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La recente frenata dei titoli legati all’intelligenza artificiale non segna la fine del grande tema che ha dominato i mercati negli ultimi due anni. Piuttosto, rappresenta una fase di rotazione e maggiore selettività. È questa la lettura proposta da Charu Chanana, Chief Investment Strategist di BG SAXO e Saxo Bank, che in un recente report analizza come il baricentro del “trade AI” si stia progressivamente spostando e perché l’Asia possa giocare un ruolo sempre più centrale.
Dall’euforia alla selettività: cosa sta cambiando
Secondo Chanana, l’ondata di vendite che ha colpito diversi titoli tecnologici non equivale a un ripudio dell’intelligenza artificiale come megatrend strutturale. I mercati raramente abbandonano all’improvviso un tema trasformativo. Quello che cambia è la modalità con cui viene prezzato. Negli ultimi mesi, le valutazioni di molte società considerate “pioniere” dell’AI, in particolare nel software e nei servizi digitali, avevano raggiunto livelli molto elevati, incorporando aspettative di crescita a doppia cifra e margini in espansione per diversi esercizi. In alcuni casi, i multipli avevano superato le medie storiche del settore tecnologico. Ora il mercato sta distinguendo con maggiore attenzione tra chi sarà effettivamente in grado di monetizzare rapidamente gli investimenti in AI e chi invece potrebbe subire una compressione dei margini o una perdita di potere di prezzo.
La dispersione è sempre più evidente: non si tratta di una vendita indiscriminata, ma di una selezione più severa tra modelli di business solidi e modelli esposti al rischio di disruption.
I settori sotto pressione: chi rischia di più
La rotazione ha colpito in modo particolare il software, dove gli investitori si interrogano sulla sostenibilità del pricing in un contesto in cui strumenti AI sempre più standardizzati potrebbero ridurre le barriere all’ingresso. Anche la gestione patrimoniale e il brokeraggio sono sotto osservazione, con il timore che l’automazione riduca le commissioni di consulenza e i margini sulle transazioni.
Le assicurazioni devono fare i conti con la possibilità che underwriting e gestione sinistri diventino più efficienti e quindi più competitivi, con un potenziale impatto sui prezzi. Logistica e trasporti sono valutati alla luce della rapidità con cui l’AI può trasformare l’efficienza lungo la catena del valore, mentre nei servizi immobiliari e in altri ambiti di intermediazione si teme una riduzione della necessità di interventi manuali e funzioni tradizionali. La domanda che guida questa fase è semplice ma cruciale: chi verrà realmente impattato dall’AI e in che misura?
Stati Uniti: esposizione concentrata a valle
Il mercato statunitense, rappresentato da indici come lo S&P 500 e il Nasdaq 100, presenta una forte concentrazione nelle componenti a valle della catena del valore dell’AI, ovvero applicazioni, software e servizi. Qui la promessa di crescita è enorme e, di conseguenza, è intenso anche il dibattito sulla monetizzazione e sul rischio di disruption. Gli investitori si chiedono se l’AI allargherà la torta dei ricavi o se costringerà i vincitori a condividere una parte crescente dei benefici con i clienti. Si interrogano inoltre sulla velocità con cui gli ingenti investimenti in infrastrutture e sviluppo si tradurranno in ritorni tangibili.
Quando il focus si sposta sui rischi di compressione dei margini e di perdita di potere di prezzo, sono proprio questi segmenti a risultare più vulnerabili.
Asia: il peso dell’infrastruttura a monte
Diverso il caso di molte economie asiatiche, maggiormente esposte alla componente a monte dell’ecosistema AI: semiconduttori, memoria, assemblaggio, packaging e supply chain fisica. Indici come l’MSCI Asia Pacific riflettono una composizione più orientata all’infrastruttura necessaria per far funzionare l’AI, indipendentemente da quale applicazione prevarrà. Quando il mercato si preoccupa dell’interruzione dei modelli di business causata dall’automazione, sono i segmenti a valle a soffrire per primi. Quando invece l’attenzione si concentra su ciò che deve comunque essere costruito, come data center e capacità produttiva avanzata, l’area a monte tende a reagire in modo diverso, mostrando talvolta maggiore resilienza.
Corea e Taiwan: il beta dell’hardware AI
All’interno dell’Asia, Corea del Sud e Taiwan rappresentano l’esposizione più diretta al ciclo dell’infrastruttura AI. I loro mercati azionari sono fortemente legati alla domanda globale di hardware, ai cicli di investimento e al potere di prezzo nei componenti chiave. Questa configurazione offre potenziale resilienza in fasi di forte domanda, ma implica anche una marcata ciclicità. Se il sentiment globale sulla tecnologia cambia o se i cicli dei semiconduttori entrano in una fase discendente, con calo dei prezzi della memoria o riduzione dell’utilizzo delle fonderie, la volatilità può aumentare rapidamente. L’esposizione è dunque potente, ma non priva di oscillazioni.
Giappone: AI come leva di produttività
Il Giappone introduce un elemento differente. Più che puntare su una discontinuità radicale dei modelli di business, molte società giapponesi stanno integrando l’AI come strumento di miglioramento della produttività. In un contesto di vincoli demografici e carenza di manodopera, l’adozione dell’intelligenza artificiale in ambito industriale, robotico e manifatturiero viene vista come leva di efficienza e modernizzazione. Il mix settoriale più bilanciato e la presenza di industrie regolamentate o con elevata complessità operativa rendono il cambiamento più graduale rispetto ad alcuni segmenti statunitensi.
Ciò non significa che il Giappone sia immune ai rischi globali, ma nel breve termine l’AI è percepita più come catalizzatore incrementale che come minaccia diretta ai margini.
I rischi: concentrazione e ciclicità
Chanana invita tuttavia alla cautela. L’Asia non è un porto sicuro, ma una diversa esposizione al tema. Molti indici asiatici sono dominati da pochi grandi titoli, spesso legati ai semiconduttori, e questo comporta un rischio di concentrazione significativo. “Comprare Asia” può tradursi, di fatto, in una forte esposizione a un numero limitato di società.
Inoltre, la regione non è isolata dalle ondate globali di avversione al rischio. Un rafforzamento del dollaro, un irrigidimento delle condizioni finanziarie o un sell-off generalizzato del comparto tecnologico possono colpire anche i mercati asiatici. Va infine ricordato che anche l’infrastruttura AI è soggetta a cicli economici: il potere di prezzo nei componenti può ridursi rapidamente in presenza di eccessi di capacità o rallentamenti della domanda.