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Moody’s rialza il giudizio sull’Italia dopo quasi un quarto di secolo, cosa significa per spread, BTp e investitori esteri

Le previsioni sono state centrate. Lo scorso venerdì 21 novembre, Moody’s ha rimesso mano al rating dell’Italia per la prima volta dal maggio 2002, alzando il merito di credito sovrano da Baa3 a Baa2, che passa così dal gradino più basso dell’investment grade a un livello meno esposto alle turbolenze internazionali. L’outlook passa da positivo a stabile, segnale di una traiettoria economica che – secondo Moody’s – ha ritrovato coerenza e affidabilità. Nel merito, Moody’s attribuisce il miglioramento alla maggiore continuità delle politiche economiche, alla disciplina di bilancio e al passo avanti realizzato nell’attuazione del Pnrr, specialmente sul fronte delle milestone e dei target raggiunti.

Stabilità politica, Pnrr e percorso di rientro dal deficit

L’Italia, ricorda l’agenzia di rating, ha rivisto al ribasso il deficit atteso per il 2025 al 3% del Pil, con l’obiettivo di scendere sotto questa soglia già nei prossimi mesi, anticipando l’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi. Un percorso che poggia su maggiori entrate fiscali, minori costi del debito e un rafforzamento della cornice politica, considerata negli ultimi anni uno dei fattori di vulnerabilità.
Moody’s sottolinea come l’elevato debito pubblico italiano – oltre il 137% del Pil – potrà iniziare a ridursi gradualmente dal 2027, a condizione che la crescita rimanga sostenuta e gli avanzi primari continuino a migliorare. La tenuta del sistema bancario, i bilanci solidi delle imprese e una buona posizione sull’estero restano ulteriori elementi di stabilità.

Le sette promozioni che hanno segnato l’anno dei BTp

Il giudizio di Moody’s è solo l’ultimo tassello di una catena senza precedenti di sette upgrade arrivati nel corso del 2025. Come ricostruito dal Sole 24 Ore, S&P ha aperto la stagione delle promozioni ad aprile, Fitch ha seguito a settembre e DBRS e Scope hanno completato il quadro in autunno. Un susseguirsi di valutazioni positive che ha accompagnato un anno definito “ricco di record” per i BTp.

Mentre nel resto dell’Eurozona i rendimenti dei titoli decennali sono risaliti, quelli italiani hanno mostrato una dinamica opposta: il BTp decennale è sceso dal 3,52% di fine 2024 al 3,46%. Una flessione lieve ma significativa, soprattutto se confrontata con il balzo del Bund tedesco (+34 punti base), dei titoli francesi e irlandesi (+28), del Portogallo (+20), della Spagna (+15) e perfino della Grecia (+10).

Spread in discesa

Il rafforzamento dei conti pubblici ha avuto un impatto diretto sugli spread, che per l’Italia si sono ridotti di 40 punti baserispetto al Bund. La dinamica è stata favorita anche dalla scelta del governo tedesco di disattivare il freno al debito, mossa che ha spinto verso l’alto i rendimenti tedeschi e ristretto la forbice con i Paesi periferici.

Per l’Italia, la contrazione dello spread è stata un sostegno chiave alla riduzione della spesa per interessi. Secondo simulazioni citate dal Sole 24 Ore, la frenata dei rendimenti rispetto alle ipotesi di bilancio dello scorso autunno ha prodotto risparmi potenziali nell’ordine di 17,1 miliardi in cinque anni, contribuendo in modo non marginale al rientro del deficit che  Bruxelles calcola oggi al 2,98%.

Il miglioramento del merito di credito non è solo un fatto politico: pesa molto di più agli occhi degli investitori globali, che nell’ultimo anno hanno mostrato un rinnovato appetito per i BTp. Dai dati Bankitalia aggiornati ad agosto, emerge infatti che nei portafogli esteri si trovano 1.038,4 miliardi di debito italiano, pari al 33,7% del totale, massimo da dieci anni e in crescita di oltre 121 miliardi rispetto a inizio anno.