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Euro digitale, verso un tetto da 3.000 euro per i portafogli digitali

Un portafoglio elettronico, accessibile tramite app o carta, con un tetto massimo di 3.000 euro per ciascun cittadino europeo. È questa l’ipotesi al centro delle analisi della Banca centrale europea (Bce) sul futuro euro digitale, la valuta virtuale che affiancherà contanti e pagamenti elettronici.
La decisione finale sul limite verrà presa solo alla vigilia del lancio ufficiale, ma la soglia dei 3mila euro è oggi l’opzione di riferimento indicata dal Parlamento europeo e condivisa, in via preliminare, dai ministri dell’Economia dell’Eurogruppo.

A che punto è il dossier europeo

Il Consiglio dell’Unione europea ha sbloccato il negoziato, aprendo la strada a una posizione comune sul quadro normativo. Nel 2026, il Parlamento europeo avvierà il “trilogo” con Commissione e Consiglio: un tavolo tecnico per definire l’architettura legislativa dell’euro digitale, dal funzionamento dei wallet alle modalità di emissione e distribuzione.
Bruxelles punta a concludere questa fase entro la fine del prossimo anno, in modo da avviare la sperimentazione su larga scala nel 2027. Vale la pena ricordare che l’euro digitale non sostituirà il contante, ma offrirà una nuova opzione di pagamento “pubblica”, gratuita per i cittadini e garantita dalla Bce. Un passo ulteriore verso la sovranità monetaria europea nell’era dei pagamenti digitali.

Il nodo della soglia massima

La questione cruciale resta il tetto di giacenza per i portafogli digitali. Le banche temono che somme elevate in euro digitali possano drenare liquidità dai depositi tradizionali. Per questo la cifra di 3mila euro per utente è vista come un compromesso: sufficiente per garantire l’uso quotidiano, ma non tale da destabilizzare il sistema bancario.

La Bce precisa che il limite non impedirebbe pagamenti superiori: per importi oltre soglia, i trasferimenti verrebbero effettuati direttamente dal conto corrente, mantenendo la tracciabilità e la sicurezza della moneta digitale pubblica.
Secondo la simulazione condotta dalla Bce, l’introduzione dell’euro digitale con un limite di 3mila euro determinerebbe un deflusso complessivo di circa 100 miliardi di euro dai depositi bancari, una cifra considerata “modesta” rispetto alla base di raccolta europea.
Il coefficiente medio di copertura della liquidità (Lcr) si ridurrebbe solo dal 166% al 163%, senza effetti sistemici. In altri termini, il nuovo strumento non minerebbe la stabilità finanziaria né ridurrebbe la capacità del sistema bancario di sostenere credito e investimenti.

Lo scenario peggiore

La Bce ha testato anche uno scenario di crisi estrema, con una fuga dai depositi bancari verso l’euro digitale. In questa ipotesi, definita “altamente improbabile”, il deflusso arriverebbe a 699 miliardi di euro (pari all’8,2% dei depositi a vista).
Anche in questo caso, però, solo 13 banche su oltre 2mila scenderebbero al di sotto della soglia di sicurezza prevista dagli standard di Basilea, e solo 9 istituti violerebbero temporaneamente il limite minimo dell’Lcr.

Francoforte sottolinea che un evento simile non si è mai verificato nei 25 anni di vita dell’euro.

Nel confronto con le stablecoin, le criptovalute ancorate al dollaro emesse da soggetti privati, la Bce rimarca la differenza fondamentale: i fondi in euro digitale resterebbero all’interno del bilancio della Banca centrale, mentre quelli convertiti in stablecoin uscirebbero dalla giurisdizione europea.
Per Francoforte, questo elemento fa dell’euro digitale un fattore di stabilità, non di rischio, in particolare in situazioni di tensione sui mercati.

Costi e infrastrutture per le banche

In generale, il capitolo euro digitale richiederà investimenti significativi per le banche. La Bce stima costi complessivi  tra 4 e 5,7 miliardi di euro, destinati all’adeguamento dei sistemi informatici, dei Pos e delle interfacce utente.
Un impegno rilevante, ma sostenibile: la mutualizzazione delle spese e le sinergie con i circuiti già esistenti dovrebbero ridurre l’impatto per i singoli istituti.

Per quanto riguarda infine i prossimi step, la fase legislativa proseguirà nel 2026 con l’obiettivo di chiudere il negoziato entro l’anno. L’implementazione operativa potrebbe iniziare tra il 2027 e il 2028.