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Nel 2024, i fondi pensione hanno continuato a mantenere una forte esposizione sui titoli obbligazionari, che rappresentano una componente fondamentale delle strategie di investimento a lungo termine. Le obbligazioni, in particolare quelle governative, costituiscono il 55,5% degli investimenti totali delle forme pensionistiche complementari. All’interno di questa quota, i titoli di Stato italiani occupano una fetta significativa, pari al 14,2%. Questa scelta riflette un approccio prudente, volto a garantire stabilità e rendimenti costanti in un orizzonte temporale pluriennale.
Così emerge dalla Relazione Annuale della COVIP per il 2024, presentata dal presidente Mario Pepe alla Sala della Regina della Camera dei Deputati.
Fondi pensione: sempre più bond nel portafoglio
Anche le casse di previdenza confermano la centralità dei bond nei propri portafogli. Alla fine del 2024, le attività investite in titoli di debito ammontano a 47,5 miliardi di euro, ovvero il 38,1% del totale. I titoli di Stato italiani rappresentano una porzione consistente di questi investimenti, con un valore di 15,5 miliardi di euro, pari al 12,4% dell’attivo. Il peso di questi strumenti riflette non solo la necessità di gestire il rischio in modo efficace, ma anche l’intenzione di contribuire al finanziamento dell’economia nazionale.
In entrambi i casi, l’investimento in bond – siano essi pubblici o corporate – continua a essere una leva fondamentale per assicurare la sostenibilità e la crescita del sistema previdenziale italiano.
Fondi pensione: crescono gli iscritti
Dati alla mano, in linea generale gli iscritti alla previdenza complementare sono ormai vicini alla soglia dei 10 milioni, con una crescita del 4% rispetto al 2023. Questo dato rappresenta il 38,3% della forza lavoro italiana.
Così emerge I dati mostrano un settore in costante consolidamento, con una crescita significativa delle risorse gestite sia da fondi pensione che da casse di previdenza. A fine 2024, i fondi pensione detengono risorse per circa 243,4 miliardi di euro, mentre le casse di previdenza arrivano a 124,7 miliardi di euro.
In particolare, i fondi negoziali registrano 4,1 milioni di iscritti, in aumento del 5,5%, mentre i fondi aperti superano i 2 milioni, con una crescita del 7%. I nuovi PIP contano 3,7 milioni di aderenti, in aumento del 2,5%, mentre i fondi preesistenti raccolgono 661mila iscritti.
Il sistema della previdenza complementare, ricorda la Covip nella sua Relazione, si articola in 291 forme pensionistiche: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 69 piani individuali pensionistici (PIP) e 151 fondi pensione preesistenti. Rispetto al 1999, il numero totale si è più che dimezzato, soprattutto per la riduzione dei fondi preesistenti, che da 618 sono scesi a 151. Questo ridimensionamento riflette una tendenza alla razionalizzazione del sistema, accompagnata da una crescita della dimensione media dei fondi, anche grazie all’aumento costante degli iscritti e dei contributi.
Tuttavia, permangono disuguaglianze di genere: gli uomini rappresentano il 61,6% degli iscritti, mentre le donne il 38,4%. Anche la distribuzione per età evidenzia alcune dinamiche interessanti: la partecipazione è maggiore nelle fasce più prossime alla pensione, ma cresce anche tra i più giovani. La quota di iscritti sotto i 34 anni è passata dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024. A livello territoriale, la partecipazione è più alta nel Nord Italia, dove si concentra il 57,2% degli iscritti, mentre nel Sud i livelli rimangono sensibilmente più bassi.
Contributi in aumento, ma pesano le disparità
Le risorse complessive accumulate dai fondi pensione sono aumentate dell’8,5% rispetto al 2023, grazie soprattutto all’andamento positivo dei mercati finanziari. Tali risorse rappresentano l’11,1% del PIL nazionale e il 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi raccolti nell’anno sono pari a 20,5 miliardi di euro, con una crescita generalizzata. Nei fondi negoziali sono entrati 7,1 miliardi (+9%), nei fondi aperti 3,3 miliardi (+6,8%), nei nuovi PIP 5,3 miliardi (+4,7%) e nei fondi preesistenti 4,6 miliardi (+7,4%).
I contributi versati dai lavoratori dipendenti ammontano a 17 miliardi, di cui 8,6 miliardi provengono dal TFR, 5,3 miliardi sono a carico dei lavoratori e 3,1 miliardi dei datori di lavoro. Per i lavoratori autonomi, i versamenti si fermano a 1,7 miliardi, sostanzialmente stabili. La contribuzione media è di 2.890 euro, con differenze significative tra le categorie: i dipendenti versano in media 2.990 euro, gli autonomi 2.720. Gli uomini versano 3.080 euro, le donne 2.590. Anche a livello geografico si registrano squilibri: le regioni del Nord superano i 3.600 euro medi, contro meno della metà in molte aree del Sud.
Nel 2024, gli iscritti versanti – esclusi i vecchi PIP – sono 7 milioni, pari al 72,3% del totale. Le uscite complessive per prestazioni ammontano a 13,2 miliardi di euro. Le prestazioni in capitale sono state pari a 5,2 miliardi, mentre le rendite erogate si attestano a 361 milioni. I riscatti valgono 2,1 miliardi e le anticipazioni 2,7 miliardi. Le rendite integrative temporanee anticipate (RITA) raggiungono i 2,4 miliardi, in prevalenza erogati dai fondi preesistenti.
Costi sotto controllo, ma differenze tra le forme
A incidere sui rendimenti, oltre all’asset allocation, ci sono anche i costi di gestione. L’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) su dieci anni è pari allo 0,49% per i fondi negoziali, all’1,35% per i fondi aperti e al 2,17% per i PIP. I fondi negoziali beneficiano di economie di scala grazie alla maggiore dimensione, mentre per i fondi di mercato pesano i costi legati alla distribuzione.
Sul fronte delle casse di previdenza, le attività complessive ammontano a 124,7 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 114 miliardi del 2023. Questa crescita è trainata dai mercati azionari, ma anche dai rendimenti delle componenti obbligazionarie e degli OICVM. I titoli di debito rappresentano la parte più cospicua degli investimenti, con 47,5 miliardi di euro, pari al 38,1% del totale. I titoli azionari seguono con 24,3 miliardi (19,5%), mentre gli investimenti immobiliari si attestano a 19,7 miliardi (15,8%).
Gli investimenti nell’economia italiana raggiungono 46,5 miliardi, il 37,3% del totale, con una netta prevalenza della componente immobiliare (17,1 miliardi) e dei titoli di Stato (15,5 miliardi). I titoli emessi da imprese italiane si confermano stabili a 9,6 miliardi, di cui 8,7 miliardi in titoli di capitale, inclusi 1,9 miliardi di partecipazioni nella Banca d’Italia.