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Poste Italiane: dietrofront sull’opv, nessun collocamento a ottobre

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Dietrofront per il collocamento di Poste italiane. Almeno per il momento, l’offerta pubblica di vendita della seconda tranche del gruppo resta in stand-by. A comunicarlo è la stessa società, in una nota, in cui si legge che il procedimento presso la Consob per l’approvazione del prospetto relativo all’offerta di azioni di Poste Italiane da parte del Mef è stato “temporaneamente interrotto” in attesa di nuove valutazioni su modalità e tempi dell’operazione.

Possibili rinvio a novembre

Secondo quanto riportano alcuni quotidiani, tra cui il Sole 24 Ore, lo il collocamento è solo stato rinviato. E  potrebbe arrivare a metà novembre. Le 11 banche d’affari che sono a lavoro sull’Opv potrebbero rinviare l’operazione dopo il 6 novembre, quando il consiglio di amministrazione del gruppo guidato da Matteo Del Fante approverà i risultati dei primi nove mesi.

Aspettando maggiori indicazioni dal Governo, il titolo continua a correre a piazza Affari. Questa mattina, in avvio di seduta, il titolo segnato +3% sopra i 13 euro, aggiornando il record storico e portando la capitalizzazione attorno a 17,34 miliardi.

Gabriel Debach, market analyst di eToro, spiega a proposito di Poste Italiane:

“Investire su Poste Italiane oggi potrebbe rivelarsi una mossa interessante, ma è essenziale tenere d’occhio sia le opportunità sia i potenziali rischi. Il titolo brilla per il suo rendimento da dividendo, tra i più generosi del mercato italiano, con un dividend yield che promette di superare l’8% nei prossimi anni. Proprio il dividendo, poi, è al centro del piano industriale 2024-2028, all’interno del quale è sancita la priorità di garantire un dividendo minimo di 1 euro per azione, con un payout fissato al 65%. Questa solidità nella distribuzione degli utili rende Poste un’opzione allettante per chi cerca rendimenti stabili e crescenti nel tempo”.

Gli obiettivi del Governo

Il collocamento del 14% di Poste Italiane dovrebbe generare introiti significativi, stimati in oltre 2,3 miliardi di euro, contribuendo al piano di privatizzazione avviato nel 2015. Attualmente la partecipazione statale nel gruppo è così composta: il 35% è in mano a Cassa depositi e prestiti mentre il 29,26% posseduta direttamente tramite il ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Sul mercato, la restante quota pari al 35,74%.

Secondo le indiscrezioni in circolazione negli ultimi giorni, della quota che verrà collocata, il 35% dovrebbe essere riservata ai risparmiatori retail e all’interno di questa soglia una parte verrebbe destinato ai dipendenti di Poste. Il restante 65% potrà essere prenotato dagli investitori istituzionali.

In merito poi alle modalità di acquisto, aspettando notizie ufficiali dal ministero dell’Economia e le banche del consorzio di collocamento, si parla di un pacchetto minino di azioni di 250 azioni, ovvero un pacchetto dimezzato rispetto alla quotazione nel 2015, per contenere la spesa per i risparmiatori.