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In una delle assemblee più impegnative della storia recente del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio è riuscito a compiere un’impresa che appariva quasi impossibile solo poche settimane fa. Il banchiere lucano ha riconquistato la guida della banca senese battendo con un distacco netto la lista ufficiale del consiglio d’amministrazione uscente, lo stesso board che lo aveva escluso dai giochi, licenziandolo dalla carica di direttore generale e privandolo delle deleghe operative.
Al termine di una assemblea dei soci lunga e segnata dall’incertezza, con la partecipazione di circa il 65% del capitale sociale, la lista presentata da Plt Holding della famiglia Tortora — che ha ricandidato Lovaglio — ha trionfato con il 49,9% dei voti espressi. La compagine ufficiale del board si è invece fermata al 38,79%, mentre la lista di minoranza di Assogestioni ha raccolto il 6,94%.
Il peso decisivo in questa partita è stato esercitato dai grandi azionisti che hanno scelto di premiare i risultati del risanamento degli ultimi quattro anni. Partito con la base dell’1,2% detenuta dai Tortora, Lovaglio ha convogliato su di sé il 32,5% del capitale complessivo grazie al supporto fondamentale di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Il primo azionista di Mps, forte del suo 17,5%, ha mantenuto il riserbo fino all’ultimo momento utile, scegliendo infine di schierarsi con il banchiere uscente in coerenza con l’apprezzamento per il lavoro svolto negli ultimi anni.
Accanto a Delfin, sono risultati determinanti i voti di Banco BPM, che detiene il 3,7% e mantiene solidi legami industriali con Siena tramite Anima, e il supporto di pesi massimi della finanza internazionale come Norges Bank e Blackrock. Insieme a loro, hanno contribuito al successo anche investitori privati di rilievo come Giorgio Girondi e l’avvocato Massimo Malvestio.
Sul fronte opposto, la lista del CdA ha trovato il sostegno principale nel Gruppo Caltagirone, titolare del 13,5%, e in quei fondi esteri, tra cui Vanguard, che hanno preferito allinearsi alle raccomandazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, oltre al contributo delle casse di previdenza.
Il voto consegna alla banca un consiglio d’amministrazione che appare diviso: otto rappresentanti spettano alla lista di Plt Holding, sei alla lista del board e uno ad Assogestioni. Tra i nuovi consiglieri figurano nomi di spicco come il candidato presidente Cesare Bisoni, Flavia Mazzarella e Massimo Di Carlo per la maggioranza, mentre l’opposizione sarà rappresentata da figure del calibro di Fabrizio Palermo, Corrado Passera e l’ex presidente Nicola Maione.
Nonostante la conflittualità dei mesi precedenti, Lovaglio ha gelato sul nascere ogni ipotesi di ritorsione, dichiarando di non essere mosso da desideri di rivincita e definendo il nuovo board come una compagine molto qualificata con cui sarà interessante collaborare. La prova del nove arriverà già all’inizio della prossima settimana, quando il consiglio si riunirà per restituire le deleghe a Lovaglio e procedere alla nomina formale del presidente e dei due vicepresidenti, aprendo di fatto un nuovo capitolo per la banca più antica del mondo.