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Trump guarda a Bessent per la Fed: chi è il finanziere miliardario che potrebbe sostituire Powell

Secondo quanto riportato da Bloomberg News, Scott Bessent, attuale Segretario al Tesoro statunitense, sarebbe entrato nella rosa dei candidati per la successione di Jerome Powell alla presidenza della Federal Reserve. La notizia, che cita fonti anonime vicine all’amministrazione Trump, è stata tuttavia immediatamente smentita da un funzionario della Casa Bianca.

I rumors sul futuro timoniere della banca centrale americana hanno iniziato ad inseguirsi dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato venerdì che nominerà “molto presto” un successore per Powell, il cui mandato alla guida della Fed terminerà a maggio 2026. Tuttavia, secondo Bloomberg, i colloqui formali per la selezione non sarebbero ancora iniziati.

Bessent, figura chiave nell’amministrazione Trump

Bessent, figura chiave nella strategia economica di Trump e protagonista del vasto piano di riforma del commercio globale, viene indicato da Bloomberg come una delle opzioni più accreditate, insieme a Kevin Warsh, già membro del consiglio della Fed e intervistato da Trump nel novembre scorso per il ruolo di Segretario al Tesoro.

In risposta a una richiesta di commento, Bessent ha affermato: “Ho il miglior lavoro a Washington. Il presidente deciderà chi è la persona migliore per l’economia e per il popolo americano”. Una risposta che, pur non confermando direttamente la sua candidatura, non la esclude neppure.

Il presidente e CEO dell’Institute of International Finance, Tim Adams, ha dichiarato che “dato il livello di fiducia e stima che la comunità finanziaria globale nutre per Scott Bessent, è un candidato ovvio”. Adams lo ha definito un “cavallo di razza”, pur ammettendo che anche Warsh rappresenterebbe una scelta valida, avendo già servito nel board della Fed tra il 2006 e il 2011.

All’interno dell’amministrazione, Bessent gioca un ruolo centrale non solo nella politica commerciale, ma anche nel disegno delle riforme fiscali e regolatorie. È stato in prima linea nei negoziati con Pechino per un nuovo accordo commerciale USA-Cina, considerato uno dei dossier più rilevanti nella strategia di riorganizzazione dell’ordine commerciale globale voluta da Trump.

Sebbene tradizionalmente il Segretario al Tesoro partecipi in modo determinante al processo di selezione del presidente della Fed, resta incerto se Bessent deciderà di astenersi nel caso in cui la sua candidatura dovesse diventare ufficiale.

Chi è Scott Bessent, il miliardario outsider al Tesoro

Veterano della finanza, Bessent è nato nel 1962 a Little River, South Carolina. Laureato a Yale, è stato braccio destro di George Soros per oltre un decennio, partecipando a operazioni che hanno fatto la storia dei mercati, come l’attacco alla sterlina del 1992.

Dopo un primo tentativo fallito di fondare un proprio hedge fund, ha trovato il successo con Key Square, sostenuto da Soros con un investimento iniziale multimiliardario.

Pur con alti e bassi nelle performance, Bessent ha accumulato un patrimonio stimato da Forbes in circa 600 milioni di dollari, acquistando e rivendendo una ventina di immobili in tre decenni. Oggi vive a Washington in una villa da 12,5 milioni di dollari nel quartiere di Georgetown. Alla guida del Tesoro da meno di un anno, ha avuto un debutto movimentato tra crisi geopolitiche e volatilità dei mercati, guadagnandosi però la fiducia del presidente Trump.

Il nuovo capo della Fed dovrà convincere il mercati

La figura che succederà a Powell, qualunque essa sia, dovrà convincere i mercati globali dell’indipendenza della Fed rispetto alle pressioni politiche, un principio che Trump ha più volte messo in discussione. Il presidente ha regolarmente criticato Powell per la sua riluttanza a tagliare i tassi di interesse, arrivando anche a sostenere che dovrebbe avere voce in capitolo sulle decisioni in materia monetaria.

Nel 2025 la Fed ha mantenuto invariati i tassi, motivando la scelta con l’incertezza economica derivante dall’uso estensivo e mutevole dei dazi da parte dell’amministrazione. Gli stessi policymaker della banca centrale hanno riconosciuto che tali tariffe rischiano di frenare la crescita economica e alimentare pressioni inflazionistiche.

Altri nomi emersi nei mesi scorsi includono Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, Christopher Waller, governatore della Fed, e David Malpass, ex presidente della Banca Mondiale. Ma la crescente attenzione su Bessent, sostenuta da figure interne ed esterne all’amministrazione, fa di lui un candidato credibile e, almeno per ora, controverso.