Economia

Pensioni ottobre 2025: ecco quando arrivano (e cosa cambia dal 2026)

Archiviato settembre, i pensionati italiani si preparano al primo appuntamento autunnale con il pagamento delle pensioni. Come ogni mese, il calendario è già definito e le regole restano quelle ormai consolidate. La vera novità riguarda però il 2026, quando scatterà la nuova rivalutazione degli assegni legata all’inflazione.

Pagamenti pensioni di ottobre: quando arrivano

Per chi ha optato per l’accredito su conto corrente, bancario o postale, non ci sono sorprese: la pensione di ottobre sarà disponibile già da mercoledì 1° ottobre, primo giorno bancabile del mese. L’accredito è automatico e non cambia nulla tra Poste e banche. Da ricordare che, per importi superiori a mille euro, il pagamento in contanti non è consentito: serve necessariamente un conto con Iban.

Chi invece preferisce il ritiro in contanti agli sportelli postali dovrà fare i conti con il calendario alfabetico predisposto da Poste Italiane. Non è un obbligo, ma un accorgimento utile per evitare code eccessive e gestire meglio i flussi. Ecco la suddivisione:

  • 1 ottobre → cognomi A-B
  • 2 ottobre → C-D
  • 3 ottobre → E-K
  • 4 ottobre → L-O
  • 6 ottobre → P-R
  • 7 ottobre → S-Z

La novità dal 2026: pensioni rivalutate con l’inflazione

Guardando un po’ più avanti, c’è un tema che interessa milioni di pensionati: dal gennaio 2026 scatterà la rivalutazione degli assegni, cioè l’adeguamento all’inflazione registrata nel 2025. Secondo i dati, il tasso su cui si baseranno i calcoli sarà dell’1,7%.

Non tutti però beneficeranno della stessa percentuale. Il meccanismo della perequazione prevede infatti una rivalutazione piena per le pensioni più basse, e via via più ridotta per quelle di importo maggiore. In pratica, le pensioni fino a quattro volte il minimo riceveranno il 100% della rivalutazione.

Tra quattro e cinque volte il minimo, l’aumento sarà pari al 90% del tasso, mentre oltre cinque volte il minimo, la rivalutazione scenderà al 75%.

Tradotto in cifre: chi percepisce una pensione minima avrà un incremento di poche decine di euro, mentre con un assegno da circa 1.500 euro lordi si potrà arrivare a un aumento di circa 25 euro al mese. Per gli assegni più alti, invece, l’aumento sarà più contenuto, in proporzione.

Cosa significa per i pensionati

Il nuovo meccanismo punta a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati, in particolare di chi si trova nelle fasce più basse. Non si tratta di un aumento straordinario, ma di un adeguamento per far fronte al caro vita. Per le pensioni più elevate, invece, la rivalutazione parziale comporterà un beneficio ridotto, con l’obiettivo di contenere la spesa pubblica.

In ogni caso, la rivalutazione 2026 avrà un impatto concreto sugli assegni e sulle finanze dello Stato, che dovrà destinare diversi miliardi a questo adeguamento.