio resta elevato a causa delle scorte in diminuzione e delle persistenti tensioni geopolitiche.
Lo stesso Yardeni riconosce il pericolo di una nuova fase di stagflazione: un eventuale ritorno del conflitto potrebbe infatti spingere le banche centrali a mantenere tassi elevati più a lungo, con conseguenze negative per obbligazioni ed equity.
Nonostante ciò, il strategist mantiene invariato il proprio obiettivo di lungo termine: S&P 500 a 10mila punti entro il 2029. Con una possibilità, aggiunge, che il traguardo possa essere raggiunto “in anticipo sui tempi”.