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Archiviati con largo anticipo i target per il 2026, fissati in precedenza a 4.900 dollari l’oncia, gli strategist di Goldman Sachs hanno rivisto significativamente al rialzo le loro previsioni sull’oro. La banca d’affari statunitense ora indica un obiettivo di fine anno 5.400 dollari l’oncia, segnalando come il mercato abbia imboccato una traiettoria strutturalmente più elevata rispetto al recente passato.
Cosa c’è dietro la view bullish
Secondo Goldman Sachs, il rialzo dell’oro non è riconducibile soltanto a fattori contingenti. Alla base del movimento vi è una domanda strutturalmente solida, sostenuta dagli acquisti delle banche centrali dei Paesi emergenti e dalla crescente diversificazione degli investitori privati. Nel report diffuso mercoledì, la banca evidenzia come questi soggetti, che utilizzano l’oro come copertura contro i rischi di politica economica globale, difficilmente procederanno a liquidazioni nel 2026, contribuendo così a mantenere elevate le quotazioni di partenza.
Sul fronte monetario, le attese giocano un ruolo chiave. Goldman prevede che la Federal Reserve possa ridurre i tassi di riferimento complessivamente di 50 punti base nel 2026, scenario che favorirebbe un ritorno dei flussi verso gli ETF sull’oro nei mercati occidentali. Parallelamente, gli acquisti delle banche centrali dovrebbero attestarsi in media intorno alle 60 tonnellate, a conferma di una strategia di progressiva riduzione dell’esposizione al dollaro.
Una sequenza infinita di massimi storici
Il metallo prezioso continua a muoversi in territori inesplorati, aggiornando record con una frequenza ormai quasi routinaria. Nel corso del 2025, l’oro ha segnato nuovi massimi assoluti in oltre 550 occasioni, con una media superiore a una volta a settimana, chiudendo l’anno con un progresso prossimo al 60%. L’inizio del nuovo anno non ha invertito la rotta: le quotazioni si muovono stabilmente in area 4.900 dollari e guardano con crescente convinzione alla soglia simbolica dei 5.000 dollari.
La spinta rialzista si è intensificata nelle ultime sedute, alimentata da un rinnovato clima di avversione al rischio. Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia hanno riacceso le tensioni geopolitiche, mentre il World Economic Forum di Davos ha fatto emergere un confronto sempre più aspro tra Washington e Bruxelles. In questo contesto, i mercati azionari globali hanno imboccato la via delle correzioni, mentre gli investitori hanno rafforzato l’esposizione ai beni rifugio, complice anche l’indebolimento del dollaro.
Le prospettive oltre il 2026
Oggi, sul mercato spot, il prezzo dell’oro prende fiato (-0,16% a 4.822,9600 dollari l’oncia) dopo il rally della vigilia, seduta durante la quale ha toccato un nuovo massimo storico a 4.878,30 dollari.
Nonostante un rally già straordinario, le aspettative degli analisti restano orientate al rialzo. Il World Gold Council sottolinea come l’incertezza macroeconomica e l’elevata volatilità finanziaria potrebbero continuare a sostenere l’oro anche nel 2026. JP Morgan prevede una media dei prezzi intorno ai 5.055 dollari nell’ultimo trimestre del 2026, con un possibile approdo a 5.400 dollari entro la fine del 2027.
In questo scenario, le precedenti stime appaiono ormai superate. Come abbiamo detto target di 4.900 dollari indicato da Goldman Sachs per fine 2026 è stato centrato con mesi di anticipo, mentre le proiezioni più prudenti di Morgan Stanley, ferme a 4.400 dollari, risultano ampiamente distanziate dalla realtà dei mercati.