Il mercato globale dell’arte da collezione sta assumendo un peso sempre più rilevante nelle strategie di pianificazione patrimoniale dei grandi patrimoni. Nel 2024 il valore complessivo degli oggetti da collezione detenuti da privati ha superato i 2.500 miliardi di dollari e le stime indicano un’ulteriore espansione fino a circa 3.500 miliardi entro il 2030. Numeri che spiegano perché l’arte non sia più soltanto passione o status symbol, ma venga ormai considerata a tutti gli effetti una asset class.
In Italia il fenomeno è ancora più evidente. In un Paese in cui il 53% della ricchezza delle famiglie è concentrato in attività non finanziarie e beni reali, l’arte rappresenta una componente significativa, anche se spesso non pienamente valorizzata in chiave di pianificazione complessiva. Oggi il 20% delle famiglie Private investe in opere d’arte: una quota che supera quella destinata al Private Equity o alle criptoattività.
Di questa trasformazione si è discusso il 2 marzo 2026 a Milano, alle Gallerie d’Italia, in occasione dell’evento “L’arte come asset class: approcci e modelli nel Private Banking”, organizzato dall’Associazione Italiana Private Banking durante la presentazione del nuovo Annuario AIPB.
Arte da collezione: un mercato globale in forte espansione
La crescita del settore è significativa. In soli due anni il valore degli oggetti da collezione è aumentato del 18%, passando da 2.174 miliardi di dollari nel 2022 a 2.564 miliardi nel 2024. E le previsioni parlano di 3.473 miliardi entro il 2030. Il mercato, tuttavia, resta fortemente concentrato. Le opere con un valore superiore al milione di dollari rappresentano appena l’1% dei lotti venduti, ma generano da sole il 50% del valore totale delle transazioni. Questo squilibrio rende l’accesso alle opere “blue-chip” – quelle di grandi maestri del XX secolo – riservato a una platea ristretta.
Nonostante ciò, la percezione dell’arte come “riserva di valore” è in aumento: la quota di investitori che la considera tale è passata dal 14% nel 2023 al 25% nel 2025. Nel lungo periodo, alcune opere di alta fascia hanno dimostrato una significativa capacità di preservare il capitale anche in fasi di forte volatilità dei mercati finanziari.
L’evoluzione dell’Art Advisory nel Private Banking
“L’arte è emozione, identità, memoria e passione ma è anche investimento, valore e preservazione. Favorire il dialogo tra queste due dimensioni significa interpretare il patrimonio in modo più integrato”, ha sottolineato Andrea Ragaini, presidente di AIPB.
Il passaggio chiave è proprio questo: integrare il valore affettivo con quello economico. Le opere comportano temi tecnici complessi – conservazione, assicurazione, liquidabilità, fiscalità, passaggio generazionale – che richiedono competenze specifiche. Non basta più custodire una collezione: occorre gestirla all’interno di una strategia patrimoniale strutturata. Nonostante l’interesse crescente, il servizio di consulenza specifica sull’arte non è ancora pienamente sviluppato. Il 30% dei clienti Private dichiara di aspettarsi un supporto dedicato sul patrimonio artistico, ma solo il 19% degli operatori offre attualmente un servizio completo di Art Advisory.
Eppure l’infrastruttura di base esiste: il 75% delle banche Private mette a disposizione servizi di gestione delle opere, il 63% offre valutazioni e il 56% assistenza alla compravendita. Il nodo è l’integrazione sistematica di questi servizi nella consulenza complessiva.
Club deal e nuovi modelli di investimento
Per superare le tradizionali barriere del settore – elevati ticket di ingresso, scarsa liquidità, asimmetrie informative – stanno emergendo strumenti innovativi e regolamentati, come i club deal. A guidare questa evoluzione in Europa è Matis, prima società autorizzata a strutturare co-investimenti in arte contemporanea sotto forma di obbligazioni convertibili, sbarcata in Italia nel settembre 2025. L’obiettivo è istituzionalizzare il segmento delle opere di celebri maestri del XX secolo con valore superiore a 500 mila euro, consentendo l’accesso anche con ticket di ingresso a partire da 20 mila euro.
“L’integrazione dell’arte nei portafogli Private rappresenta un passaggio naturale nell’evoluzione della consulenza patrimoniale”, ha spiegato Alberto Bassi, Head of Italy di Matis. “Parliamo di un asset con una propria dinamica di rischio e rendimento, capace di offrire diversificazione e decorrelazione rispetto ai mercati tradizionali”.
Dalla passione alla pianificazione integrata
A livello internazionale, tra le famiglie che già detengono opere d’arte, questa componente rappresenta in media il 20% del patrimonio complessivo, percentuale che sale al 28% nei grandi patrimoni. Il 40% prevede nuovi acquisti nei prossimi dodici mesi e l’80% delle collezioni ha anche un’origine ereditaria, confermando la forte dimensione intergenerazionale. In un mercato globale da 57 miliardi di dollari l’anno, l’arte non è più un segmento di nicchia ma una leva di diversificazione. La vera svolta non sta solo nei numeri, ma nel cambio di paradigma: dall’opera custodita come bene di famiglia all’opera inserita in una strategia di wealth planning completa, con obiettivi di protezione, crescita e trasmissione del patrimonio nel tempo.