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Mps-Mediobanca, Ops verso il traguardo: il mercato attende il verdetto dell’8 settembre

L’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata dal Monte dei Paschi su Mediobanca sta raggiungendo un momento cruciale. La data in cui l’operazione si chiuderà è fissata al 8 settembre, ma potrebbe essere spostata. Il mercato segue da vicino ogni piccolo cambiamento: negli ultimi giorni, la differenza tra i prezzi delle due azioni è diminuita. Ieri era all’1,6%, equivalente a circa 285 milioni di euro, un valore molto più basso rispetto ai miliardi registrati a gennaio.

MPS-Mediobanca: a che punto è il risiko bancario

Questo calo del divario indica che le due azioni si muovono in modo sempre più simile negli ultimi mesi. Questo ha suscitato nuovi dibattiti su un possibile aggiornamento dei termini dell’offerta, anche se Mps ha più volte chiarito che intende mantenerli invariati.

I trader confrontano questa situazione con casi simili del passato, come l’Ops di Bper su Popolare di Sondrio, in cui alla fine ci fu un cambio in denaro. Anche se oggi Mps non ha annunciato modifiche, nei prossimi giorni potrebbero emergere decisioni definitive del consiglio di amministrazione.

Al momento le richieste di adesione all’Ops sono pari al 19,4289% delle azioni oggetto dell’offerta.

I termini dell’offerta

L’operazione prevede lo scambio di 2,533 azioni Mps per ogni azione Mediobanca, con l’obiettivo di arrivare al 66,7% del capitale di Mediobanca. La soglia minima per rendere l’operazione efficiente è del 35%, ma per gli analisti il traguardo più importante è il 50%. Superare questa percentuale permetterebbe a Mps di usare crediti fiscali (Dta) pari a circa 1,2 miliardi legati ai profitti di Mediobanca, un aspetto molto importante per le finanze della banca senese.

L’operazione ha il sostegno di importanti azionisti come Delfin, che detiene il 19,73% del capitale, e Francesco Gaetano Caltagirone, con il 9,98%, insieme ad altri investitori istituzionali. Questo sostegno aumenta le possibilità che Mps superi il 50%, rendendo l’offerta non solo una questione numerica, ma anche uno strumento per rafforzare il ruolo della banca all’interno della gestione di Mediobanca.

Anche se le adesioni fossero leggermente sotto il 50%, Mps otterrebbe comunque una posizione rilevante, in grado di influenzare nomi e decisioni all’interno dell’assemblea. Tuttavia, il risultato finale dell’operazione sarà cruciale per il futuro dell’equilibrio tra le strutture di Piazzetta Cuccia, sede storica di Mediobanca.

Gli investitori seguono i titoli con attenzione, pronti a reagire a eventuali modifiche nei termini o variazioni nei livelli di adesione.

La riduzione del divario, che si avvicina all’1,6%, suggerisce che il mercato percepisce una buona probabilità di successo, anche se rimane cauto. Gli analisti ricordano che in passato operazioni simili hanno visto cambiamenti persino nelle fasi finali. Per questo, ogni mossa della banca senese sarà al centro dell’attenzione fino al termine dell’offerta.

Le prospettive per la governance

Oltre agli aspetti finanziari, l’offerta rappresenta un’opportunità strategica per Mps. Ottenere una posizione elevata non significa solo guadagnare benefici fiscali, ma anche acquisire influenza e potere di decisione su Mediobanca. In questo senso, il risultato del 8 settembre potrebbe segnare un momento decisivo per gli equilibri interni della banca, definendo ruoli, nomine e direzioni future della politica finanziaria.

In caso di successo dell’Ops, secondo indiscrezioni di stampa ci sono, in corsa per la posizione di amministratore delegato di Piazzetta Cuccia ci sarebbero:

  • Mauro Micillo, ora alla guida della divisione corporate di Intesa Sanpaolo.
  • Marco Morelli, già a.d. di Mps e attuale presidente di Axa Investment Managers.

Ma non solo. Sono circolati anche altri nomi come quelli di Victor Massiah (ex ad Ubi Banca), Luciano Cirinà (Generali), Fabrizio Palermo (ex Ad di Cdp e Acea) e Flavio Valeri (Lazard Italia).