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L’Ops di Unicredit su Banco Bpm resta impantanata tra ricorsi, trattati europei e l’incertezza normativa interna. A meno di una settimana dalla scadenza fissata al 23 luglio, l’offerta pubblica di scambio lanciata dalla banca guidata da Andrea Orcel continua a non decollare, con un tasso di adesione inchiodato allo 0,16%.
Operazione sotto i riflettori della Consob
A riaccendere i riflettori sulla complessa partita è stato ieri il presidente della Consob, Paolo Savona, in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo al Senato.
“Stiamo studiando – ha spiegato Savona rispondendo a una domanda diretta dei senatori – se abbiamo i poteri per intervenire ulteriormente su una situazione che rimane giuridicamente incerta”.
La Consob, infatti, aveva già sospeso l’Ops una prima volta a maggio, allungandone i termini di 30 giorni. Un eventuale secondo intervento richiede una valutazione più approfondita.
Una posizione, quella dell’Authority di vigilanza, che riflette lo stallo normativo in cui è precipitata l’operazione, mentre a Bruxelles la Commissione europea ha inviato una lettera ufficiale al governo italiano per contestare l’uso del golden power, introdotto con il Dpcm del 18 aprile, ritenuto in violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni.
Il Tar del Lazio, intanto, ha accolto parzialmente il ricorso di Unicredit contro il decreto governativo, dando ulteriore linfa al dibattito istituzionale. In questo scenario, una proroga dell’offerta – anche in forma indiretta – resta possibile, ma subordinata a un eventuale nuovo Dpcm, atteso non prima della prima decade di agosto e che dovrebbe tener conto sia dei rilievi di Bruxelles che delle osservazioni del tribunale amministrativo.
“Non so dire quando ci sarà una decisione”, ha dichiarato Savona a margine dell’audizione. “Esiste uno spazio di chiarimento tra le delibere sul golden power, il Tuf e i trattati europei. Ma non so dire se comanda l’uno sull’altro: vanno conciliati”.
Le altre incognite
A rendere ancora più incerta la partita è l’ipotesi, che da giorni circola tra gli operatori di mercato, di un consiglio straordinario del gruppo di Piazza Gae Aulenti, che potrebbe riunirsi nei prossimi giorni per prendere una decisione definitiva: rilanciare o ritirarsi. Un nodo da sciogliere prima del 22 luglio, data già fissata per l’approvazione dei conti semestrali.
La posizione del governo, ribadita dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, resta ferma: la priorità è la sicurezza nazionale. Ma mentre Roma difende l’uso dei poteri speciali, l’Europa chiede garanzie e chiarezza. E la Consob, chiamata ancora una volta a fare da arbitro, si trova nel mezzo di un delicato equilibrio istituzionale, giuridico e finanziario.