Investimenti

Hedge fund: le ultime strategie adottate dai grandi investitori

Con la pubblicazione delle nuove 13F si è chiusa una delle stagioni più significative degli ultimi anni per chi osserva i movimenti della cosiddetta “smart money”. A tracciare il quadro è Gabriel Debach, market analyst di eToro, che analizza quanto emerso dai documenti depositati al 31 dicembre 2025 dai grandi gestori professionali.

I numeri sono imponenti: oltre 8.300 fondi istituzionali e 1.116 hedge fund hanno comunicato le proprie partecipazioni azionarie. Ne emerge la fotografia di un trimestre dominato da cautela selettiva, rotazione settoriale e da un passaggio storico: l’ultimo filing di Berkshire Hathaway nell’era di Warren Buffett come amministratore delegato.

I limiti delle 13F e la prova dei rendimenti

Debach invita però alla prudenza nell’interpretazione. I “guru” non battono sempre il mercato e le 13F presentano limiti strutturali: non includono posizioni short, non mostrano in modo completo i derivati, non coprono asset non statunitensi e arrivano con un ritardo temporale. Sono strumenti preziosi per cogliere le grandi rotazioni e gli orientamenti strategici, ma meno adatti per replicare il timing operativo.

Il 2025 è stato comunque un anno molto positivo per gli hedge fund. Le strategie equity long/short hanno registrato un rendimento medio del 17,3%, leggermente superiore al +16,4% dello S&P 500. Anche l’ETF Global X Guru ETF, che replica in forma aggregata le principali posizioni emerse dalle 13F, ha chiuso l’anno con un +25%, superando sia l’S&P 500 sia l’iShares MSCI ACWI ETF, fermo al +22%. Tuttavia, sul lungo periodo la sovraperformance non è costante: dal 2013 il GURU ha fatto meglio dell’S&P solo in 6 anni su 13 e negli ultimi dieci anni ha accumulato +218,77% contro il +255,16% dell’indice americano. La lezione, sottolinea Debach, è chiara: seguire la smart money aiuta a comprendere le rotazioni, ma non equivale a una strategia automatica vincente.

Il contesto: AI, CapEx e tassi più lontani

Il quarto trimestre 2025 si è inserito in un clima di corsa agli investimenti sull’infrastruttura legata all’intelligenza artificiale, con impegni di spesa in conto capitale molto elevati da parte delle big tech, mentre le aspettative sui tagli dei tassi si sono spostate verso il 2026. Il mercato si è progressivamente concentrato su pochi nomi dominanti, aumentando la sensibilità alle valutazioni e alla sostenibilità dei piani di investimento. È in questo scenario che vanno lette le mosse dei grandi investitori.

Il “testamento” di Buffett su Berkshire

Il filing di Berkshire Hathaway per il quarto trimestre non rappresenta solo un aggiornamento di portafoglio, ma il documento conclusivo della gestione di Buffett prima del passaggio di consegne a Greg Abel dal 1° gennaio 2026.

La novità più sorprendente è l’ingresso in The New York Times con un investimento di circa 352 milioni di dollari, pari a poco più di 5 milioni di azioni e a una quota del 3,12%. Secondo Debach si tratta di un’operazione dal forte valore simbolico. Se nel 2019 Buffett aveva liquidato le attività editoriali del gruppo, oggi investe in una realtà che è ormai una piattaforma digitale con quasi 13 milioni di abbonati, oltre 2 miliardi di ricavi digitali annui e un margine operativo adjusted intorno al 24%. Più della metà degli utenti paga per più prodotti e l’ARPU digitale, pari a 9,72 dollari, è in crescita. Non un semplice giornale, ma un modello basato su ricavi ricorrenti e pricing power.

Amazon e Apple: prese di profitto e disciplina sui multipli

Sul fronte opposto, Berkshire ha ridotto di oltre il 77% la posizione in Amazon, scendendo da circa 10 milioni a 2,3 milioni di azioni, per un controvalore di circa 1,7 miliardi di dollari venduti. Amazon non è mai stata una partecipazione centrale nel portafoglio di Buffett, ma il taglio segnala una presa di profitto significativa in un momento in cui il mercato osserva con attenzione il piano di investimenti del gruppo, che prevede circa 129 miliardi di dollari nel 2025 e una proiezione di circa 200 miliardi nel 2026, superiori anche a quelli di Alphabet e Microsoft.

Berkshire ha inoltre ridotto per il terzo trimestre consecutivo la quota in Apple, tagliando del 4,3% le azioni in portafoglio, da 238,2 a 227,9 milioni. La partecipazione vale circa 60 miliardi di dollari e resta la prima in assoluto, con un peso attorno al 22% del portafoglio equity. Buffett ha richiamato motivazioni fiscali e valutative, ma secondo Debach il mercato si interroga se il trimming rifletta anche una maggiore disciplina sui multipli dopo anni di espansione delle valutazioni.

Prosegue anche l’alleggerimento su Bank of America, mentre American Express consolida il proprio peso relativo. Sullo sfondo resta una posizione di liquidità molto elevata, segnale di flessibilità per la nuova gestione.

Le mosse divergenti degli altri big

Fuori da Omaha, le strategie appaiono meno uniformi. Bill Ackman ha rafforzato l’esposizione ai grandi nomi tecnologici con una nuova posizione in Meta e un aumento su Amazon, riducendo invece Alphabet. Stanley Druckenmiller ha ampliato e diversificato il portafoglio, incrementando Amazon e Alphabet e affiancando esposizioni macro come il Financial Select Sector SPDR Fund, il Brasile tramite iShares MSCI Brazil ETF, l’alluminio con Alcoa e l’Invesco S&P 500 Equal Weight ETF. David Tepper ha invece ridotto l’esposizione a Nvidia e AMD dopo i forti rialzi e ha aumentato la quota in American Airlines, segnalando un ritorno di interesse verso i settori ciclici.

Il filo conduttore: selettività e mercato meno concentrato

Dall’analisi di Debach emergono tre elementi di fondo: non c’è fuga dall’azionario, ma maggiore selettività; l’intelligenza artificiale entra in una fase più matura in cui contano i flussi di cassa concreti; e torna interesse per finanziari, materie prime ed emerging markets. Le 13F di fine 2025 raccontano così un mercato meno concentrato e più articolato, in cui le divergenze tra i grandi investitori si ampliano. Un passaggio che coincide simbolicamente con la chiusura dell’era Buffett alla guida di Berkshire e l’avvio di una nuova fase per il gruppo e per l’intero ciclo di mercato.