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Banca Generali: nel 2025 utili e masse mai così alti. Raccolta netta supera 6,8 mld

Banca Generali archivia il 2025 con risultati record e rilancia sulla crescita futura, puntando su innovazione, consulenza e sviluppo strategico. Il Consiglio di Amministrazione ha infatti approvato i dati preliminari consolidati al 31 dicembre 2025, evidenziando utili e masse ai massimi storici, nonostante un anno complesso segnato da operazioni straordinarie e da un contesto finanziario incerto.

Utili e masse ai livelli più alti di sempre per Banca Generali

L’istituto guidato da Gian Maria Mossa ha chiuso l’esercizio con un utile netto consolidato di 445,8 milioni di euro, in crescita del 3,4% rispetto al 2024 e nuovo record nella storia della banca. Anche le masse gestite e amministrate hanno raggiunto un massimo storico a 113,5 miliardi di euro (+9,3% su base annua), mentre la raccolta netta ha superato i 6,8 miliardi (+2,9%).

Particolarmente significativa la dinamica dell’utile ricorrente, salito a 362,5 milioni (+6,8%), pari all’81% dell’utile complessivo. Un dato che evidenzia il rafforzamento della sostenibilità del modello di business e la crescente qualità dei profitti nel tempo.

L’amministratore delegato e direttore generale Gian Maria Mossa ha sottolineato come i risultati confermino la solidità del percorso strategico, evidenziando al tempo stesso una nuova fase di crescita per la banca dopo un periodo caratterizzato da forte incertezza.

“Siamo estremamente soddisfatti dei risultati conseguiti: utili e masse mai così alti, accompagnati da uno sviluppo commissionale in crescita a doppia cifra, confermano la solidità e la sostenibilità del percorso intrapreso. Nonostante l’impatto delle operazioni straordinarie, la banca e le sue persone hanno mantenuto una chiara direzione sugli obiettivi strategici, portando avanti progetti di grande rilievo quali l’integrazione di Intermonte, il lancio dell’insurbanking con Alleanza e lo sviluppo delle piattaforme di intelligenza artificiale a supporto dei banker, che rappresentano pilastri fondamentali per la crescita futura dell’Istituto. (…) Abbiamo iniziato questo nuovo esercizio con il passo giusto e lo affrontiamo con fiducia e ambizione, consapevoli del contesto caratterizzato da crescenti incognite e volatilità, ma forti delle opportunità che ci consentono di rafforzare ulteriormente la distintività del nostro modello di business e del nostro percorso di sviluppo”.

Ricavi sostenuti da commissioni e margine finanziario

Il margine di intermediazione ha superato quota 1,03 miliardi di euro (+2%), trainato soprattutto dall’andamento positivo delle commissioni nette ricorrenti, salite a 530 milioni (+11,3%), e dal contributo del margine finanziario, pari a 355,5 milioni (+5%). La crescita ha compensato la flessione delle commissioni variabili, scese a 114,8 milioni dopo i livelli particolarmente elevati del 2024.

Nel dettaglio, il margine d’interesse ha raggiunto 325 milioni (+2,5%), sostenuto dall’espansione dei depositi retail anche in un contesto di rendimenti in discesa. In forte aumento anche il risultato della gestione finanziaria, salito a 30,5 milioni (+41,8%), grazie anche al contributo di Intermonte, acquisita nel corso dell’anno. Le commissioni lorde ricorrenti hanno toccato 1,13 miliardi (+8,6%). In crescita le commissioni di investimento, arrivate a 976,3 milioni (+7,2%), e le altre commissioni ricorrenti, aumentate del 18,6% grazie ai maggiori volumi di negoziazione e all’apporto delle attività di corporate advisory e trading legate proprio a Intermonte.

Investimenti e costi in aumento per sostenere la crescita

I costi operativi si sono attestati a 361,2 milioni (+22,9%), risentendo sia dell’ampliamento del perimetro dopo l’integrazione di Intermonte sia di spese straordinarie legate all’offerta pubblica di scambio di Mediobanca, poi decaduta, e all’avvio di nuovi progetti strategici.

Su base omogenea, la crescita dei costi “core” è stata più contenuta (+7,7%) e legata soprattutto agli investimenti in infrastrutture IT, piattaforme dati e soluzioni di intelligenza artificiale a supporto della rete dei consulenti. Nonostante l’aumento degli investimenti, gli indicatori di efficienza restano su livelli considerati best practice nel settore, con un Cost/Income ratio rettificato al 39%. In calo invece accantonamenti e rettifiche di valore nette, scese a 105,3 milioni (-10,3%). Sul risultato fiscale ha inciso positivamente anche il recupero di 39 milioni di euro di versamenti IRAP a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Un quarto trimestre in forte accelerazione

L’ultimo trimestre dell’anno ha mostrato un’accelerazione significativa: l’utile netto è salito a 131,2 milioni (+41,7%), sostenuto dall’aumento della componente ricorrente e dal recupero fiscale straordinario. Il margine di intermediazione trimestrale ha raggiunto 277,7 milioni (+7,8%), con commissioni ricorrenti in crescita del 15,7%. I costi operativi trimestrali si sono attestati a 108,7 milioni, includendo componenti straordinarie, mentre il risultato pre-tasse ha toccato 156,9 milioni (+33,9%).

Infine, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’assemblea la distribuzione di dividendi complessivi per 338,9 milioni di euro, pari a 2,90 euro per azione, con un pay-out del 76% dell’utile consolidato. Al prezzo di inizio febbraio 2026, il rendimento stimato del dividendo si attesta intorno al 5%. La cedola sarà distribuita in due tranche: 2,20 euro nel maggio 2026 e 0,70 euro nel febbraio 2027. Inoltre, è confermato il pagamento della seconda tranche del dividendo 2024 pari a 0,65 euro per azione nel febbraio 2026.