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Fino a un anno fa la Luna era, nelle parole di Elon Musk, poco più che una distrazione. L’obiettivo dichiarato del fondatore di SpaceX era ben più ambizioso: costruire una città autosufficiente su Marte entro vent’anni, sfruttando la potenza della navicella Starship. Tornare sul satellite terrestre, già “conquistato” negli anni Settanta, sembrava un passo indietro rispetto alla colonizzazione del pianeta rosso.
Oggi, però, lo scenario è cambiato. A febbraio 2026 Musk ha annunciato un’inversione di priorità: prima la Luna, Marte in secondo piano. L’obiettivo è riportare astronauti statunitensi sulla superficie lunare entro la fine del secondo mandato di Donald Trump, e soprattutto creare le basi per una presenza stabile. Secondo Musk, costruire una “città auto-crescente” sulla Luna potrebbe essere realistico entro dieci anni, mentre Marte richiederebbe almeno due decenni. La missione dichiarata di SpaceX – estendere la vita oltre la Terra – resta invariata, ma la strategia cambia: meglio puntare su un traguardo più vicino e raggiungibile in tempi più brevi.
Il fattore politico e il programma Artemis
Il cambio di rotta si inserisce in un contesto politico preciso. L’amministrazione Trump ha rilanciato con forza l’obiettivo di riaffermare la leadership spaziale americana, con un ordine esecutivo che punta a rivedere la bandiera statunitense sulla Luna durante il mandato presidenziale. Il problema è che il programma Artemis program della NASA ha accumulato ritardi e sforamenti di budget. La missione Artemis 3, che dovrebbe segnare il primo allunaggio umano dai tempi dell’Apollo 17 nel 1972, è stata rinviata più volte e oggi è indicata non prima del 2028.
SpaceX ha un ruolo centrale: è incaricata di fornire il sistema di atterraggio umano (Human Landing System). Concentrando più risorse sulla Luna, Musk potrebbe accelerare lo sviluppo delle tecnologie necessarie a rispettare — o almeno avvicinare — le tempistiche politicamente auspicate.
Le sfide tecniche: Starship ancora sotto esame
Nonostante i progressi nei test del 2025, Starship non ha ancora completato con successo un volo orbitale pienamente operativo. Le tappe fondamentali includono un trasferimento di carburante in orbita tra veicoli e un allunaggio senza equipaggio previsto nel 2027. Come ricordano diversi analisti del settore, il lancio è solo la parte più semplice: l’atterraggio controllato su un corpo celeste diverso dalla Terra rappresenta una sfida tecnologica molto più complessa.
Nel frattempo, la NASA sta valutando un progressivo superamento del costoso Space Launch System (SLS) dopo le prossime missioni, aprendo ulteriormente la porta a partnership con operatori privati.
La concorrenza di Blue Origin
C’è poi un elemento competitivo. Blue Origin, fondata da Jeff Bezos, ha recuperato terreno. L’azienda dispone di un contratto da 3,4 miliardi di dollari per fornire un lander lunare per Artemis 5 nel 2030 e ha recentemente completato con successo il primo volo del razzo New Glenn. Blue Origin ha inoltre ridotto l’enfasi sui voli turistici suborbitali per concentrare risorse sul programma lunare. Per Musk, il rischio di vedere un concorrente arrivare prima sulla Luna è tutt’altro che teorico.
Un altro tassello riguarda l’integrazione tra spazio e tecnologia digitale. Musk ha recentemente rafforzato il legame tra SpaceX e le sue attività nell’intelligenza artificiale, puntando anche alla costruzione di data center orbitali per supportare enormi capacità di calcolo. In questa prospettiva, la Luna potrebbe rappresentare un’infrastruttura intermedia strategica, più vicina e meno complessa da gestire rispetto a Marte, ma comunque funzionale a una visione di lungo periodo che unisce esplorazione spaziale e sviluppo tecnologico.
Al di là delle motivazioni politiche o competitive, la nuova priorità lunare appare come una decisione pragmatica. La Luna è più vicina, richiede tempi di viaggio più brevi, comporta costi inferiori e offre una piattaforma ideale per testare tecnologie destinate, un giorno, a Marte. Per ora, dunque, la corsa al pianeta rosso non è cancellata, ma rimandata. Nel breve termine, la partita si gioca a 384mila chilometri dalla Terra. E per Musk, conquistare la Luna — prima e meglio dei rivali — potrebbe essere il passo decisivo per consolidare la leadership di SpaceX nella nuova economia dello spazio.