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FED lascia fermi i tassi, ma prevede due tagli nel 2025

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Tutto come nelle previsioni. Per le seconda volta di fila, in linea con quanto deciso a febbraio, la Federal Riserve ha lasciato fermi i tassi nell’intervallo 4,25%-4,50%. Una decisione che rispecchia le nuove incertezze economiche frutto della nuova amministrazione Trump. Resta tuttavia aperta la porta a ulteriori tagli nel corso del 2025,  da 25 punti base ciascuno, dopo quelli già operati lo scorso anno.

Tassi fermi

Come detto, il Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio di politica monetaria della Fed, ha deciso – con voto 11-1 – di mantenere i tassi d’interesse al 4,25%-4,50%, come previsto dagli analisti. In precedenza, la Fed aveva operato tre tagli consecutivi: lo scorso settembre, la banca centrale Usa aveva comunicato il primo taglio in quattro anni, di 50 punti base. Poi, all’inizio di novembre e a dicembre, sono state decise due ‘sforbiciate’ di 25 punti base ciascuna. I tassi d’interesse erano stati abbassati allo 0-0,25%, nel marzo del 2020, per far fronte agli effetti negativi della pandemia, e poi, dal marzo 2022, era stati progressivamente alzati per 11 volte in 16 mesi, fino a raggiungere il 5,25%-5,50% – il livello più alto dal 2001 – dove erano stati mantenuti per 14 mesi.

Durante la consueta conferenza stampa, successiva al meeting, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha confermato la sua precedente visione, ovvero quella di non avere fretta nel prendere decisioni a causa delle incertezze che aleggiano sull’economia. In questo senso, i potenziali dazi del 2 aprile si profilano come una minaccia.

“Non dobbiamo avere fretta, possiamo permetterci di aspettare per avere maggiore chiarezza” sugli effetti economici delle politiche della nuova amministrazione statunitense, prima di modificare i tassi d’interesse.

Allo stesso tempo, Powell ha dichiarato che la banca centrale sarebbe disposta a mantenere i tassi di interesse elevati se le condizioni lo giustificassero.

“Se l’economia rimane forte e l’inflazione non continua a muoversi in modo sostenibile verso il 2%, possiamo mantenere la politica restrittiva più a lungo”, ha dichiarato. “Se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi inaspettatamente o l’inflazione dovesse scendere più rapidamente del previsto, potremmo allentare la politica di conseguenza”.

Previsioni economiche

Come nelle attese, la Fed ha poi aggiornato le sue previsioni economiche, indicando un‘inflazione più alta e una crescita del PIL statunitense più lenta rispetto alle stime di dicembre. In particolare, l’inflazione PCE per il 2025 è prevista al 2,7%, rispetto al 2,5% stimato a dicembre. Il dato ‘core’ è stato rivisto dal 2,5% al 2,8%.

“Le previsioni sull’inflazione sono state riviste al rialzo e i dazi sono stati un fattore trainante. L’incertezza sui significativi cambiamenti adottati dalla nuova amministrazione e sui loro effetti economici è alta” ha detto il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, in conferenza stampa.

Riviste invece al ribasso le stime di crescita. La previsione del PIL per il 2025 è stata ridotta all’1,7%, rispetto al 2,1% previsto in precedenza. Per il 2026 e il 2027, la crescita è attesa rispettivamente all’1,8% (da 2%) e all’1,8% (da 1,9%). Il tasso di disoccupazione è previsto in aumento dal 4,3% di dicembre al 4,4%.

Treasury

La banca centrale Usa ha inoltre deciso un ulteriore ridimensionamento del suo programma di “quantitative tightening”, iniziato per ridurre l’eccesso di liquidità accumulato durante la pandemia di COVID-19, con il quale sta lentamente riducendo le obbligazioni che detiene in bilancio.

La Fed consentirà ora il ritiro di soli 5 miliardi di dollari di proventi in scadenza dai Treasury ogni mese, rispetto ai precedenti 25 miliardi di dollari. Tuttavia, ha lasciato invariato il tetto di 35 miliardi di dollari per i titoli garantiti da ipoteca, un livello che ha raggiunto raramente dall’inizio del processo.

La decisione di ridurre i rimborsi dei Treasuries è principalmente volta a gestire meglio la liquidità nel sistema finanziario ma anche a  mantenere la stabilità dei mercati finanziari. Un ritmo troppo veloce di riduzione del bilancio potrebbe causare turbolenze nei mercati obbligazionari, quindi rallentare aiuta a evitare shock improvvisi.

Mercati

Una Fed più colomba delle attese non ha smosso il cambio euro/dollaro ma ha dato un po’ di benzina alla Borsa di New York, con gli indici in accelerazione dopo le decisioni della Fed. Il Nasdaq a oltre +2%, il Dow Jones a +1,35% e lo S&P 500 a +1,21%.
Secondo Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro, nei prossimi giorni, gli investitori dovrebbero tenere d’occhio i rendimenti dei Treasury a 10 anni.
“Se i rendimenti dei Treasury continueranno a scendere, potremmo assistere a un ulteriore rally dei titoli a dividendo, delle utility e di altri asset sensibili ai rendimenti. Inoltre, se il settore tecnologico continuerà a rimbalzare – anche se si tratta solo di un rimbalzo a breve termine – potrebbe alimentare un più ampio rimbalzo generale dei titoli statunitensi, visto il calo sproporzionato che abbiamo registrato in questo gruppo”.

Cosa dicono gli analisti

Commentando le decisioni di ieri, Dan Siluk, analista di Janus Henderson, ha spiegato:
“L’ultimo aggiornamento della Federal Reserve è stato una sorpresa, con un tono un po’ meno aggressivo di quanto previsto da Wall Street. In un contesto di inflazione persistente e di crescenti incertezze economiche, la decisione di mantenere gli attuali tassi d’interesse, pur modificando sottilmente il proprio approccio alla detenzione di titoli, segnala una posizione cauta ma flessibile. Il messaggio che trasmette ai mercati è chiaro: nonostante le sfide, la Fed non dispone al momento di dati convincenti per modificare le impostazioni politiche.
Parlando con l’agenzia Reuters, Peter Cardillo, capo economista di Spartan Capital Securities, ha ribadito che fondamentalmente, dal meeting di ieri non sono emerse sorprese
“La Fed si limiterà ad assumere un atteggiamento di attesa fino a quando non si saprà cosa succederà con i dazi…”. Direi che è stato un comunicato equilibrato. Non hanno detto che stiamo andando incontro a qualche problema economico. L’hanno evitato e questo è in un certo senso positivo per le azioni”.