Portafogli gestiti da intermediari ai massimi storici: crescita trainata da titoli di Stato, azioni e fondi
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Il mercato finanziario italiano continua a crescere anche nella prima metà del 2025. Secondo l’ultimo Bollettino Statistico Intermediari pubblicato dalla Consob, al 30 giugno il valore complessivo degli strumenti finanziari detenuti presso intermediari vigilati ha raggiunto 4.220 miliardi di euro, in aumento del 3,7% rispetto ai 4.068 miliardi registrati alla fine del 2024. Si tratta del livello più alto da quando, nel 2010, l’Autorità ha avviato questo tipo di monitoraggio.
La fotografia è chiara: gli investitori italiani continuano ad allocare risorse in modo più articolato, privilegiando strumenti capaci di offrire rendimenti più interessanti rispetto ai depositi tradizionali, rimasti penalizzati dalla fase attuale dei tassi.
Dove si muove il risparmio
La crescita è trainata soprattutto da tre componenti:
- Azioni italiane, cresciute del 6,2%, grazie alle buone performance dei listini e alla ripresa dei comparti bancario ed energetico.
- Titoli di Stato, che segnano un +3,2%, confermando il ritorno di interesse degli investitori privati verso BTP e simili, considerati una forma di investimento relativamente sicura in fase di incertezza geopolitica.
- Fondi di investimento, aumentati del 3%, che continuano a rappresentare lo strumento di riferimento per chi cerca diversificazione e gestione professionale.
Si rafforza dunque una tendenza già visibile negli ultimi anni: una parte crescente dei risparmi viene spostata verso soluzioni finanziarie più sofisticate, spesso supportate dalla consulenza delle reti bancarie e delle piattaforme fintech.
Attività di investimento in forte accelerazione
Il primo semestre del 2025 evidenzia anche un aumento dell’attività legata ai servizi di investimento. Crescono in modo significativo la negoziazione in conto proprio, il collocamento di strumenti finanziari e l’esecuzione di ordini, mentre si osserva una leggera flessione nelle attività di semplice trasmissione ordini.
Molto dinamico anche il segmento assicurativo-finanziario: i prodotti a contenuto finanziario registrano una crescita dei premi lordi del 24,2%, con una spinta decisa dalle polizze unit linked. Questo conferma come molti risparmiatori cerchino oggi soluzioni che combinino protezione, pianificazione patrimoniale e possibilità di rendimento.
Patrimoni gestiti in aumento, ma utili in calo
Il patrimonio gestito dagli intermediari vigilati raggiunge a fine giugno 1.641 miliardi di euro, in crescita dell’1,2% rispetto alla fine del 2024. La spinta arriva sia dalle gestioni patrimoniali individuali sia dai fondi aperti italiani, che chiudono il semestre con una raccolta positiva. In questo contesto, obbligazionari e monetari tornano protagonisti, compensando i deflussi dai fondi azionari e flessibili.
Tuttavia, nonostante l’aumento delle masse in gestione, gli utili non seguono la stessa traiettoria. Le Sgr chiudono il semestre con 823 milioni di euro di utile, in calo rispetto allo scorso anno. Le commissioni aumentano, ma i costi operativi e il peso fiscale crescono ancora di più.
Le Sim registrano un utile netto di 54,4 milioni, anch’esso in diminuzione, sempre per effetto combinato di costi in aumento e margini più stretti. Si tratta di una dinamica ormai strutturale: crescere in volumi non significa automaticamente migliorare la redditività. La maggiore complessità regolamentare, l’aumento dei costi tecnologici e la concorrenza tra operatori stanno comprimendo i profitti.
Cosa significa per chi investe?
Per i risparmiatori italiani questo scenario presenta alcune tendenze chiare:
- Maggiore diversificazione dei portafogli.
- Ritorno dell’obbligazionario come componente centrale dell’investimento.
- Adozione crescente della consulenza finanziaria, anche digitale.
Il settore si sta muovendo verso modelli più efficienti, digitali e orientati al lungo periodo. La sfida per gli operatori sarà quella di garantire servizi evoluti, mantenendo però sostenibile la redditività in un contesto competitivo in rapido cambiamento.