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Settimana intensa sul fronte banche centrali. Dopo la Federal Reserve in programma oggi mercoledì 18 marzo, domani sarà la volta della Banca centrale europea.
L’istituto di Francoforte tornerà a riunirsi in un contesto particolarmente incerto, segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle pressioni sui prezzi dell’energia dovute alla guerra in Medio Oriente. La maggior parte degli analisti e dei mercati prevede che i tassi di interesse resteranno invariati, ma tutta l’attenzione sarà concentrata sulle nuove stime dello staff BCE relative all’inflazione e alla crescita nell’area euro.
Inflazione e shock energetico: il nodo centrale della prossima riunione BCE
Il tasso sui depositi dovrebbe restare fermo al 2%, confermando la linea attendista della BCE mentre valuta le conseguenze dell’aumento dei prezzi energetici, stimati in crescita di oltre il 40% dall’inizio del conflitto. La crescita dell’area euro sarà probabilmente rivista leggermente al ribasso, riflettendo un aumento dei rischi al ribasso nonostante una tenuta complessiva.
Va detto che queste proiezioni difficilmente riusciranno a incorporare pienamente gli sviluppi delle ultime due settimane: ci si attende quindi che siano accompagnate da scenari alternativi, utili per valutare l’impatto potenziale del recente shock energetico sull’economia europea.
Cosa pensano gli analisti
Secondo Konstantin Veit di PIMCO, le nuove proiezioni della BCE potrebbero mostrare un aumento temporaneo dell’inflazione, guidato principalmente dai rincari dei prezzi energetici, prima che il tasso torni a stabilizzarsi intorno al 2% nel corso del prossimo anno.
Ci si attende che la Banca Centrale evidenzi quindi la crescente incertezza geopolitica, adottando un approccio più prudente ma deciso, senza modificare immediatamente la politica monetaria. L’inflazione complessiva dovrebbe toccare un picco vicino al 3% entro fine anno, con il settore energetico che contribuirà per circa un punto percentuale. Particolare attenzione sarà rivolta alle aspettative di inflazione: mentre gli indicatori finanziari mostrano segnali contenuti, le percezioni dei consumatori appaiono più sensibili. Qualora la BCE decidesse di intervenire con un inasprimento dei tassi nel corso dell’anno, i rialzi attesi non dovrebbero superare quanto già scontato dai mercati.
“La Bce, tuttavia, cercherà di utilizzare il suo secondo strumento di politica monetaria più’ potente, le parole, per tenere a bada le aspettative di inflazione” sottolinea Carsten Brzeski – Global Head of Macro di ING –
Mostrarsi un pò più aggressivi, ad esempio affermando che la BCE è pronta ad agire, sta monitorando la situazione con molta attenzione e non si asterrà da eventuali aumenti preventivi dei tassi, sembra il risultato più probabile. In questo contesto, non ci aspettiamo che Lagarde ripeta l’espressione “buona posizione”. Ancora non c’è motivo per lasciarsi prendere dal panico, ma allestire una panic room intorno alla buona posizione della Bce potrebbe non sembrare una cattiva idea in questo momento.