Fonte: Getty Images
Basquiat, Ed Ruscha, KAWS, Banksy, Yayoi Kusama, Frida Kahlo. Nomi che fanno battere il cuore agli appassionati e che dominano le collezioni dei più ricchi del pianeta. Non solo per la bellezza o il significato culturale delle opere, ma anche perché l’arte, oggi più che mai, è un asset strategico. Un modo per investire, diversificare, conservare ricchezza e, non ultimo, affermare un certo status sociale.
Dal mondo della Silicon Valley a quello del cinema, passando per la musica e l’imprenditoria globale, sono sempre di più le celebrità che decidono di investire milioni di dollari in opere d’arte. Dietro questa tendenza c’è un mix di autentica passione e motivazioni finanziarie molto concrete.
- Jeff Bezos e Leonardo Di Caprio: icone di una nuova generazione di collezionisti
- Madonna: l’arte come parte del suo DNA
- Kanye West, Barbra Streisand e gli altri: quando la passione diventa investimento
- Perché le celebrità investono in arte? I tre pilastri della scelta
- L’arte come status symbol (ma non solo)
Jeff Bezos e Leonardo Di Caprio: icone di una nuova generazione di collezionisti
Il fondatore di Amazon Jeff Bezos, ad esempio, ha fatto parlare di sé nel 2019 quando ha acquistato “Hurting the Word Radio #2” (1964) di Ed Ruscha per 52,5 milioni di dollari durante un’asta di Christie’s. Non si è fermato lì: nel 2021 ha messo le mani su “Vignette 19” (2014) di Kerry James Marshall, per 18,5 milioni di dollari da Sotheby’s – il secondo prezzo più alto mai pagato per l’artista afroamericano.
Anche Leonardo Di Caprio, noto non solo per la sua carriera ma anche per l’impegno ambientale e culturale, è un appassionato collezionista. Possiede diverse opere di Ed Ruscha, tra cui “Ace” (1987), ma il suo pezzo forte sembra essere un Basquiat, “Red Man One”, comprato nel 2005 per 9,9 milioni di dollari. All’epoca, un investimento lungimirante: oggi Basquiat vola abitualmente oltre le otto cifre.
Tra i suoi altri acquisti ci sono “Trolley Hunters” di Banksy (1,3 milioni di dollari nel 2015) e alcune sculture di KAWS, tra cui la celebre “Companion (Passing Through)” vista a Times Square nel 2010.
Madonna: l’arte come parte del suo DNA
Non si può parlare di arte e celebrità senza citare Madonna. Il suo rapporto con l’arte contemporanea è iniziato negli anni ‘80, quando frequentava la scena artistica newyorkese e personaggi come Basquiat – con cui ebbe anche una relazione – Andy Warhol e Keith Haring.
Nel tempo, la collezione della regina del pop è diventata una delle più notevoli del mondo della musica. Spicca una delle celebri Infinity Dots Mirrored Room di Yayoi Kusama: ambienti immersivi che giocano con specchi e luci per trasportare lo spettatore in una dimensione senza tempo. E non mancano opere di Frida Kahlo, come il dipinto “La mia nascita”, e di Jenny Holzer, celebre per i suoi lavori testuali dal forte impatto politico e sociale, come l’installazione “Protect Me From What I Want”.
Kanye West, Barbra Streisand e gli altri: quando la passione diventa investimento
Kanye West e Kim Kardashian, durante la loro relazione, hanno investito in arte contemporanea acquistando opere di George Condo e Takashi Murakami. Barbra Streisand, invece, preferisce pezzi più classici, focalizzandosi sull’arte americana dei secoli XVIII e XIX.
Anche altre star non sono rimaste indifferenti al fascino (e al potenziale economico) dell’arte: da Jay-Z e Beyoncé a Brad Pitt, da Mary-Kate Olsen a Ellen DeGeneres e Portia de Rossi, fino a Tobey Maguire. Ognuno con i propri gusti, ma tutti con una convinzione: l’arte è un bene prezioso, da custodire e valorizzare.
Perché le celebrità investono in arte? I tre pilastri della scelta
Se da un lato c’è una passione autentica, dall’altro le motivazioni dietro questi acquisti milionari sono spesso di natura finanziaria. Ecco i tre motivi principali:
Conservazione della ricchezza
Opere d’arte di nomi consolidati come Picasso o Basquiat rappresentano un bene rifugio, capace di mantenere (e spesso aumentare) il proprio valore nel tempo. Sono asset tangibili che resistono all’inflazione e si trasmettono alle generazioni future.
Diversificazione
A differenza di azioni e obbligazioni, il valore dell’arte non segue pedissequamente l’andamento dei mercati finanziari. Secondo il rapporto Deloitte Art & Finance, tra gennaio 2022 e luglio 2023 le belle arti hanno avuto un rendimento medio del 4,4%, mentre l’S&P 500 registrava un -6,6%. In un mondo sempre più instabile, l’arte può rappresentare un’ancora di stabilità.
Riservatezza
Il mercato dell’arte è, notoriamente, uno dei più discreti. Le transazioni possono avvenire in totale anonimato, specie attraverso vendite private gestite da case d’asta come Christie’s o Sotheby’s. È l’opposto del mercato azionario, dove ogni movimento è sotto i riflettori.
L’arte come status symbol (ma non solo)
Oggi, possedere un Basquiat, un Kusama o un Ruscha non significa solo avere buon gusto: è anche un modo per dire al mondo “posso permettermelo”, per entrare in club esclusivi e guadagnarsi un certo riconoscimento culturale. Ma, per molti collezionisti, è anche un gesto di supporto verso artisti impegnati in cause sociali, politiche o culturali.
In definitiva, tra estetica, strategia finanziaria e status sociale, l’arte si conferma come una delle passioni (e degli investimenti) più sofisticati per chi può permetterselo.