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Oro da record: vola oltre i 3.435 dollari l’oncia

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L’oro sfonda un nuovo tetto e arriva a toccare i 3.435 dollari l’oncia, segnando un livello mai toccato prima. A far schizzare in alto le quotazioni del metallo prezioso, è stato un mix esplosivo: la nuova ondata di debolezza del dollaro USA, i rinnovati attacchi del presidente Donald Trump contro la Federal Reserve e il governatore Jerome Powell in particolare e il clima di crescente incertezza legato alla guerra commerciale.

Fattori che spingono in alto la domanda di beni rifugio. Dopo il balzo del 2,9% registrato lunedì, la giornata odierna ha visto un ulteriore scatto in avanti dell’oro, mentre il biglietto verde è scivolato ai minimi dalla fine del 2023, alimentando la corsa agli asset considerati più sicuri.

Trump attacca Powell, mercati in fibrillazione

Nel mirino del presidente USA è finito ancora una volta Jerome Powell, numero uno della Fed. Trump non ha escluso l’ipotesi – clamorosa – di rimuoverlo dal suo incarico, ritenendo necessaria una decisa riduzione dei tassi d’interesse per stimolare l’economia americana. Una mossa che, se concretizzata, minerebbe l’autonomia della banca centrale, come ha sottolineato Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago.

Le parole di Trump hanno sollevato un polverone a livello globale. “Il licenziamento di Powell non solo mina il principio dell’indipendenza della banca centrale, ma rischia di politicizzare la politica monetaria statunitense in un modo che i mercati troveranno inquietante”, ha avvertito Christopher Wong, strategist presso la Oversea-Chinese Banking Corp. Una perdita di fiducia nella Federal Reserve – ha aggiunto – potrebbe innescare un’ondata di vendite sul dollaro e spingere ancora più capitali verso beni rifugio come l’oro.

Rifugio dorato tra guerre commerciali e tensioni globali

Il rally dell’oro non nasce oggi però. Da mesi il metallo giallo beneficia del nervosismo dei mercati, agitati da un conflitto commerciale sempre più acceso e da preoccupazioni crescenti per un possibile rallentamento dell’economia globale. I fondi ETF sostenuti da lingotti hanno registrato afflussi per dodici settimane consecutive – la serie più lunga dal 2022 – mentre le banche centrali hanno continuato ad accumulare oro, rafforzando la domanda a livello planetario.

Anche la Cina ha fatto sentire la sua voce sul fronte geopolitico, avvertendo altri Paesi a non stringere accordi commerciali con Washington che possano danneggiare gli interessi di Pechino. Sullo sfondo, intanto, si attendono i nuovi dati del Fondo Monetario Internazionale che potrebbero aggravare i timori di una frenata generalizzata della crescita.

Previsioni da capogiro: Goldman vede i 4.000 dollari

Intanto le grandi banche d’affari stanno rivedendo al rialzo le loro stime. Goldman Sachs, tra le più ottimiste, prevede che l’oro possa toccare i 4.000 dollari l’oncia entro la metà del prossimo anno. Una proiezione che, seppur audace, non sembra più così lontana se il clima di incertezza dovesse continuare a dominare i mercati.

Con una Federal Reserve sotto pressione politica, un dollaro in difficoltà e il mondo sospeso tra guerre commerciali e ombre economiche, l’oro si conferma, oggi più che mai, il bene rifugio per eccellenza.