Michael Burry (The Big Short) scommette contro Nvidia e Palantir: la grande corsa dell’AI è a rischio?
Fonte: Getty
Il finanziere americano Michael Burry torna a scommettere contro il consenso. Dopo aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 – una intuizione resa celebre dal film The Big Short – il gestore di Scion Asset Management punta ora contro Nvidia, simbolo della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e società più chiacchierata di Wall Street negli ultimi due anni.
Una scommessa da oltre un miliardo di dollari
Secondo i documenti depositati presso la Sec, Burry avrebbe acquistato opzioni put su circa un milione di azioni Nvidia, una scommessa ribassista del valore di 187 milioni di dollari, affiancata da un’operazione ancora più ampia su Palantir, software house diventata uno dei nomi più caldi della corsa all’AI.
Complessivamente le posizioni ribassiste superano 1,1 miliardi di dollari, un importo che lo colloca tra i più aggressivi scommettitori contro il settore. Le put option consentono di guadagnare se il prezzo dell’azione scende sotto una soglia prestabilita: un’operazione che, nella sua logica, punta a intercettare un potenziale ridimensionamento dei valori stellari raggiunti dai titoli AI.
L’investitore ritiene, dunque, che il mercato stia scontando scenari di crescita troppo ottimistici, in particolare sul fronte della domanda di chip per addestrare modelli di AI generativa. E ha già dichiarato di vedere “dinamiche tipiche di una bolla”, con valutazioni che si gonfiano più rapidamente degli utili e un eccesso di capitale che rincorre qualunque asset legato all’intelligenza artificiale.
Il titolo NVIDIA
Il mercato per ora pare dargli ragione. Ieri il titolo Nvidia ha ceduto oltre il 6% (-7,5o% nelle ultime cinque sedute), ma rimane uno dei titoli migliori del 2025 (+22%). Per molti analisti, l’azienda fondata da Jensen Huang resta la beneficiaria principale della corsa globale all’AI generativa.
Analisti divisi
A Wall Street, però, la narrativa dominante è completamente diversa. Nvidia continua a essere indicata dagli analisti come una delle storie di crescita più solide del decennio. La domanda globale di capacità computazionale non mostra segnali di rallentamento: data center e colossi del cloud si stanno contendendo l’accesso ai chip della serie Blackwell, nuova generazione di processori capaci – secondo le previsioni – di raddoppiare le unità spedite nei prossimi 12-15 mesi.
Loop Capital, in uno dei report più aggressivi circolati nelle ultime settimane, parla addirittura di un possibile scenario di valutazione da 8.500 miliardi di dollari nel giro di pochi anni, alimentato da un fenomeno definito “golden wave”, l’onda dorata dell’adozione dell’AI. La view è condivisa da molti grandi nomi: per l’analista di Loop Capital, Ananda Baruah, Nvidia si trova “nelle primissime fasi del ciclo di adozione dell’intelligenza artificiale”. Non a caso, il target price è stato alzato a 350 dollari per azione, ben oltre le stime della maggior parte delle case d’investimento.
A spingere la fiducia contribuisce anche l’approvazione ottenuta da Microsoft per esportare chip avanzati negli Emirati Arabi Uniti, segnale di un mercato internazionale ancora molto ampio e poco esplorato.
La posizione ribassista di Burry, dunque, si inserisce in un contesto di entusiasmo quasi unanime. Burry ha già dimostrato in passato di saper vedere oltre l’entusiasmo generale, ma non sempre le sue intuizioni hanno generato ritorni. Per ora, il mercato continua a ignorarlo: il consenso degli analisti su Nvidia rimane “Strong Buy”, con un target medio che implica un potenziale rialzo di circa il 15%.
In sintesi, più che una scommessa contro un titolo, quella di Burry è una scommessa contro un intero paradigma tecnologico. Se avrà ragione, potrebbero aprirsi crepe nella narrativa dell’AI. Se avrà torto, Nvidia continuerà a dominare la più grande corsa all’innovazione degli ultimi decenni.