Dopo il violento sell-off che ha colpito i mercati dei metalli preziosi, oro e argento tornano a salire. Nella seduta di oggi, martedì 3 febbraio, i prezzi hanno recuperato parte delle perdite subite nei giorni precedenti, quando l’oro aveva registrato il peggior ribasso giornaliero degli ultimi decenni e l’argento era crollato di circa il 30%, segnando la peggiore performance intraday dal 1980.
L’oro spot è arrivato a guadagnare fino al 4%, riportandosi sopra quota 4.770 dollari l’oncia, mentre i future a New York hanno oscillato intorno ai 4.790 dollari. Più marcato il recupero dell’argento, con rialzi intraday vicini all’8% e prezzi tornati sopra gli 81 dollari l’oncia.
Più riassetto che inversione di tendenza
Il rimbalzo riflette una rivalutazione da parte degli investitori, chiamati a capire se il crollo rappresenti un punto di svolta strutturale o una reazione eccessiva a fattori di breve periodo. Secondo Deutsche Bank, la seconda ipotesi appare più probabile.
Gli strategist dell’istituto tedesco sottolineano come l’entità della correzione sia stata amplificata da un posizionamento speculativo elevato, accumulatosi nei mesi precedenti. Tuttavia, questi elementi non basterebbero da soli a giustificare la violenza del movimento.
“L’aggiustamento dei prezzi dei metalli preziosi ha sovrastimato la portata dei catalizzatori immediati. Inoltre, le intenzioni degli investitori – ufficiali, istituzionali e individuali – non sembrano essere cambiate in senso negativo», hanno dichiarato gli analisti della banca tedesca a CNBC.
Alla base del sell-off delle scorse sedute hanno contribuito una combinazione di fattori: il rafforzamento del dollaro, il riemergere di aspettative su un cambio di rotta alla guida della Federal Reserve dopo la nomina di Kevin Warsh da parte del presidente Donald Trump, e le prese di profitto in vista del fine settimana dopo mesi di forti rialzi.
Elementi che, secondo gli analisti, hanno agito più da innesco tecnico che da segnale di un mutamento profondo del contesto macrofinanziario.
Da punto di vista dell’analisi tecnica, David Pascucci, analista di mercato per XTB, fa notare:
“Oro e argento si trovano sui supporti di lungo termine, i 70 dollari per l’argento, i 4400 dollari l’oncia per l’oro, livelli che ieri sono stati rispettati come tali e che hanno portato ad un forte recupero che vede ora l’argento a 85 dollari e l’oro a 4890 dollari. La dinamica dei prezzi su base mensile rimane ancora rialzista ma ció che preoccupa ora é la distanza dei prezzi dai massimi storici visti solamente qualche giorno fa, livelli difficili da raggiungere di nuovo se non con una nuova ondata di volatilitá che di fatto presenterebbe nuovamente gli stessi problemi visti proprio nei giorni scorsi. Nel frattempo, il Cme presenta il nuovo contratto future per l’argento, un contratto da 100 once che permette ad operatori con capitale più limitato di operare sull’exchange”.
I fondamentali dell’oro restano solidi
Il quadro di fondo per l’oro, sostengono le banche d’affari, rimane favorevole. Deutsche Bank evidenzia come i driver tematici – incertezza geopolitica, tensioni commerciali, sostenibilità del debito pubblico nei Paesi avanzati e strategie di diversificazione delle riserve – siano ancora pienamente operativi.
Una lettura condivisa anche da Barclays, che riconosce eccessi nelle valutazioni e nel posizionamento, ma ritiene che la “domanda di fondo” per l’oro possa rimanere resiliente in un contesto di politiche fiscali espansive e rischi geopolitici persistenti. Un quadro ben diverso, sottolineano gli analisti, rispetto alle fasi di debolezza strutturale osservate negli anni Ottanta o nel 2013.
L’argento tra volatilità e domanda industriale
Più complesso il caso dell’argento, tradizionalmente caratterizzato da una volatilità superiore rispetto all’oro e da una maggiore partecipazione degli investitori retail. Secondo quanto detto da Zavier Wong, market analyst di eToro alla CNBC, il posizionamento speculativo ha avuto un ruolo rilevante nel movimento recente, rendendo il metallo “più sensibile ai cambiamenti repentini del sentiment”.
Attribuire però l’intera dinamica alla speculazione sarebbe riduttivo, sottolineano gli esperti, facendo notare che comunque l’argento beneficia di una domanda industriale strutturalmente in crescita, legata in particolare ai data center, all’intelligenza artificiale e soprattutto al settore del solare.
Uno studio pubblicato a gennaio e citato dalla CNBC prevede che la domanda globale di argento possa salire tra le 48mila e le 54mila tonnellate annue entro il 2030, trainata dall’adozione di tecnologie fotovoltaiche sempre più “silver-intensive”. A fronte di una produzione stimata intorno alle 34mila tonnellate, il mercato rischia un deficit strutturale, con solo il 62-70% della domanda coperta dall’offerta.
Il solo comparto solare potrebbe assorbire fino a 14mila tonnellate l’anno, pari a oltre il 40% della produzione globale. «Quella domanda non è scomparsa – osserva Wong –. Piuttosto, l’argento ha corso troppo velocemente, come spesso accade nelle fasi di mercato più forti».