Economia

Scontro ai vertici di Mps: il nodo Mediobanca divide Lovaglio e Caltagirone

Tensioni sempre più evidenti ai vertici di Monte dei Paschi di Siena, dove lo scontro tra l’amministratore delegato Luigi Lovaglio e l’imprenditore e investitore Francesco Gaetano Caltagirone rischia di avere conseguenze rilevanti sugli equilibri del gruppo. A ricostruire il quadro è il Financial Times, che parla apertamente di una frattura strategica legata al futuro di Mediobanca e, soprattutto, alla partecipazione nel gruppo assicurativo Generali.

Secondo il quotidiano finanziario britannico, il dissenso nasce dall’ipotesi di una fusione piena tra Mps e Mediobanca, un’operazione che avrebbe effetti profondi sull’assetto azionario e sul controllo delle partecipazioni chiave. In particolare, l’eventuale integrazione porterebbe al delisting di Mediobanca e al trasferimento sotto il controllo di Mps della quota del 13% detenuta in Generali.

Il cuore del conflitto: Generali

È proprio questo il punto più sensibile. Caltagirone, oggi uno degli investitori più influenti della finanza italiana, ha costruito negli anni una rete di partecipazioni che ruota attorno a Generali, di cui è il terzo maggiore azionista, dopo Mediobanca e Delfin. Lo spostamento della partecipazione sotto Mps ridurrebbe in modo significativo la sua capacità di incidere sulle scelte strategiche del gruppo assicurativo.

Al contrario, una simile configurazione darebbe a Lovaglio maggiore libertà di manovra, inclusa la possibilità di decidere in autonomia il futuro della quota, anche valutandone una cessione. Una prospettiva che, secondo le fonti citate dal Financial Times, rappresenta un punto di non ritorno nello scontro tra le due visioni.

Un rischio per la governance

Il braccio di ferro non è solo industriale, ma anche di governance. Sempre secondo il Financial Times, tra gli alleati di Lovaglio cresce il timore che Caltagirone stia lavorando per mettere in discussione la sua permanenza alla guida di Mps. Un’ipotesi che acquista peso alla luce delle prossime scadenze: il mandato triennale dell’attuale consiglio di amministrazione scadrà ad aprile.

In questo contesto si inserisce la decisione del comitato nomine di Mps, che nei giorni scorsi ha raccomandato di escludere Lovaglio dal processo di selezione dei candidati per il nuovo consiglio, a causa del suo coinvolgimento in un’indagine giudiziaria. Una scelta che ha ulteriormente irrigidito il confronto interno.

L’attenzione delle autorità e il nodo giudiziario

Il dossier Mps–Mediobanca è seguito con attenzione anche dalle autorità italiane. Come riportato dal Financial Times, sono sotto esame non solo i contorni dell’operazione, ma anche i ruoli di Lovaglio, Caltagirone e di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, azionista rilevante del gruppo.

Lovaglio, Caltagirone e il presidente di Delfin, Francesco Milleri, risultano tutti indagati, pur respingendo ogni accusa. Nonostante ciò, lo scorso anno il consiglio di amministrazione di Mps aveva confermato la fiducia nell’amministratore delegato, sottolineando che la decisione finale su un eventuale nuovo mandato spetterà all’intero board e non al solo comitato.

Le promesse agli investitori e le incognite sul mercato

Sul tavolo resta anche il tema industriale. Lovaglio ha promesso agli investitori sinergie superiori ai 700 milioni di euro, obiettivo che – secondo quanto spiegato – sarebbe difficilmente raggiungibile senza una fusione completa. Nel piano presentato al mercato, Mediobanca resterebbe formalmente un’entità giuridica autonoma, ma asset strategici come il wealth management e la partecipazione in Generali verrebbero accentrati nella capogruppo.

Intanto, nelle ultime settimane si sono rincorse indiscrezioni su una possibile uscita di Delfin dal capitale di Mps. Voci smentite sia da UniCredit, indicata come potenziale acquirente, sia dalla stessa Delfin, che ha ribadito il proprio ruolo di investitore di lungo periodo e il sostegno all’attuale management.

La vicenda, conclude il Financial Times, rischia di innervosire gli investitori in una fase già delicata per il settore bancario italiano, attraversato da una nuova stagione di consolidamento. Il confronto tra grandi azionisti, management e autorità si preannuncia come uno dei passaggi chiave dei prossimi mesi, non solo per il futuro di Mps, ma per l’intero equilibrio della finanza italiana.