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L’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente sta riportando al centro dell’attenzione degli investitori gli asset considerati più sicuri nei momenti di instabilità. Tra questi, l’oro continua a beneficiare di una domanda sostenuta, con i prezzi che nelle ultime ore hanno registrato nuovi rialzi sui mercati internazionali.
La quotazione spot del metallo giallo è salita di circa lo 0,5%, portandosi intorno a 5.167 dollari l’oncia, dopo aver toccato nelle prime ore della giornata anche la soglia dei 5.200 dollari. In aumento anche i contratti futures negli Stati Uniti, che hanno guadagnato lo 0,8%, attestandosi a 5.176,35 dollari l’oncia.
Metalli: il ruolo delle tensioni geopolitiche
A sostenere i prezzi è soprattutto l’aggravarsi della situazione geopolitica nella regione. L’attenzione dei mercati è stata catalizzata dall’affondamento di una nave da guerra iraniana da parte degli Stati Uniti e dai ripetuti attacchi missilistici contro infrastrutture energetiche strategiche. In un contesto di forte incertezza, gli investitori tendono tradizionalmente a spostare parte dei capitali verso beni rifugio come l’oro, percepiti come strumenti di protezione del valore in fasi di crisi o instabilità internazionale.
I fattori che limitano la corsa del metallo giallo
Nonostante il sostegno derivante dal contesto geopolitico, l’oro deve confrontarsi anche con alcune pressioni che potrebbero limitarne la crescita. L’aumento dei prezzi dell’energia, legato proprio alle tensioni nell’area mediorientale, rischia infatti di alimentare nuove spinte inflazionistiche. Questo scenario potrebbe indurre la Federal Reserve a mantenere i tassi di interesse su livelli elevati più a lungo, un fattore generalmente sfavorevole per asset come l’oro, che non offrono rendimenti cedolari.
Un ulteriore elemento di contenimento arriva dalla ritrovata forza del dollaro, che rende il metallo più costoso per gli investitori che operano con altre valute, riducendo parzialmente l’appeal del bene rifugio sui mercati globali. Secondo gli analisti di Morgan Stanley, tuttavia, le recenti vendite osservate sul mercato non segnalano un cambiamento nel sentiment degli investitori. Piuttosto riflettono la necessità di reperire liquidità immediata in una fase caratterizzata da forte stress sui mercati finanziari.
Argento in crescita, rame in calo
Nel comparto dei metalli preziosi anche l’argento ha registrato un andamento positivo. Le quotazioni sono salite di circa l’1,6%, raggiungendo 84,2 dollari l’oncia. Gli analisti di UBS prevedono che il metallo prezioso continuerà a muoversi con una forte volatilità, con oscillazioni paragonabili a quelle del Bitcoin. Dopo aver sfiorato i 100 dollari l’oncia nelle fasi più acute dell’escalation militare, le stime indicano tuttavia una possibile stabilizzazione nel lungo periodo attorno agli 85 dollari.
Tra gli altri metalli, il platino ha registrato un incremento di circa l’1%, mentre il rame ha mostrato una tendenza opposta, con una flessione dell’1,2% sulle contrattazioni di Londra. L’andamento dei metalli riflette dunque un quadro di mercato complesso, in cui l’incertezza geopolitica continua a spingere gli investitori verso gli asset difensivi, mentre le prospettive di politica monetaria e la forza del dollaro contribuiscono a frenare ulteriori accelerazioni dei prezzi.