Fonte: iStock
In Italia il conto corrente si avvia a diventare un vero e proprio diritto di cittadinanza. La Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità (254 voti favorevoli, nessun contrario) una proposta di legge che impone alle banche l’obbligo di stipulare un conto corrente con chiunque lo richieda, vietando inoltre la possibilità di recedere unilateralmente dal contratto se il saldo è attivo, salvo gravi motivi come riciclaggio di denaro o terrorismo.
La proposta ora passa all’esame del Senato, ma il suo percorso appare ormai ben avviato verso l’approvazione definitiva. Un provvedimento che, se diventerà legge, segnerà un punto di svolta nel sistema bancario italiano, rendendo il conto corrente un servizio essenziale e non più soggetto alla discrezionalità degli istituti di credito.
Cos’è e come funziona il conto corrente come “diritto di cittadinanza”?
La legge prevede due misure fondamentali:
- Obbligo per le banche di aprire un conto corrente a chiunque lo richieda, a meno che non ci siano motivazioni gravi e documentate (come sospetti fondati di riciclaggio o finanziamento del terrorismo).
- Divieto di chiusura unilaterale del conto da parte della banca se il saldo è attivo, ovvero se il cliente ha ancora soldi sul conto e non ha violato norme gravi.
Questa proposta nasce per risolvere un problema concreto: molte persone si sono viste chiudere il proprio conto senza giustificazioni, ritrovandosi escluse dal sistema bancario. Spesso, dopo la chiusura, il cliente riceve un assegno circolare con il proprio denaro, ma per incassarlo serve un altro conto! Un vero paradosso.
Inoltre, le banche possono segnalare il cliente nel circuito interbancario, impedendogli di aprire nuovi rapporti. La nuova legge elimina questo circolo vizioso, garantendo l’accesso universale al conto corrente, oggi indispensabile per vivere nel mondo digitale: ricevere lo stipendio, pagare le bollette, fare bonifici, usare SPID o accedere ai servizi pubblici.
Una misura pensata per tutelare i cittadini “bloccati” dal sistema bancario
Il cuore del provvedimento è proprio questo: difendere il diritto del cittadino di accedere e gestire il proprio denaro. Secondo la FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani), i conti correnti attivi in Italia sono circa 48 milioni, in aumento del 13% rispetto al 2019. Un dato che conferma quanto il conto corrente sia diventato un servizio essenziale, esattamente come acqua, energia e connessione internet.
Le reazioni
Il testo ha ottenuto il via libera di tutti i partiti, con dichiarazioni di soddisfazione trasversali. La Lega ha parlato di “storica vittoria”, Fratelli d’Italia ha sottolineato il superamento di un vuoto normativo, e persino il Partito Democratico ha definito il provvedimento un “tassello del diritto di cittadinanza”.
Il Codacons ha accolto con favore la proposta, evidenziando come la digitalizzazione e l’home banking rendano indispensabile possedere un conto. Tuttavia, l’associazione invita a monitorare i costi che le banche potrebbero scaricare sui correntisti per compensare l’obbligo di apertura indiscriminata.
Le reazioni non sono però tutte positive. L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha espresso forti dubbi, affermando che l’obbligo per le banche di aprire un conto evoca una funzione “para-pubblicistica” dell’attività bancaria, in contrasto con l’articolo 10 del Testo Unico Bancario, che definisce le banche come imprese.
Anche Bankitalia ha sollevato perplessità su eventuali conflitti con il diritto europeo e sulla sostenibilità finanziaria dell’iniziativa, specie in rapporto alla normativa antiriciclaggio. L’istituto centrale teme che questa legge, se mal gestita, possa minare la stabilità del sistema bancario, forzando le banche a gestire clienti potenzialmente rischiosi.
E ora? La parola passa al Senato
Il testo ora è atteso in Senato, dove verrà esaminato nei prossimi mesi. Dato il consenso unanime ottenuto alla Camera, ci sono buone probabilità che venga approvato senza grandi modifiche, trasformandosi così in una legge definitiva.
Se così sarà, l’Italia sarà tra i primi Paesi in Europa a riconoscere il conto corrente come diritto civile, aprendo la strada a un modello bancario più equo e inclusivo, in cui nessuno venga escluso per colpe non sue.