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Dai Btp alle cripto: si allarga il ventaglio dei servizi bancari europei che, a partire dal prossimo anno, con la piena adozione del regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation) le banche potranno offrire un servizio di consulenza finanziaria per l’acquisto e la vendita di asset digitali. D’altronde, con un mercato globale che oggi supera i 3.000 miliardi di dollari, il settore cripto non può più essere ignorato dagli istituti di credito del Vecchio Continente. Ne è un esempio Intesa Sanpaolo la quale ha acquistato 11 Bitcoin per un controvalore di circa 1 milione di euro, segnando la prima transazione diretta in criptovaluta fisica da parte di una banca italiana. Questa notizia, la crescita esponenziale degli investitori e il consolidamento del settore rendono inevitabile l’ingresso delle istituzioni finanziarie nel mercato dei crypto-asset.
Che cosa è il regolamento MiCa
Il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation) è un insieme di norme approvate dall’Unione Europea per regolamentare il mercato delle cripto-attività. Questo regolamento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 9 giugno 2023, e applicato dal 30 dicembre 2024, influenza indirettamente le banche in quanto disciplina il mercato delle cripto-attività e i servizi connessi, che possono essere offerti anche da istituti bancari.
Entro il 2026, le banche europee – come spiega un’analisi approfondita di CheckSig, fintech italiana, che ha lanciato CheckSig Clear, un’infrastruttura tecnologica dedicata a banche e intermediari che desiderano integrare i servizi cripto nella propria offerta – saranno pronte a offrire ai propri clienti una gamma di servizi legati agli asset digitali, conformi alle nuove disposizioni del mercato europeo. Questo passaggio segna un’opportunità strategica per il settore bancario, che potrà intercettare un segmento di mercato in forte espansione e rafforzare la propria competitività nel nuovo panorama finanziario.
I servizi cripto delle banche
Quali servizi cripto offriranno le banche europee dal 2026? Saranno soluzioni pensate per rispondere alle esigenze fondamentali della clientela nel mondo cripto, ovvero comprendere il settore, acquistare e vendere asset digitali, custodirli in modo sicuro e
garantire la conformità normativa, in particolare fiscale. Le banche avranno un ruolo chiave nel rendere questi servizi accessibili e regolamentati, offrendo un’alternativa affidabile rispetto alle piattaforme crypto che finora hanno approfittato di un vuoto per conquistare questo mercato nascente.
In particolare, le banche potranno ritagliarsi un ruolo centrale nella:
- Compravendita: possibilità di acquistare, vendere e scambiare criptovalute in un ambiente sicuro e regolamentato;
- Servizio di custodia: conti di custodia per persone fisiche e giuridiche, garantendo sicurezza e conformità normativa;
- Gestione della fiscalità cripto: servizi amministrativi e consulenza fiscale specialistica per assicurare la conformità fiscale;
- Staking protocollare: supporto alla validazione di blockchain Proof of Stake e gestione delle relative ricompense;
- Consulenza d’investimento in materia di cripto-attività: supporto per investitori, con analisi e strategie mirate;
- Gestione di portafogli di investimento cripto: soluzioni di investimento a gestione attiva;
- Finanziamenti garantiti da cripto-attività: erogazione di prestiti garantiti da asset digitali, seguendo modelli già consolidati di finanziamento garantito da strumenti finanziari.
Il mercato delle criptovalute in Italia
Anche in Italia, il settore delle criptovalute in Italia è in forte espansione. Gli ultimi dati dell’OAM, aggiornati a fine 2024, riportano la presenza di oltre 2,3 milioni di investitori italiani attivi sulle piattaforme di exchange, con un patrimonio cripto complessivo pari a 2,6 miliardi di euro.
Tuttavia, considerando l’evoluzione del mercato negli ultimi mesi e la crescente adozione degli asset digitali, si stima che il valore complessivo delle criptovalute detenute da investitori italiani possa oggi aver raggiunto i 3-4 miliardi di euro. E se – come suggeriscono alcuni analisti – le criptovalute dovessero arrivare a rappresentare, nel lungo termine, il 2-3% della ricchezza finanziaria globale, il mercato italiano potrebbe superare i 100 miliardi di euro di patrimonio cripto. Questo implicherebbe una crescita di 30 volte rispetto ai valori attuali.