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Importante novità per i circa 6.500 dirigenti dipendenti delle banche italiane: con l’accordo siglato tra l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) e le organizzazioni sindacali di categoria – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – è stato definito un significativo aumento della retribuzione minima, che passerà da 65.000 euro a 85.000 euro annui lordi. L’incremento complessivo è pari a 20.000 euro, ovvero il 31%. Il rinnovo contrattuale arriva in un contesto di forti cambiamenti per il settore bancario, stretto tra digitalizzazione, fusioni e riorganizzazioni.
Che cosa prevede la nuova intesa
La nuova intesa prevede un’applicazione graduale dell’aumento. Dal 1° agosto 2025 sarà corrisposta una prima tranche di 15.000 euro, pari a un incremento del 23%, che porterà la retribuzione minima a 80.000 euro. Da gennaio 2026 sarà riconosciuta la seconda tranche, pari a 5.000 euro, che completerà l’aumento a quota 85.000 euro.
Secondo una nota della Fabi, il rinnovo del contratto segna un passaggio cruciale dopo anni di attesa. L’intesa tiene conto dei cambiamenti organizzativi, della crescente responsabilità gestionale e delle forti pressioni che caratterizzano la posizione dirigenziale all’interno degli istituti bancari.
Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, ha commentato così il risultato:
“«Questo accordo è un altro tassello della nostra strategia complessiva sulla contrattazione. Dopo aver rinnovato lo storico contratto nazionale di categoria a novembre 2023, completato ieri con il testo coordinato, oggi portiamo a casa un risultato altrettanto significativo per i dirigenti bancari. Parliamo di professionalità decisive per il funzionamento del sistema del credito, spesso alle prese con carichi di lavoro enormi, livelli di stress elevati e aspettative crescenti da parte dei vertici aziendali. Il settore bancario sta attraversando una fase di cambiamento epocale, segnata da profonde innovazioni tecnologiche e dal riassetto degli equilibri interni al sistema bancario, nell’ambito del cosiddetto risiko, ragion per cui il ruolo dei dirigenti è ancora più strategico: contribuiscono a garantire continuità operativa, tenuta organizzativa e attuazione delle trasformazioni nei territori e nelle strutture aziendali. È giusto che tutto ciò venga riconosciuto anche sotto il profilo retributivo. Le relazioni sindacali, ancora una volta, dimostrano la loro centralità e la capacità di tutelare tutti, senza lasciare indietro nessuno”.
Diritti e tutele
L’accordo introduce anche importanti novità sul fronte dei diritti e delle tutele. Vengono estese ai dirigenti alcune garanzie già previste per quadri e aree professionali, come il riconoscimento del trattamento economico in caso di gravidanza a rischio e l’aumento del 50% del periodo di comporto in caso di disabilità riconosciuta. Inoltre, l’aspettativa non retribuita in caso di malattie oncologiche o di gravità analoga viene elevata a 24 mesi.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla formazione professionale. Le banche attingeranno in misura maggiore al fondo paritetico interprofessionale Fondir, per garantire un aggiornamento continuo dei dirigenti in linea con le trasformazioni tecnologiche e organizzative del settore bancario.
“Il rinnovo del contratto dei dirigenti – sono circa 6.400 quelli occupati in imprese che conferiscono il mandato sindacale ad Abi – rappresenta un traguardo importante che consente, dopo una lunga attesa, di valorizzare il ruolo dei dirigenti bancari e di rimettere la loro professionalità al centro delle grandi trasformazioni, dalla transizione digitale al riassetto conseguente alle operazioni di aggregazione ancora in via di definizione, che investono il settore bancario – sottolinea il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani – Con questo rinnovo, inoltre, viene riaffermata, anche per la categoria dei dirigenti, l’importanza del sistema di relazioni industriali e della contrattazione collettiva”.