Si avvicina la sesta edizione dell’Italian Insurtech Summit, che andrà in scena giovedì 20 e venerdì 21 al Milano Luiss Hub e vede l’inclusività come valore aggiunto per il futuro dell’industry. Un evento che sta assumendo sempre più un ruolo centrale nell’innovazione assicurativa nazionale e al quale è possibile iscriversi cliccando qui. Per approfondire quelli che saranno gli spunti offerti dalla kermesse abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association e Andrea Birolo, Head of Corporate Venture Capital, Reale Group.
Partiamo da lei, Presidente. Alla vigilia dell’Italian Insurtech Summit 2025, quali sono gli elementi di svolta da tenere d’occhio nel mondo Insurtech e che l’associazione intende porre al centro del dibattito, anche alla luce del tema dell’“Insurance Inclusion” – che è anche il titolo del suo nuovo libro – scelto per questa edizione?
“Siamo in una fase in cui la trasformazione digitale ha ormai raggiunto un livello di maturità tale da non potersi più misurare solo in termini di efficienza tecnologica. Oggi la vera sfida è capire come la digitalizzazione possa diventare uno strumento di inclusione, di accessibilità e di fiducia. Negli ultimi anni il settore ha investito molto in piattaforme, intelligenza artificiale e nuovi modelli di distribuzione; ora serve un cambio di passo: passare dall’innovazione come fine all’innovazione come mezzo per ridurre le distanze tra mercato e persone. L’Insurance Inclusion rappresenta proprio questo passaggio culturale. Significa mettere al centro il diritto alla protezione, non solo la disponibilità del prodotto. In un Paese dove il gap di protezione resta elevato, e dove milioni di famiglie e imprese non sono ancora coperte da alcuna forma assicurativa, è necessario utilizzare la tecnologia per semplificare, spiegare e rendere l’assicurazione più comprensibile e accessibile. Il tema che abbiamo scelto per il Summit, e che è approfondito anche da un nuovo libro “Insurance Inclusion – Più polizze, per tutti, ovunque”, edito da Egea Edizioni, nasce da questa consapevolezza: la digitalizzazione è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Perché produca un reale impatto serve un salto culturale che renda l’assicurazione un linguaggio quotidiano, non un ambito specialistico. Il settore assicurativo italiano, per tradizione e struttura, tende a parlare a chi è già assicurato, non a chi ne avrebbe più bisogno. Per questo dobbiamo lavorare sull’inclusione non come concetto astratto, ma come obiettivo industriale e sociale. L’innovazione deve tradursi in polizze più chiare, processi più semplici, canali ibridi che uniscano il digitale alla relazione umana. Solo così potremo costruire un sistema in grado di intercettare nuovi pubblici, colmare i divari territoriali e generazionali, e restituire all’assicurazione il suo valore originario: proteggere, non solo vendere”.
L’Italia è spesso indicata come un Paese “in ritardo” nell’innovazione assicurativa: come potrà il summit contribuire a colmare quel gap e trasformare le intenzioni in risultati misurabili?
“Il ritardo italiano è il risultato di più fattori: culturali, regolatori e di percezione. Per anni l’assicurazione è stata percepita come complessa, distante, poco trasparente. Ma oggi ci sono tutte le condizioni per invertire la rotta. La trasformazione tecnologica e l’obbligo di copertura contro le calamità naturali (CatNat) stanno portando sul mercato nuove imprese e nuovi bisogni di protezione. È un passaggio che può generare un salto di consapevolezza collettiva, ma solo se il settore saprà accompagnarlo con un impegno reale sul fronte dell’educazione, della semplificazione e della trasparenza. Il Summit nasce con questa funzione: offrire uno spazio in cui compagnie, startup, istituzioni e tech player possano confrontarsi su soluzioni concrete, misurabili, replicabili. Colmare questo gap significa, in fondo, passare da un modello di protezione reattivo a uno proattivo, capace di prevenire e accompagnare i cittadini e le imprese nei momenti di vulnerabilità. È un processo che richiede dati, tecnologia, ma soprattutto collaborazione. Se riusciremo a costruire un ecosistema aperto e orientato alla fiducia, l’Italia potrà trasformare la propria arretratezza in un vantaggio competitivo, diventando un laboratorio di innovazione assicurativa inclusiva a livello europeo”.
Proseguiamo con Lei, dott. Birolo. In qualità di partner dell’evento, come vede il ruolo della vostra compagnia nell’ecosistema Insurtech e quali progetti concreti state portando avanti per dare corpo a questa visione?
“Reale Group riconosce nell’innovazione e nell’Insurtech un pilastro strategico per l’evoluzione del proprio modello di business. In questa prospettiva, il Gruppo intende assumere un ruolo di orchestratore di ecosistemi, in particolare negli ambiti Salute e Living & Property, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni e servizi integrati in grado di generare valore sostenibile per soci e partner.
La strategia si fonda su un approccio sempre più nativamente data-driven e su un modello di collaborazione aperta con l’ecosistema esterno, che comprende sia startup che realtà consolidate in grado di accelerare la trasformazione digitale. Un esempio concreto è Blue Health Center, l’innovativo centro medicale digitale di Reale Group dedicato alla proposizione di servizi di digital health volti a migliorare la vita delle persone, delle aziende e delle comunità con soluzioni innovative e digitali e dove competenze mediche e tecnologie digitali si integrano per sperimentare nuovi modelli di servizio. Parallelamente, il programma di Reale Group volto a diffondere la cultura del dato e dell’intelligenza artificiale all’interno del Gruppo rappresenta un importante progetto di change management interno ed ha l’obiettivo di estenderne progressivamente l’applicazione anche all’ecosistema dei nostri partner”.
L’evento metterà in luce tematiche come l’intelligenza artificiale, l’open insurance e le piattaforme digitali: quali di queste ritiene più strategica per il vostro gruppo in futuro e perché?
“Per Reale Group le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale rappresentano due leve strategiche complementari per lo sviluppo futuro. In ambito AI, il Gruppo sta adottando un modello di responsible e distributed AI, che coniuga la rapidità di adozione con solidi principi di governance, sicurezza e trasparenza nell’utilizzo dei dati. L’obiettivo è integrare progressivamente – come già stiamo facendo – l’AI nei processi core e di relazione, abilitando una trasformazione profonda e sostenibile del business. Parallelamente, le piattaforme digitali costituiscono un asset centrale per l’evoluzione della relazione con i clienti. Reale Group, attraverso l’adozione di logiche di UI design e UX research, di metodologie agile e di una roadmap evolutiva dei touchpoint digitali, vuole garantire esperienze fluide, accessibili e coerenti su tutti i touchpoint digitali, accompagnando l’utente lungo l’intero customer journey. A ciò si affianca la volontà di definire e sviluppare contenuti digitali pienamente allineati al percorso strategico del Gruppo, concepiti per rafforzare la prossimità con il cliente e veicolare valore informativo e relazionale. L’intersezione tra AI e piattaforme digitali consentirà di offrire interazioni sempre più personalizzate e proattive, consolidando il posizionamento del Gruppo come punto di riferimento per innovazione, sostenibilità e centralità del cliente nel settore assicurativo”.