Investimenti

Pensioni Usa, il nuovo piano di Trump tra ambizioni e realtà dei rendimenti

Washington prova a colmare una delle principali lacune del sistema previdenziale: l’assenza di copertura per chi non dispone di piani aziendali. Si tratta di circa 56 milioni di americani che oggi non hanno accesso a strumenti come il 401(k).
Con un ordine esecutivo, il presidente Donald Trump ha annunciato la creazione di TrumpIRA.gov, una piattaforma che dal 2027 permetterà a tutti gli americani di aprire conti pensionistici individuali (IRA) a basso costo.
Cuore della riforma è il “Saver’s Match”, un contributo pubblico fino a 1.000 dollari annui destinato ai redditi più bassi.

La promessa dei 465mila dollari

Nel presentare il piano, Trump ha indicato un obiettivo simbolico: un giovane di 25 anni che risparmi circa 165 dollari al mese, beneficiando del contributo pubblico e di un rendimento medio del 6%, potrebbe accumulare circa 465.000 dollari a 65 anni. “In altre parole, saranno ricchi”, ha dichiarato il presidente durante la firma.

La stima presuppone però condizioni stringenti: contribuzione costante per 40 anni e pieno accesso al matching federale ogni anno. Secondo la Casa Bianca, circa 155.000 dollari del totale deriverebbero proprio dal contributo pubblico.

È proprio sulla definizione di “ricchezza” che si concentra il dibattito.  Parlando con CNBC, Barry Glassman, fondatore di Glassman Wealth Services, ricorda che con un’inflazione al 3%, in 30 anni quei 465.000 dollari avranno un potere d’acquisto inferiore ai 200.000 dollari attuali. Una cifra tutt’altro che trascurabile, precisa Glassman, “ma che non qualifica certo qualcuno come ricco”, soprattutto se distribuita su due o tre decenni di pensionamento.  “Più un modesto stipendio che una rendita da benestanti”, ha commentato Winnie Sun, cofondatrice di Sun Group Wealth Partners di Irvine, California.

Un passo per chi parte da zero

C’è però chi riconosce il merito relativo dell’iniziativa. Michael Finke, professore di wealth management all’American College of Financial Services, sottolinea che per un lavoratore con reddito di 20.000 dollari annui, raggiungere un livello di vita analogo in pensione rappresenterebbe un traguardo concreto.

“Se l’obiettivo del sistema è offrire ai lavoratori un percorso per replicare il tenore di vita pre-pensionamento, questo sarebbe un grande passo avanti per i lavoratori a basso reddito”, scrive Finke.

Winnie Sun suggerisce una lettura diversa delle dichiarazioni presidenziali:

“A volte la ricchezza non riguarda l’eccesso. Questi programmi non mirano a creare milionari, ma a far scattare l’ispirazione a cominciare a risparmiare. Forse la vera domanda non è ‘questo rende ricchi?’, ma ‘è meglio di prima?’”.