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Italia al test Moody’s. L’agenzia americana potrebbe annunciare stasera, a mercati chiusi, la prima promozione del rating italiano dal lontano maggio 2002. Un evento che avrebbe il sapore del segnale storico e che suggellerebbe un clima di fiducia crescente nei confronti dei conti pubblici tricolore e della gestione economica nazionale.
Italia: atteso il giudizio di Moody’s
Il presupposto per un upgrade è stato posto già lo scorso maggio, quando Moody’s aveva migliorato l’outlook da stabile a positivo pur confermando il rating a Baa3, l’ultimo gradino dell’investment grade. La revisione arrivava dopo una performance di bilancio superiore alle attese e un quadro politico più stabile. Due elementi che avevano aperto la porta a un potenziale miglioramento sul merito di credito.
Da allora il governo guidato da Giorgia Meloni ha continuato a lavorare sul riequilibrio dei conti. Per il 2025 è stata confermata una stima di deficit al 3% del Pil, centrando con un anno di anticipo il parametro europeo. Il risultato è frutto di maggiori entrate fiscali e di una riduzione dei costi di servizio del debito, resa possibile da una gestione prudente delle emissioni e da una curva dei rendimenti più favorevole.
Secondo Citi, “la performance dei conti pubblici italiani continua a sorprendere in positivo”. Gli analisti evidenziano la fine delle misure fiscali più onerose, come il superbonus, e il buon andamento del mercato del lavoro, sostenuto anche dal Pnrr. Per la banca, i fondamentali positivi non risultano ancora pienamente incorporati nel rating, rimasto sui livelli del 2015-2016.
L’eventuale upgrade avrebbe un peso simbolico non indifferente. Sono oltre 23 anni che Moody’s non migliora il giudizio sull’Italia: l’ultima mossa fu infatti una retrocessione, nel 2018, nel pieno delle tensioni sui conti pubblici.
Non mancano, però, le ombre. L’Italia deve ancora fare i conti con un invecchiamento demografico marcato e con un debito pubblico tra i più elevati dell’area euro. A ciò si aggiungono tensioni commerciali globali che accentuano una crescita economica strutturalmente debole. Per il prossimo anno, il governo stima un Pil in aumento dello 0,5%, in lieve calo rispetto allo 0,7% del 2023.
Cosa hanno deciso le altre agenzie
Nel frattempo, il resto del panorama delle agenzie di rating ha offerto segnali più incoraggianti. Fitch ha alzato il proprio giudizio a BBB+, DBRS ha portato la valutazione ad A (low), mentre Scope ha rivisto a positivo l’outlook su BBB+. S&P ha invece confermato il rating BBB+ con outlook stabile, dopo la promozione arrivata sei mesi fa. Un eventuale passo avanti di Moody’s completerebbe così una stagione autunnale di upgrade.
Mercati in anticipo: Btp ai massimi da 15 anni
I mercati sembrano già aver espresso il loro verdetto. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è sceso di circa 40 punti base dall’inizio di settembre, stabilizzandosi intorno ai 75 punti: un livello che non si vedeva da quindici anni. Per UniCredit, un upgrade da parte di Moody’s rappresenterebbe “un altro tassello nel trend costruttivo sulla solidità creditizia del Paese”, pur sottolineando che l’agenzia resta la più prudente del gruppo. BBVA assegna una probabilità del 60% a una promozione, ricordando anche la scelta di Moody’s di non declassare la Francia, limitandosi a modificare l’outlook.