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Nvidia ha presentato i conti del secondo trimestre superando le aspettative del mercato sia sugli utili sia sui ricavi. L’azienda guidata da Jensen Huang ha registrato un utile per azione rettificato di 1,05 dollari, rispetto agli 1,01 dollari stimati dagli analisti, e un fatturato di 46,74 miliardi di dollari, superiore ai 46,06 miliardi previsti.
Per il trimestre in corso, la società prevede ricavi intorno ai 54 miliardi di dollari, un’indicazione migliore delle stime di consensus (53,1 miliardi), ma senza includere alcuna previsione di vendita dei processori H20 in Cina, ancora bloccati dalle restrizioni Usa.
Nvidia alla prova conti: titolo cala. Ecco perché
Ma nonostante la performance positiva sui numeri, il titolo Nvidia è scivolato nelle contrattazioni after hours. Il motivo? Per il secondo trimestre consecutivo, i ricavi legati ai data center – cuore del business legato all’intelligenza artificiale – sono risultati leggermente sotto le attese.
Il fatturato della divisione è salito del 56% rispetto a un anno fa, toccando 41,1 miliardi di dollari, ma gli analisti di StreetAccount si aspettavano 41,34 miliardi. Una delusione marginale, ma sufficiente a generare prese di profitto, considerando che il titolo era già salito del 35% da inizio anno dopo il boom del 2024, quando le azioni avevano quasi triplicato il proprio valore.
Il nodo dei chip H20 e la Cina
La mancata crescita esplosiva dei data center è legata soprattutto all’assenza di vendite in Cina. Gli H20, processori progettati appositamente per rispettare le regole statunitensi sull’export, non sono stati distribuiti nel trimestre. Nvidia aveva già subito svalutazioni per 4,5 miliardi di dollari su questa linea di prodotto e stimato che, se fossero stati venduti, avrebbero potuto aggiungere circa 8 miliardi di dollari ai ricavi del trimestre.
In compenso, l’azienda ha potuto contabilizzare la vendita di 180 milioni di dollari di inventario H20 a un cliente non cinese. Secondo la CFO Colette Kress, se le condizioni geopolitiche lo permetteranno, Nvidia potrebbe generare tra 2 e 5 miliardi di dollari di ricavi da H20 già nel trimestre in corso.
Crescita e margini: i numeri di Nvidia
Il bilancio trimestrale mostra comunque numeri in forte espansione: i ricavi totali sono cresciuti del 56% su base annua (da 30,04 miliardi a 46,74 miliardi), mentre l’utile netto è aumentato del 59%, a 26,42 miliardi di dollari. È il nono trimestre consecutivo in cui la crescita supera il 50% anno su anno, anche se il passo rallenta rispetto al boom registrato a partire dal 2023, con l’esplosione della domanda di AI generativa.
Entrando nel dettaglio, la parte “compute” – ovvero le vendite di GPU – ha generato 33,8 miliardi di dollari, in lieve calo rispetto al trimestre precedente (-1%) a causa della mancata distribuzione degli H20. In netta crescita invece la componente “networking”, pari a 7,3 miliardi di dollari, quasi raddoppiata rispetto a un anno fa grazie alla domanda di sistemi avanzati per interconnettere le GPU.
Secondo Nvidia, circa metà del giro d’affari dei data center arriva dai grandi cloud provider globali. Sono loro i principali acquirenti della nuova architettura Blackwell, che nel trimestre ha registrato vendite in aumento del 17% rispetto ai tre mesi precedenti e ha raggiunto 27 miliardi di dollari complessivi, pari a circa il 70% dei ricavi della divisione.
Non solo data center. Nvidia ha riportato anche risultati solidi nel segmento gaming, che un tempo rappresentava il core business della società: vendite in crescita del 49% anno su anno, a 4,3 miliardi di dollari. La società ha inoltre annunciato che le nuove GPU per il gaming saranno ottimizzate per eseguire modelli di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI direttamente su PC consumer.
Molto più piccolo, ma in crescita, il comparto robotica, che ha generato 586 milioni di dollari, pari a un incremento annuo del 69%.
Outlook e prospettive
Guardando al futuro, la CFO Kress ha ribadito che Nvidia vede un potenziale di 3-4 trilioni di dollari di investimenti globali in infrastrutture AI da qui al 2030. Una cifra che conferma quanto il gruppo resti centrale nello sviluppo della nuova economia digitale. Resta però la variabile geopolitica: la possibilità o meno di vendere chip avanzati in Cina potrebbe fare la differenza tra trimestri di crescita “normale” e nuove accelerazioni record. Per ora, la prudenza del mercato ha prevalso sull’entusiasmo dei numeri.