Mercati

JPMorgan bullish sullo S&P 500: verso quota 7.500 punti entro il 2026 (e oltre)

Il mercato azionario statunitense sembra destinato a vivere una nuova fase di rialzi  sulle ali dell’AI che, ancora una volta, appare come il fattore discriminante tra chi beneficerà del prossimo ciclo espansivo e chi rischierà di restare indietro. Ne sono convinti gli analisti di JPMorgan, che hanno diffuso una previsione destinata a fare rumore: l’S&P 500 potrebbe raggiungere quota 7.500 punti entro il 2026 (+10% circa rispetto ai valori attuali, dopo il +16% messo a segno da inizio anno) , e potrebbe addirittura spingersi oltre gli 8.000 punti se la Federal Reserve accelerasse il ciclo di tagli dei tassi. Una chiamata che arriva in un momento in cui i grandi titoli tech, Nvidia in testa, iniziano a mostrare quei segnali di nervosismo tipici delle fasi di valutazioni molto tese.

La formula JPMorgan

La tesi di JPMorgan si fonda sull’idea che il mercato non stia ancora prezzando completamente l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività. Gli analisti della banca si aspettano una crescita degli utili compresa tra il 13% e il 15% nei prossimi due anni, sostenuta dall’espansione dei margini, dalla crescente capacità delle aziende di remunerare gli azionisti e da un quadro normativo potenzialmente più favorevole. Le valutazioni oggi elevate, secondo questa lettura, non sarebbero quindi irrazionali, ma rifletterebbero l’avvicinarsi di una fase economica più efficiente, capace di sostenere multipli più generosi.

L’ondata di investimenti AI che cambia gli equilibri globali

Il principale motore della previsione è la gigantesca ondata di investimenti che sta ridisegnando il panorama tecnologico globale. Alphabet ha annunciato per il 2025 oltre 91 miliardi di dollari in spese di capitale, Microsoft supererà quota 80 miliardi, mentre Meta punta fino a 70 miliardi l’anno, tutti concentrati nello sviluppo di infrastrutture AI e data center. Sommando Amazon e gli altri grandi operatori, la spesa annuale complessiva delle big tech oltrepassa i 200 miliardi di dollari.

JPMorgan ritiene che questa “AI capex wave” rappresenti il più grande salto infrastrutturale dai tempi dell’esplosione di Internet, con effetti potenzialmente dirompenti sulla produttività delle imprese e sulla redditività di interi settori. È proprio questo elemento, insieme alla possibilità di un allentamento monetario più rapido, che potrebbe fornire all’S&P 500 quella spinta extra necessaria a sfondare la soglia degli 8.000 punti.

Valutazioni elevate, mercato concentrato e il rischio di scosse

L’ottimismo degli analisti, però, convive con alcune criticità. Come sottolineano numerosi osservatori, la concentrazione del mercato statunitense non è mai stata così marcata: i Magnificent 7 rappresentano ormai circa il 38% della capitalizzazione complessiva dell’S&P 500. Una simile dipendenza dai grandi nomi rende l’indice più vulnerabile a eventuali revisioni al ribasso delle aspettative sui singoli titoli, soprattutto quelli più esposti alla narrativa dell’AI. Le valutazioni particolarmente elevate, inoltre, aprono interrogativi su quanto spazio residuo ci sia per ulteriori rialzi in assenza di un’accelerazione reale degli utili.

Il confronto con le altre case d’affari

C’è da dire che la chiamata di JPMorgan non è isolata. Deutsche Bank stima l’S&P 500 a 8.000 punti entro la fine del 2026, mentre Morgan Stanley prevede un approdo a 7.800 sostenuto da una leadership americana negli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Goldman Sachs punta a 7.600, forte di una lettura ottimistica sulla produttività, e HSBC si allinea sulla soglia dei 7.500, pur evidenziando i rischi di un’economia sempre più “a K”, con benefici concentrati nella parte più benestante della popolazione.