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L’Italia si conferma il fanalino di coda tra le economie avanzate. È la fotografia dell’economia globale da 117 mila miliardi di dollari scattata dal Fondo monetario internazionale (Fmi) nel World Economic Outlook e sintetizzata in un’infografica di Visual Capitalist. Al centro della scena ci sono gli Stati Uniti, il cui Pil da 30,6 trilioni di dollari equivale a quello di Cina, Germania e Giappone messi insieme. In questo scenario, l’Italia continua a perdere colpi, confermandosi ultima tra le grandi economie europee.
Pil Italia, fanalino dei Paesi industrializzati
Nel ranking delle 50 maggiori economie mondiali, l’Italia si colloca all’ottavo posto. Una posizione di rilievo, che tuttavia racconta più il peso del passato che la spinta del presente. Negli ultimi 25 anni, infatti, l’economia italiana ha registrato una crescita media annua reale di appena lo 0,4%, una delle più basse tra i grandi Paesi avanzati.
Un dato che emerge con forza se confrontato non solo con gli Stati Uniti (2,1%), ma anche con le altre economie europee: tra il 2000 e il 2025, la crescita media francese è stata pari all’1,2%. Meglio ancora hanno fatto il Regno Unito, il cui Pil ha segnato un aumento medio dell’1,6% mentre la Germania si è fermata a +1%. Nettamente più veloce la Spagna, che ha fatto, nello stesso periodo, +1,7%.
Il confronto con altri Paesi europei sul terreno del Pil cumulativo 2020-2025 rafforza il messaggio. Negli ultimi 25 anni, il Pil italiano è cresciuto appena il 10% in termini reali, contro il 70% degli Usa. La crescita italiana è la più bassa tra i grandi Paesi europei: Francia (+35%), Germania (+28%) e Spagna (+50%).

Il confronto globale: chi accelera e chi rallenta
Nel 2025 l’economia mondiale appare dunque sempre più polarizzata. Da un lato, gli Stati Uniti consolidano una leadership che non è solo dimensionale ma anche dinamica: in termini reali, il Pil americano è cresciuto di quasi il 70% in un quarto di secolo. Dall’altro, l’Asia continua a essere il principale motore della crescita. L’India, con un tasso di espansione atteso del 6,6%, si avvia a superare il Giappone e a diventare la quarta economia mondiale, forte di una demografia favorevole e di una crescente integrazione nelle catene globali del valore.
In Europa il quadro è più fragile. La Germania, tradizionale locomotiva del continente, ha vissuto due anni di contrazione e nel 2025 è attesa a una crescita marginale (+0,2%), frenata dal rallentamento manifatturiero e da una produttività stagnante. Francia e Italia non fanno molto meglio, con tassi medi di lungo periodo ben al di sotto del 2%.
Per l’Italia, la visualizzazione dell’economia mondiale offre uno spunto di riflessione: il Paese resta tra le prime dieci economie del pianeta, ma rischia di scivolare progressivamente ai margini se la crescita resta anemica. In un mondo che cresce, anche lentamente, intorno al 3%, un Pil che avanza meno dell’1% significa perdere peso relativo.
