Mercati

Tesla alza il velo sul premio più ricco di sempre: $ 1.000 mld a Musk se raggiunge questi obiettivi

Tesla ha sorpreso ancora una volta Wall Street con un annuncio che ha il sapore della fantascienza. Nel suo ultimo aggiornamento al mercato, il gruppo di Palo Alto ha rivelato un nuovo piano di incentivazione senza precedenti riservato a Elon Musk: se il numero uno riuscirà a centrare obiettivi titanici nell’arco dei prossimi dieci anni, il gruppo assegnerà al suo amministratore delegat fino a 1.000 miliardi di dollari in azioni, in pratica il 12% dell’azienda nell’arco di un decennio, in tranche che vengono pagate solo al raggiungimento di determinati obiettivi.

Obiettivi titanici

Il documento depositato presso la Sec, l’autorità di vigilanza americana, si apre con una frase emblematica: “Sì, avete letto bene”. In effetti, la proposta è di quelle che lasciano senza fiato. Attualmente Tesla vale poco più di mille miliardi di dollari. Perché Musk possa incassare il pacchetto, la capitalizzazione dovrà salire fino a 8,5 trilioni, quasi otto volte il valore attuale. Allo stesso tempo, l’EBITDA dovrà passare da circa 13 miliardi di dollari quest’anno a 400 miliardi di dollari in 10 anni. Solo così il ceo, già primo nella classifica dei miliardari di Forbes con circa 430,9 miliardi di dollari, potrebbe vedersi assegnare nuove azioni tali da incrementare la sua quota fino al 26%.

Il piano è stato descritto dalla presidente Robyn Denholm e dalla consigliera Kathleen Wilson-Thompson come la naturale evoluzione dello schema varato nel 2018, che prevedeva un premio da 55,8 miliardi di dollari e che è stato bloccato da una causa legale nel Delaware.

“L’obiettivo”, hanno scritto, “è assicurare che Elon sia ricompensato solo per la performance conseguita e resti incentivato a guidare Tesla attraverso una fase di crescita meteoritica”.

La battaglia giudiziaria non è ancora conclusa: l’appello contro la sentenza che ha invalidato il precedente accordo sarà discusso il mese prossimo. Ma la portata del nuovo piano è infinitamente più grande. Non solo perché i target di profitto sono ventotto volte superiori al passato, ma anche perché Musk dovrà portare a compimento sfide industriali di frontiera: mettere in circolazione un milione di robotaxi e un milione di robot umanoidi Optimus. Obiettivi che, a oggi, appartengono più alla visione che alla realtà industriale, ma che proprio per questo rappresentano il cuore della scommessa Tesla.

Il Financial Times, commentando l’operazione, osserva che “l’idea di attribuire fino a 1.000 miliardi di dollari in azioni a un solo uomo suona assurda persino per una società abituata a concepire piani visionari”. Eppure, aggiunge il quotidiano britannico, “in questo caso l’alto prezzo per mantenere l’imprenditore coinvolto è uno che gli azionisti hanno poca scelta se non accettare”.

Il piano, spiega ancora il FT, distribuisce nuove azioni pari al 12% del capitale in dodici tranche, ciascuna collegata a tre diversi obiettivi: capitalizzazione, profitti e traguardi operativi.

“Questo approccio triangolare – scrive il giornale – è superiore ad altri sistemi più complessi e meno trasparenti adottati da diversi ceo di grandi banche o multinazionali”.

Dietro le cifre record si nasconde un nodo cruciale: Tesla e Musk sono ormai inseparabili. Secondo il FT, il valore stesso della società “riposa in gran parte su attività che non esistono in alcun modo significativo, come Optimus, e probabilmente non esisterebbero mai se il leader lasciasse”. In altri termini, “Musk ha il monopolio di essere Musk, e i monopoli hanno l’abitudine di generare profitti stravaganti”. È per questo che il board, pur consapevole delle polemiche, sembra determinato a blindare il fondatore con un contratto che lo vincoli a lungo termine.

Le critiche al piano di incentivazione

Non mancano però le critiche. Alcuni analisti vedono nel piano una prova di debolezza piuttosto che di forza, un modo per trattenere un manager distratto dalle molteplici attività che lo assorbono: da SpaceX a Neuralink, da xAI alla Boring Company, senza dimenticare l’impegno quotidiano su X (ex Twitter), acquistata per 44 miliardi di dollari nel 2022.

Inoltre, la popolarità del ceo è sempre più divisiva, specie in Europa, dove le vendite di Tesla hanno subito quest’anno un crollo del 40%, complice anche l’attivismo politico di Musk e le sue esternazioni a sostegno di partiti della destra radicale.

La domanda che si pongono investitori e osservatori è dunque duplice: Musk è davvero l’uomo indispensabile per trasformare Tesla nella società più preziosa del mondo, come sostiene la presidente Denholm, oppure sta diventando un ostacolo per il marchio, troppo legato alla sua figura e alle sue uscite politiche?

A decidere saranno gli azionisti, chiamati a votare il piano nella prossima assemblea annuale del 6 novembre in Texas. Probabilmente, come suggerisce il FT, la risposta sarà positiva, se non altro per mancanza di alternative credibili. Ma resta un interrogativo di fondo, che travalica i confini della finanza: cosa significa per il mondo che un individuo possa ricevere un bonus equivalente a più del doppio delle riserve auree custodite a Fort Knox? Se i miliardari stanno già ridisegnando gli equilibri globali, l’era dei trilionari rischia di trasformarsi in una corsa verso un futuro in cui potere e ricchezza si concentreranno in modo mai visto prima.